I due autori del ‘raid’ ai danni di alcuni locali pubblici del Luganese e dei loro avventori hanno ammesso i fatti, ma sostengono una versione diversa: non una imboscata, ma un incontro degenerato in violenza. Le parti si conoscevano

LUGANO – È dagli indizi che i due avevano lasciato sul posto, che gli inquirenti hanno individuato nella coppia di sparatori di soft air gli autori della rapina avvenuta qualche giorno prima, negli ultimi di luglio, a Purasca. Lo rivela il CdT.
Vicino alla scena della violenta aggressione ai danni del 64enne (l’uomo era stato preso a bastonate, minacciato e poi picchiato a pugni e calci riportando contusioni, ferite al cranio e due costole rotte), a cui era stato sottratto un Rolex del valore di parecchie migliaia di franchi, la Scientifica aveva infatti trovato alcuni frammenti di casco e un’arma softair abbandonata nella boscaglia.
Qualche giorno più avanti, al momento dell’arresto della coppia (51 anni lui e 27 anni lei, entrambi svizzeri domiciliati in Malcantone) il 7 agosto scorso per il ‘raid’ compiuto contro alcuni avventori ed esercizi pubblici del Luganese a colpi di pistola ad aria, per gli inquirenti e la procuratrice pubblica Chiara Borelli è scattato il collegamento e su i due si sono concentrati i sospetti per quanto avvenuto a Purasca.
Alcuni giorni dopo, come detto, la coppia si era resa colpevole del raid con le pistole ad aria compressa (colpendo tra l’altro alcuni passanti) e di atti vandalici in Malcantone. A quel punto per gli inquirenti – e per la procuratrice pubblica Chiara Borelli – i due sono immediatamente diventati i «sospettati numero uno» anche dell’aggressione di Purasca.
Alla coppia, che dalla struttura psichiatrica in cui si trovava è ora di nuovo spostata alla Farera, sono stati comminati due mesi di detenzione preventiva.
I due, patrocinati dagli avvocati Roy Bay di Lugano e Deborah Gobbi di Muralto, hanno ammesso i fatti, ma contestano la tesi degli inquirenti.
L’ipotesi delle autorità è che l’aggressione fosse il frutto di una imboscata notturna: incontrato l’uomo in un bar del Malcantone, e notato il Rolex, lo avrebbero poi seguito per derubarlo.
I due indagati, riporta sempre il CdT, sostengono invece che l’aggressione non è stata premeditata e non avevano intenzione di fare del male all’uomo. Vittima e coppia si conoscevano, hanno sostenuto, e avevano divergenze di lungo corso. Quella sera lo hanno avvicinato con l’intenzione di risolvere le cose, ma la situazione è presto degenerata.
. Tesi non condivisa dagli arrestati. A loro dire si trattò infatti di un’aggressione a cui ha fatto seguito il furto dell’orologio. Le parti in pratica si conoscevano e avevano dei conti in sospeso. Quella sera, nell’intenzione dei due arrestati, avrebbero dovuto incrociare la strada del 64.enne così da arrivare a una risoluzione di divergenze che si trascinavano da tempo.