CRONACA
Il Partito Comunista: "Nazionalizzare l’AGIE per salvare l’occupazione in Ticino"
Il PC torna alla carica: "Lo Stato non può voltarsi dall’altra parte: Comune, Cantone e Confederazione devono far valere l’interesse nazionale e rilevare il sito produttivo di Losone"
©Ti-Press/Samuel Golay

LOSONE – I vertici aziendali della AGIE-Charmilles hanno licenziato 14 lavoratori, fra cui residenti in età non più giovane e con figli a carico. I posti di lavoro precari occupati da interinali, invece quelli rimangono al fine di diminuire ulteriormente i salari e peggiorare le condizioni di lavoro per tutti i dipendenti del sito industriale. Già 10 anni fa si era vissuta una situazione simile e il Partito Comunista, "oltre a un’azione di solidarietà alle maestranze – si legge in una nota stampa – aveva avanzato una chiara rivendicazione: quella della nazionalizzazione, in quanto si trattava di un’azienda di valenza strategica per la collettività".

"Nel gennaio 2009 - continua il comunicato – AGIE-Charmilles licenziava 44 dipendenti nonostante le rassicurazioni iniziali ai sindacati. Nel settembre 2009 un’altra doccia fredda con 74 persone lasciate a casa e senza alcuna trattativa con le organizzazioni sindacali. Nel consiglio comunale di Losone, il 12 settembre 2009, il Partito Comunista aveva quindi depositato una interpellanza al Municipio in cui si leggeva che “se il drastico calo dell’utile che ha investito AGIE-Charmilles può essere riconducibile al calo delle vendite causate dall’esplosione dei problemi strutturali dell’economia mondiale, non si può certo negare che AGIE-Charmilles avviò una politica aziendale volta al fallimento già nei primi anni ’90, quando venivano presentati piani che sforavano le capacità produttive dell’impresa stessa”, da qui le necessità di rilevarne le attività produttive".

Dieci anni dopo "siamo ancora qui: un’azienda fondamentale per il tessuto economico del nostro territorio e fra i leader mondiali nel suo settore è nelle mani di un management che sta facendo pagare ai lavoratori, e di rimando alla società, i propri errori".

Per il Partito Comunista "non c’è dubbio che il core business dell’azienda la qualifichi non solo quale industria ad alto valore aggiunto, ma soprattutto la rende strategica per l’economia svizzera! Lo Stato quindi non può voltarsi dall’altra parte: Comune, Cantone e Confederazione devono far valere l’interesse nazionale e rilevare il sito produttivo di Losone! Così come nel 2006 l’allora Consigliere Nazionale vodese Josef Zysiadis lo aveva suggerito nel contesto della vertenza che vedeva opposti gli operai alla Swissmetal di Reconveiller. La proposta rifiutata nel 2009 torna insomma d’attualità se non vogliamo che nel nome della libertà di commercio si butti sul lastrico la popolazione e si impoverisca l’economia cantonale oltre quello che già è! In tal senso anticipiamo che prossimamente interverremo in Gran Consiglio con degli atti parlamentari al riguardo".

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