Truffa aggravata e contraffazione di merci aggravata, le accuse rivolte ai due uomini, un 65enne e il figlio, di 30 anni, domiciliato nel Malcantone e amministratore unico di una società luganese, da cui piazzavano le bottiglie taroccate

LUGANO – Presto alla sbarra i due cittadini italiani che taroccarono ben oltre 200 bottiglie del prestigioso Romanée-Conti. Uno dei vini più cari e ricercati al mondo, prodotto nelle cantine della Borgogna, a Vosne Romanée, di cui una sola bottiglia può essere venduta anche a più 10mila euro.
Cifra che deve aver fatto gola ai due falsari: un 65enne e il figlio, di 30 anni, domiciliato nel Malcantone e amministratore unico di una società luganese che, come ricorda la RSI nel dare notizia dell’imminente processo, padre e figlio utilizzavano proprio per smerciare, ai grossisti locali, il finto Romanée-Conti.
Prima che i numeri di serie facessero nascere sospetti sull’originalità delle bottiglie, incastrandoli, i due falsari, tra il settembre del 2012 e il febbraio del 2013 riuscirono a piazzare ben 267 bottiglie taroccate con un guadagno di oltre un milione di euro.
Qualche giorno fa, il 23 dicembre scorso, il procuratore pubblico Andrea Gianini li ha rinviati a giudizio con la formula del rito abbreviato. Le accuse sono di truffa aggravata e contraffazione di merci aggravata, mentre la proposta di pena è di 5 mila franchi di multa a testa più due anni di carcere sospesi con la condizionale.
Inoltre, aggiunge infine la RSI, gli imputati, entrambe reo-confessi, hanno già raggiunto un accordo di risarcimento con le vittime del raggiro, tra cui la stessa azienda vinicola francese, grazie alla quale, nel dicembre del 2012, scattarono le indagini all’estero.