CRONACA
Un affare chiamato canicola: ventilatori e condizionatori andati a ruba. "Quindici chiamate al giorno: aumento delle vendite del 200%"
Mentre volge al termine questo luglio torrido, ecco il bilancio di Paolo Imperatori della Nimis: "Da una decina di giorni anche i fornitori non riescono più a portarci nuova merce. Addirittura qualcuno inizia a dire che non ce ne saranno più”
BELLINZONA – Con il caldo che imperversa e, a una decina di giorni dalla sua fine, ha già piazzato luglio come, con tutta probabilità, il mese più caldo mai vissuto in Ticino dall’inizio delle misurazioni, l’unica salvezza a cui molti hanno guardato sono loro: ventilatori e condizionatori. Letteralmente, si può dire senza esagerare, andati a ruba come confermano le parole di Paolo Imperatori della Nimis. “Nel giro di una settimana – racconta – abbiamo finito lo stock. È dal 2003 che non vendiamo così tanto”. Più di dieci anni quindi, come tanto è passato, appunto, dall’ultima estate rovente vissuta in Ticino. Che la vendita di ventilatori e condizionatori sia direttamente legata al tempo è scontato, ma il raffronto soprattutto con un annus horribilis come è stata l’estate 2014 è comunque impressionante. “La vendita è andata molto ma molto bene – commenta Imperatori –, se facciamo il paragone con l’anno scorso, dove abbiamo fatto poco e niente, ora abbiamo svuotato tutti i nostri magazzini e alcuni dei fornitori hanno addirittura finito le loro scorte. Possiamo dire che siamo a un aumento delle vendite di oltre il 200% rispetto al 2014”.Anche se per Nimis non si tratta di articoli di vendita primaria (“Abbiamo uno stoccaggio, ma non in misura esagerata. Per noi è più un servizio al cliente”, spiega Imperatori), siano ventilatori o condizionatori, tutto è andato a ruba. “Da una decina di giorni anche i fornitori non riescono più a portarci nuova merce. Addirittura qualcuno inizia a dire che non ce ne saranno più”. La produzione, infatti, non è istantanea: “E se dalla casa madre occorrono due o tre settimane per produrre e far arrivare a noi nuovi pezzi, poi è troppo tardi”.Se c’è una speranza, quindi, questa è nei grandi magazzini. Ma anche qui le cose non sembrano andare meglio. “Riceviamo almeno una quindicina di chiamate al giorno da parte di persone che non sono nostri clienti che chiedono se abbiamo ancora qualche apparecchio in negozio. Fanno il giro di telefonate per vedere se e dove possono ancora trovare qualcosa”.
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