L’ex hockeysta ucraino, legato al Ticino da oltre un ventennio prima come giocatore e poi come allenatore, si è visto negare il rinnovo del permesso di soggiorno. L’ultima parola spetterà al Governo

BELLINZONA – Petr Malkov, ex campione dell’Ambrì, potrebbe esser costretto a lasciare la Svizzera. La notizia è stata data da LaRegione e, a stretto giro di posta, è già arrivata una precisazione da parte del Dipartimento delle Istituzioni.
Malkov è da oltre un ventennio legato al Ticino: prima, con l’approdo agli inizi degli anni ’90 in Leventina, come giocatore dell’HCAP e poi come assistente allenatore; ora, dopo una parentesi all’estero, come direttore tecnico del vivaio ambrìpiottese. Nomina ricevuta il primo giugno 2014 e che prevedeva un impiego a tempo pieno. Impiego che è però venuto meno a maggio. L’ex campione si è quindi rivolto alla Disoccupazione fino alla proposta arrivata dall’HC Verzasca di allenare la Prima squadra di 3ª Lega e di essere il responsabile tecnico del settore allievi. Assunzione che è però solo al 50%.
Secondo quanto riportato dal quotidiano bellinzonese, il cambio di datore di lavoro e la riduzioen della percentuale sarebbero inaccettabili per l’Ufficio della migrazione ai fini di un rinnovo del permesso di dimora con la conseguente interruzione del permesso di lavoro e l’obbligo di cessare immediatamente l’attività sportiva in Verzasca.
Informazioni incomplete però, sottolinea il Dipartimento delle istituzioni. Il mancato rinnovo, si spiega in una nota odierna, è dettato dalla prassi in uso e le direttive federali.
Malkov, “dopo aver lasciato il nostro Paese nel 2008 perdendo i diritti acquisiti in ambito di soggiorno, è nuovamente rientrato in Svizzera nel 2014 ottenendo un permesso di lavoro e di dimora finalizzato a un progetto sportivo dell’hockey su ghiaccio”, spiega il DI. “La procedura di rilascio per un nuovo permesso è quindi ripartita da capo. Tale concessione è stata preavvisata favorevolmente dall’Ufficio della migrazione sentita la Commissione consultiva del mercato del lavoro. E infine, come avviene di prassi con i cittadini di Stati terzi, la decisione è stata presa dalla Segreteria di Stato per la migrazione alla quale spetta la competenza decisionale in materia”.
Come detto, il progetto lavorativo è però venuto a cadere e, aggiunge la nota, “con esso i presupposti definiti dall’Autorità federale per il mantenimento del permesso. Infatti, la Segreteria di Stato per la migrazione non rilascia permessi di lavoro a favore di cittadini di Stati terzi quali allenatori professionisti se la società (datore di lavoro) non milita in una lega superiore (serie A oppure serie B). Di conseguenza, l’Ufficio della migrazione, sentito il parere negativo della Commissione consultiva del mercato del lavoro, ha quindi solo potuto confermare il mancato rinnovo del permesso. La decisione è stata ora impugnata davanti al Consiglio di Stato”.