CRONACA
Costi dei programmi. Pedrazzini duro: "Critiche ideologiche o con interessi commerciali per colpire la RSI"
Il presidente della CORSI difende l'azienda e va al contrattacco: "Si punta il dito su programmi come Falò, Patti chiari, o che sollevano problemi e discussioni. Il sospetto è che non si voglia il giornalismo d’inchiesta"
COMANO - "Critiche ideologiche e con interessi commerciali per colpire la RSI". Luigi Pedrazzini ribatte a muso dure alle polemiche scatenatesi dopo la pubblicazione dei costi dei programmi della radiotelevisione pubblica. Il presidente della CORSI, intervistato dal Caffé, difende l'azienda e va al contrattacco. Pedrazzini parte da un un dato messo in evidenza dal domenicale, ovvero un raffronto tra programmi simili delle varie emittenti regionali della SSR. Trasmissioni che hanno costi sostanzialmente analoghi. "Ma certo - esclama il presidente della cooperativa che gestisce la RSI - e non è altro che un’applicazione di un principio generale Ssr, che è quello di offrire programmi equivalenti per qualità che, logicamente, non possono che avere costi di realizzazione simili. Anche se la mia sensazione è che certi programmi siano nel mirino per altri motivi".Cioè? "Si punta il dito - risponde Pedrazzini - su programmi come Falò, Patti chiari, o che sollevano problemi e discussioni come spetta al giornalismo d’inchiesta. Ed è un tipo di giornalismo che indubbiamente costa. Poi, come in tutte le produzioni si può sempre limare qualcosa, ma il sospetto è che non si voglia il giornalismo d’inchiesta".Quindi, l'affondo: "Le critiche è giusto che ci siano, ci mancherebbe altro, ma è facilmente riconoscibile che molte di queste seguono criteri ideologici o interessi commerciali. Tutto viene enfatizzato negativamente per colpire la Ssr, la Rsi".Infine Pedrazzini torna anche sul caso licenziamenti che negli scorsi mesi ha infiammato l'aria intorno a Comano: "Dopo anni di accuse ad una Rsi con un numero esagerato di dipendenti, mi sono sembrate un po’ ‘schizofreniche’... È strano che gli ambienti che denunciavano in continuazione che erano in troppi a Comano, siano gli stessi che hanno cavalcato la bufera dei licenziamenti".
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