CRONACA
Extinction Rebellion approda a Lugano, oggi la manifestazione a Piazza Cioccaro
Il gruppo "che utilizza la disobbedienza civile per riuscire a produrre, il più velocemente possibile, un cambiamento radicale" manifesta nonostante la pioggia prevista

LUGANO – Nonostante il maltempo, sono decisi a scendere in piazza. Occuperanno Piazza Cioccaro dalle 14 alle 16.30, così come in altre città della Svizzera. Si attendono una sessantina di persone. Loro sono gli  Extinction Rebellion Ticino, che si presentano alla popolazione ballando ed attirando l’attenzione sulla catastrofe climatica, ambientale e sociale.

È un movimento sociopolitico internazionale che utilizza la disobbedienza civile per riuscire a produrre, il più velocemente possibile, un cambiamento radicale e vuole ridurre al minimo il rischio d’estinzione del genere umano e del collasso ecologico. Nato nel 2018 in Inghilterra, è presente in 65 paesi e in Svizzera conta gruppi a Basilea, Berna, Bienne, Friborgo, Ginevra, nel Jura, a Losanna, Lucerna, Neuchâtel, in Riviera, a Soletta, San Gallo, in Ticino, a Yverdon, nel Vallese, a Zugo e Zurigo. Vi fanno parte persone di età diverse.

Il gruppo ha dieci principi base, che vanno dalla mobilitazione del 3,5% della popolazione mondiale all’accoglienza di tutti.

La manifestazione di oggi si snoderà secondo due slogan, #NoGoingBack – nessun ritorno alla (a)normalità – e #ActNow – agire ora – : “lo scopo è invitare popolazione ad ascoltare gli scienziati, i quali affermano che i cambiamenti climatici stanno colpendo più duramente ed in anticipo rispetto a quanto si era previsto anche solo un decennio fa, ed avvertono: siamo di fronte al rischio reale di oltrepassare il punto di non ritorno”, si legge in una nota inviata in redazione.

Extinction Rebellion “chiede alla politica di agire immediatamente per arrestare la crisi climatica ed ecologica e chiede anche ai media di iniziare ad informare correttamente sulla situazione in cui ci troviamo.  In tutto il mondo, sempre più persone chiedono un’inversione di rotta verso un sistema che non distrugga le fondamenta stesse della vita sulla terra. Durante la recente crisi del coronavirus, si è visto che un’azione decisa può portare a dei cambiamenti drastici in tempi brevi e che la gente è pronta a sostenere queste misure, a condizione che sia adeguatamente informata sulla gravità della situazione. Il 2020 èl’anno decisivo per prendere finalmente decisioni essenziali per la nostra sopravvivenza e per contenere la catastrofe climatica ed il collasso degli ecosistemi”.

La campagna #NoGoingBack è stata lanciata a livello mondiale poiché gli Accordi di Parigi non vengono rispettati e “i governi di tutto il mondo stanno aiutando finanziariamente imprese e progetti che aggravano ancor di più la già catastrofica situazione e spingono verso un ritorno al “business as usual””, Svizzera compresa.  

 Nelle ultime settimane gli attivisti hanno sottolineato l’urgenza, ben avvertita dalla comunità scientifica, e la necessità di trasformare la società attraverso campagne pubblicitarie, azioni silenziose in diverse stazioni ferroviarie svizzere, il blocco pacifico di un ponte a Zurigo, un’azione creativa e visionaria al Palazzo Federale a Berna ed il 29 agosto un’azione festosa a Lugano”, prosegue la nota. Lo scopo è occupare piazza Cioccaro a Lugano, trasformandola in una discoteca a cielo aperto, ballando ma anche lasciando momenti di silenzio dove diverse persone hanno tenuto discorsi riguardanti la crisi sociale e climatica.

Questa prima azione XR in Ticino si intitola “Dance like the world is ending”, e vuole essere nel segno della non violenza.

Le richieste del gruppo sono che il Governo dica la verità sulle condizioni climatiche, agisca subito e crei “assemblee di cittadini a livello locale, cantonale, nazionale ed internazionale, basate su forme più solide di democrazia partecipativa, devono venir create per capire come i due obiettivi qui sopra potranno essere realizzati nei loro particolari contesti, dando priorità ai bisogni delle persone e delle specie più colpite dalla crisi ecologica e per assicurare che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sia rispettata”.

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