Dopo il nostro articolo ci scrive una lettrice che ci racconta la sua testimonianza: "L'unica cosa certa è che due bambini in un attimo sono rimasti "orfani". E la mia rabbia diventa impotenza. E al buio quella impotenza ritorna ad essere paura”

Un problema con svariate sfumature e scandito da sentimenti tremendi: la paura, l’ansia, la solitudine.
Di seguito pubblichiamo per esteso la lettera che ci ha inviato la nostra lettrice. Lo facciamo, in accordo con lei, in forma anonima.
“Articolo molto interessante il suo sul ultimo femminicidio....ma oltre al dolore che ognuno di noi prova pur non conoscendo la vittima, c’è tanta rabbia, quella rabbia e quella frustrazione di chi come me per anni ha subito violenza psicologica e fisica.
Di chi come me è arrivata alla fine a denunciare, ma per questioni finanziarie alla fine ha dovuto ritirare la denuncia. Di chi come me davanti al grande procuratore ha cercato in tutti i modi di far capire che bisogna obbligare le persone che usano violenza - donne o uomini che siano - a farsi aiutare....
Perché chi subisce violenza ha bisogno di aiuto ma chi la fa ancora di più. E non si fa abbastanza: tanto parlare, tanto clamore ma poi tutto si dimentica fino alla prossima vittima.
E poi purtroppo le vittime per vergogna, per paura, per indifferenza e a volte per consigli sbagliati... non parlano.
Morale finale: la legge è uguale per tutti, la giustizia no. E l'unica cosa certa è che due bambini in un attimo sono rimasti “orfani". E la mia rabbia diventa impotenza. E al buio quella impotenza ritorna ad essere paura”.