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Cronaca
01.08.2020 - 20:020

Il discorso di Marco Borradori: "Il Coronavirus ci ha dimostrato che siamo una grande Nazione"

Il sindaco di Lugano: "Mai stato così orgoglioso di rappresentare questa città. La priorità è valorizzare lo spazio pubblico"

*Discorso di Marco Borradori in occasione dei festeggiamenti della Festa Nazionale

Quando, nelle scorse settimane, con i colleghi di Municipio abbiamo dovuto decidere come ripensare i festeggiamenti del Natale della Patria, tenendo conto delle disposizioni di sicurezza dovute al coronavirus, non vi nascondo che mi ha molto rattristato dover prendere la decisione di annullare o ridimensionare alcuni eventi che contraddistinguono le celebrazioni della Festa Nazionale a Lugano. Il Primo Agosto rappresenta infatti, da sempre, una delle giornate più gioiose e felici dell’anno per la nostra città. Le strade e le piazze si riempiono di persone che hanno voglia di stare insieme; ci si riunisce per eventi, cortei e, la sera, ci si ritrova in riva al lago con lo sguardo al cielo per ammirare i – sempre magici – fuochi d’artificio. Il Primo Agosto è sempre stata una giornata di grande felicità già da bambino, quando potevo stare sveglio fino a tardi e, con le tradizionali lanterne rosse e bianche, giocavo con gli amici.

Questo particolare 2020 ci ha tolto anche la possibilità di festeggiare la Svizzera come siamo abituati a farlo. Eppure, proprio pensando agli eventi che abbiamo dovuto ridimensionare o annullare, il mio pensiero è andato a una tradizione che, nella nostra città – e in tutto il Paese – abbiamo perso. Ma non a causa del coronavirus. Un’usanza che si è dissolta negli anni e nella storia. Si tratta del primo evento istituito dal Consiglio federale per festeggiare la Patria nel 1899, il primo anno nel quale ebbero luogo i festeggiamenti. Mi riferisco al rito di far suonare a festa, la sera, tutte le campane delle chiese di tutte le confessioni - dalle cattedrali al più piccolo oratorio - in tutti i cantoni, le città e i comuni della Svizzera. Una tradizione che, nella sua semplicità, riusciva a unire le comunità dei quattro angoli del Paese.

Come avete potuto sentire poco fa, oggi, 1°agosto 2020, a Lugano e nel Cantone abbiamo fatto rivivere questa antica tradizione. Grazie alla straordinaria disponibilità della Curia di Lugano – che ringrazio di cuore –, le chiese di Barbengo, Besso, Brè-Aldesago, Breganzona, Cadro, Carabbia, Carona, Castagnola-Cassarate-Ruvigliana, Centro, Cureggia, Davesco-Soragno, Gandria, Loreto, Molino Nuovo, Pambio-Noranco, Pazzallo, Pregassona, Sonvico, Val Colla, Viganello e Villa 2 Luganese, poco fa hanno suonato a festa. Unendo simbolicamente i villaggi e le comunità di tutti i 21 quartieri che compongono la nostra grande Lugano. Davvero emozionante. In questo nostro Primo Agosto 2020, in questo nostro “sabato del villaggio” – la campana o, meglio, “la squilla”, per dirla con Leopardi, è tornata ad annunciare la festa. 

Le campane hanno ancora oggi, a mio modo di vedere, una forte connotazione evocativa, non solo in quanto simbolo di pace (proprio della nostra cultura cattolica), ma anche come segno culturale per comunicare la gioia, il dolore e, storicamente, pure il pericolo. Le campane hanno, in questo senso, una grande rilevanza anche per la storia di questa città. A Lugano, il Primo Agosto, oltre a festeggiare il patto d’indipendenza stretto tra i cantoni primitivi nel 1291, celebriamo infatti anche i moti che ebbero luogo nel 1798 proprio qui, tra questa Piazza e l’incrocio di via Magatti e via Canova. Quando, alle 5 del mattino del 15 febbraio 1798, i Cisalpini approdarono alla foce del Cassarate e dalla porta di San Rocco fecero irruzione in città, ciò che permise ai Luganesi di non farsi sopraffare furono proprio le campane. Le campane suonate a stormo risvegliarono i cittadini che, con il Corpo volontari luganesi in prima linea, obbligarono i Cisalpini, giunti in città con l’intento di annettere il Luganese alla Repubblica Cisalpina, a deporre le armi.

Questi fatti, durante i quali venne dichiarata la fine del regime di sudditanza, innescarono un movimento libertario che contagiò l’intero Paese. Il movimento che permise al Ticino di liberarsi dalla signoria dei balivi e raggiungere così l'indipendenza e la parità con tutti gli altri Cantoni svizzeri partì dunque proprio da qui, da questa piazza, al suono delle campane. Campane che per noi Luganesi rappresentano da allora un’importante icona di libertà. “Non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te”. È con questo assunto che termina la celebre poesia di John Donne, che ci ha insegnato che “nessun uomo è un’isola”. Ognuno di noi è parte di un tutto. Questa poesia mi è tornata alla mente proprio nelle settimane più difficili della crisi sanitaria quando, purtroppo, le campane hanno suonato a lutto anche nei quartieri di Lugano.

La fase più acuta della crisi che abbiamo vissuto ci ha mostrato la forza dell’essere umano di fronte alle difficoltà e, in particolare, lo straordinario valore della solidarietà nelle comunità dei nostri quartieri. La solidarietà tra giovani e anziani, tra cittadini comuni e addetti alla gestione della crisi, la solidarietà tra chi ha più mezzi e chi ne ha meno. I mesi più difficili della crisi ci hanno dato l’occasione di prendere coscienza di quanto la volontà di stare insieme - che rappresenta un tratto essenziale delle origini del nostro Paese, che oggi celebriamo - sia importante per tutti noi.

Sebbene siamo il Comune più popoloso del Cantone, sebbene Lugano sia la seconda tra le grandi città svizzere per estensione territoriale, nel nostro grande comune la solidarietà e la vita di comunità sono emerse con forza. Permettetemi di dirlo, anche con una certa emozione: forse mai come in questo periodo sono stato orgoglioso di rappresentare, da Sindaco, questa città. Una comunità capace di altruismo, di generosità, di rispetto per le disposizioni date dalle istituzioni, attenta ai più deboli, ai più bisognosi. Una Città che si è riscoperta villaggio. Un grande villaggio in grado di tenere insieme le 21 anime dei suoi quartieri, con le loro necessità e peculiarità. Anche la Svizzera riesce a tenere insieme 26 cantoni con le loro diverse condizioni culturali, linguisitiche, politiche, economiche. Il primo agosto è l’occasione per riflettere su cosa tiene unito il Paese, i suoi cantoni, i suoi comuni, i suoi villaggi. Credo che questa crisi sanitaria ci abbia mostrato in modo inequivocabile che il nostro è un grande Paese perché, negli anni, è stato capace di salvaguardare lo stato sociale, elemento fondamentale per garantire la coesione del popolo svizzero. A differenza di altri grandi Paesi a noi vicini, il nostro ha dimostrato di avere uno Stato capace di far fronte ai bisogni dei suoi cittadini anche in momenti molto difficili. La Svizzera 

ancora una volta ha dimostrato di essere uno stato che funziona. Il patto tra Istituzioni e cittadini, anche in questo momento delicato, è stato rispettato. Per stare insieme, oltre alla volontà e alle regole, serve anche un luogo. Uno spazio. Lo spazio pubblico, ha assunto per molti di noi nuovi significati nei mesi nei quali siamo stati chiusi nelle nostre case e non abbiamo potuto fruirlo. Valorizzare lo spazio pubblico, anche in questa città e nei suoi quartieri, è oggi più che mai una priorità che questo Municipio sta affrontando. 

Passano attraverso lo spazio pubblico anche alcune delle misure che la Città di Lugano ha messo in campo per sostenere i commerci e agevolare la vita dei cittadini in questo momento particolare. Penso, ad esempio, alle concessioni del suolo pubblico o allo sviluppo di nuove soluzioni per l’accesso dei cittadini agli spazi verdi e al lago. Oltre allo spazio fisico, la Città di Lugano è in prima linea nello sviluppare anche quello digitale. Seconda per estensione territoriale tra le grandi città del paese, Lugano grazie alla digitalizzazione (che sta trasformando anche l’intera amministrazione comunale) ci permette di erogare servizi con maggiore efficacia ed efficienza ai cittadini e di esser loro più vicini. Grazie alla digitalizzazione riduciamo insomma le distanze tra Palazzo Civico e i quartieri più discosti. Il fatto che durante la crisi la “macchina comunale” abbia potuto continuare ad operare senza intoppi lo dobbiamo agli importanti investimenti nella digitalizzazione. Il fatto che in questo momento sto parlando a voi, che mi state ascoltando da Piazza della Riforma, e contemporaneamente riesco a parlare anche ai cittadini che ci stanno seguendo sulla piazza digitale della piattaforma web della Città, o su quelle dei social media Twitter e YouTube, è significativo di come, oggi, il suono delle campane possa risuonare lontano, in tutto il “villaggio globale” che tutti noi abitiamo – per dirla con il sociologo Marshall McLuhan.

Anche questo lo dobbiamo alla digitalizzazione. Lugano è impegnata a valorizzare e creare nuovi spazi di qualità, sì digitali, ma soprattutto fisici. Spazi nei quali far incontrare gli abitanti dei suoi quartieri. Luoghi nei quali incontrarsi e confrontarsi, nei quali stare insieme, vivere e condividere. Spazi nei quali discutere. Nei quali far sentire e al contempo ascoltare le diverse campane, nei quali confrontare e far nascere nuove idee. Con la discussione sosteniamo l’elemento più importante che fa grande il nostro Paese: la democrazia. La democrazia diretta in particolare, si fonda proprio su questo. Sul saper discutere, sul confrontarsi. Discutere è la base per trovare soluzioni per far coabitare diversità politiche, culturali, sociali ed economiche. Discutere talvolta significa anche far sentire forte la propria campana quando qualcuno non vuole sentirla. Anche durante le fasi più difficili della crisi sanitaria, Lugano ha fatto sentire la sua voce al Cantone quando abbiamo ritenuto necessario farlo, e anche il Ticino è stato capace di far sentire la sua voce a Berna quando, oltre Gottardo, la situazione che stavamo vivendo qui ci sembrava non fosse chiara alla Confederazione, e le misure prese non sufficienti. La democrazia è anche questo. Discutere e confrontarsi significa anche saper essere in disaccordo, anche criticare. Anche in questo, quando ci impegniamo, noi luganesi, siamo “abbastanza” bravi. A quanto pare infatti, questa nostra caratteristica, non è poi così nuova. Ce lo dimostra un articoletto pubblicato sul Corriere del Ticino il 2 agosto 1899. Il giorno seguente insomma, alla prima grande “scampanata generale” promossa dal Consiglio Federale. Il pezzo, dal titolo “Silenzio eloquente”, e dai toni sarcastici, critivava il Municipio di Lugano, che – a dire del giornale – si dimenticò di far suonare le campane della chiesa dell’ospedale di proprietà del Comune, la sera prima. 

Oltre a farci sorridere, questo articoletto ci ricorda che le beghe di paese, proprie anche della vita contemporanea di Lugano, sono sempre esistite. Oggi è tuttavia importante che il dibattito, il confronto sui piccoli e grandi progetti che vogliono far evolvere, e al contempo unire la nostra Città, siano costruttivi e di spessore. Il dibattito fondato sulla qualità delle idee, sulla competenza, sulla passione civica e sulla vicinanza al proprio territorio, è l’elemento cardine della nostra democrazia; che è forse la più grande ricchezza del nostro piccolo, ma grande, Paese. Questa sera mi piace pensare alla Svizzera come a una meravigliosa melodia prodotta dalle campane di diversi villaggi che hanno iniziato a suonare insieme 121 anni fa. Il suono della libertà, prodotto dal prodigioso spartito della democrazia – che il nostro Paese ha iniziato a suonare con la Costituzione Federale del 1848, ma che non sarebbe mai potuto essere composto senza l’indipendenza, sancita sul praticello del Grütli, che oggi festeggiamo. E ora, a proposito di melodie, anche se qualcuno - come me - è stonato come una campana, è giunto il momento di alzarci in piedi e di cantare, tutti insieme, il nostro inno nazionale. Viva Lugano. Viva il Ticino. Viva la Svizzera. 

*Sindaco di Lugano

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