CRONACA
Banche, le nubi nere restano... Gli affari stagnano o peggiorano. E cala l'occupazione
I dati dell'ultima analisi congiunturale del KOF di Zurigo: "I rapporti con clientela estera permangono delicati: metà degli istituti rilevano un calo di domanda di prestazioni"

LUGANO - Anche nel secondo trimestre dell’anno il settore bancario ticinese ha perso velocità. Secondo il 79% dei banchieri interpellati – risulta dell’indagine del KOF, il centro di ricerche congiunturali del Politecnico di Zurigo - l’andamento degli affari è rimasto inalterato rispetto al trimestre precedente (il 21% ravvisa un miglioramento, nessuno lamenta un peggioramento). 

Inoltre, sono diminuiti i volumi delle transazioni su titoli e i volumi dei capitali gestiti, al cospetto di un
aumento dei volumi dei crediti accordati.

I ricavi d’esercizio sono in calo – sempre secondo l’indagine - a detta del 38% degli operatori, in aumento per il 33% e stabili per il 29% (quote che lo scorso periodo erano rispettivamente del 4%, 63% e 33%). Parallelamente, le spese d’esercizio sono in lieve flessione, e l’occupazione in calo nel 31%delle strutture sondate (stabile nel 61% dei casi e in aumento nell’8%). In tale contesto, la situazione reddituale degli istituti è rimasta inalterata rispetto al trimestre precedente, e la situazione degli affari di luglio è giudicata buona dal 26% degli interpellati, né buona né cattiva dal 72% e cattiva dal 2%.

I rapporti con clientela estera permangono delicati. Prova ne è che il 52% degli interpellati ravvisa un nuovo calo trimestrale della domanda di prestazioni proveniente da questa importante tipologia di clientela, a fronte del 43% che non ravvisa variazioni e del 5% che ne percepisce un aumento (tali quote sono simili a quelle del primo periodo dell’anno).
Sul fronte della clientela nazionale, la domanda di prestazioni dei privati è aumentata nel 46% degli istituti intervistati, è rimasta invariata nel 54%. Per contro, il 34% degli istituti lamenta una flessione della domanda di prestazioni proveniente dalla clientela aziendale, a dispetto dell’aumento osservato nel 33% dei casi e della stabilità ravvisata nel restante 33%. 

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