CRONACA
Santa Chiara: il suicidio, il "j'accuse", il silenzio... Tra ipotesi e indiscrezioni, le parti si tutelano legalmente. E la direzione chiede un incontro al DSS
Nel mirino del necrologio in memoria della dottoressa Jancikova ci sarebbe un medico o forse più di uno. E alcuni collaboratori della Santa Chiara non erano al corrente del contenuto del testo

LOCARNO – Un suicidio. Un silenzioso e solitario addio al mondo. Diventato fragoroso dopo quel singolare necrologio, firmato da medici e collaboratori della Clinica Santa Chiara di Locarno.
Non tutti i medici erano stati informati dei contenuti, e chi non era stato informato non ha gradito di leggere la sua firma su quel testo.

Perché quello che venerdì scorso occupava un’intera pagina della Regione (leggi qui) non era un semplice necrologio. Oltre al cordoglio per la morte della dottoressa Barbora Jancikova, responsabile del reparto di neonatologia della Clinica, c’era infatti un generico ma chiaro j’accuse contro qualcuno che avrebbe in qualche modo e indirettamente indotto la dottoressa a togliersi la vita, o a renderla psicologicamente più fragile: “Il futuro, che altri ti avevano dipinto come plumbeo, ti soffocava. Hai incrociato la strada della cattiveria e della meschinità allo stato più puro, quello che quando colpisce fa davvero male”.

A questa frase è seguita la dichiarazione della dottoressa Daniela Soldati, membro del consiglio d’amministrazione della Clinica, la persona che più conta alla Santa Chiara: il Ticino ha perso la sua migliore neonatologa “per l’agire inconsiderato di determinate persone”.

Nessun nome, nessuna ipotesi. Anche oggi tra i vertici della Clinica le bocche sono cucite. Si sa solo che è stato chiesto un incontro con la direzione del Dipartimento sanità, che dovrebbe svolgersi a giorni.

Dal silenzio trapela però qualche ipotesi: che il “j’accuse” fosse rivolto a un medico. Un medico della Clinica o dell’Ospedale La Carità? Forse il dito non era puntato su una sola persona.

L’unico comunicato ufficiale della Santa Chiara era vago ma chiaro su un punto: “A questa perdita si è giunti inspiegabilmente, e malgrado le rassicurazioni costanti della Clinica riguardo al suo futuro professionale”. Insomma, qualcuno avrebbe dipinto alla dottoressa Jancikova un “futuro plumbeo” dal profilo professionale. Il che non basta ancora (e ci mancherebbe) per ipotizzare una sorta di “istigazione al suicidio”.

Dalle indiscrezioni emerge anche un altro elemento: alla neonatologa era stato proposto da parte dell’Ospedale di Locarno si partecipare a un servizio di picchetto regionale di neonatologia, pur restando dov’era. Ma il progetto era finora rimasto sulla carta. Qualcuno sussurra che la direzione della Clinica non avesse autorizzato la partecipazione della dottoressa a questo servizio.

Intanto, sullo sfondo di questa vicenda che, al di là della tragedia, tocca i rapporti tra i due istituti ospedalieri e tra alcuni medici, ogni parte si sta tutelando dal punto di vista legale. Finora non risultano esserci denunce penali e il Ministero pubblico non ha aperto d’ufficio alcun procedimento.

Non sembrano nemmeno esserci legami, anche se la coincidenza temporale appare strana, con il precedente suicidio di un’infermiera della Clinica (leggi qui), avvenuto due o tre settimane fa, ma non nello stesso reparto, a quanto pare. Insomma, tante ipotesi e poche certezze che rendono il quadro non solo nebuloso ma anche inquietante.

emmebi

 

 

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