CRONACA
I giornalisti ticinesi: “Nel silenzio della politica stiamo regalando a colossi stranieri l’insieme del nostro mercato pubblicitario”
L'ATG dopo gli annunciati tagli alla SSR: “Figuriamoci quanto ne possano risentire gli altri attori mediatici svizzeri, più piccoli e fragile”

LUGANO - Il comitato dell’Associazione dei giornalisti della Svizzera italiana (ATG) ha preso posizione sugli annunciati tagli alla SSR.

“Si conferma – si legge in una nota stampa - quanto già denunciato dall’ultima edizione dello studio sulla qualità dei media svizzeri, condotto annualmente dall’università di Zurigo. Gli introiti pubblicitari veicolati dalla stampa – scritta o elettronica che sia – finiscono in proporzioni sempre più ampie nelle casse di Facebook, Google o di altri colossi della rete. Una dinamica che colpisce anche la Società Svizzera di Radiotelevisione, come comunicato oggi dalla sua direzione generale.

L’Associazione ticinese dei giornalisti – che più volte nel recente passato ha voluto mettere l’accento proprio su questa pericolosa dinamica – è preoccupata per quanto sta capitando in casa SSR, che ha annunciato oggi la necessità di attuare risparmi pari a 50 milioni nel corso del 2020 - di cui 8 a carico della RSI - proprio a causa del calo degli introiti pubblicitari.

L’ATG invita pertanto la direzione della SSR – e con essa anche quella della RSI – a tenere in massima considerazione il valore del proprio personale, per limitare il più possibile il ricorso ai licenziamenti annunciati, anche perché ci sarà sempre e comunque bisogno di personale giornalistico e tecnico per continuare ad affrontare – si spera con successo – la cosiddetta “rivoluzione digitale”, fenomeno con cui sono confrontati ormai tutti i media.

Più in generale quanto annunciato oggi dalla SSR dovrebbe far capire che nel nostro Paese è in corso una sorta di “sottrazione silenziosa” degli introiti pubblicitari, che finiscono sempre più spesso all’estero, a rimpinguare i già floridi conti dei colossi della Rete.

Se di questo soffre anche la SSR, figuriamoci quanto ne possano risentire gli altri attori mediatici svizzeri, più piccoli e fragili. Per questo motivo l’ATG ritiene più che mai urgente che anche il mondo politico si renda conto di questa situazione. La stampa scritta e i siti di informazione online hanno bisogno di essere sostenuti. Di recente il Consiglio federale ha varato proprio delle misure in questo senso, seppur di portata non ancora soddisfacente.

Altri atti parlamentari in materia sono al vaglio della Camere federali. Questo per quanto riguarda gli attori privati del settore.

Alla SSR andrebbe concesso perlomeno un periodo di tregua proprio per poter attuare le riforme promesse e annunciate, dopo l’ampio sostegno popolare ricevuto dall’azienda in occasione della votazione che ha portato alla sconfitta dell’iniziativa No Billag.

A nulla vale continuare ad attaccarla, facendo leva su argomenti a volte poco fondati, quando si sa che l’azienda deve già difendersi dalle insidie dei grandi colossi di internet. I dati resi noti oggi ne sono l’amara conferma. In gioco non c’è soltanto la SSR, ma l’insieme del settore mediatico svizzero.

Eh sì, perché nel silenzio quasi totale della politica stiamo regalando a colossi stranieri l’insieme del nostro mercato pubblicitario. Un’evoluzione molto poco svizzera!”

 

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