Cronaca
06.04.2021 - 11:290
Aggiornamento : 08.04.2021 - 10:31

Non si vince così!

La grave intimidazione alla bancarella dell'MPS e il silenzio dei partiti e delle istituzioni luganesi

di Andrea Leoni

Sono favorevole al nuovo Polo sportivo di Lugano - e continuerò ad esserlo - ma confesso che se fossi un cittadino luganese, andrei di corsa a firmare il referendum dopo l’intimidazione fascistoide subita dalle rappresentanti dell’MPS, sabato alla bancarella in via Pessina.

Lo farei come atto di testimonianza civile a difesa di un bene superiore a qualsiasi progetto: la democrazia diretta, scolpita nella nostra Costituzione. Non può e non deve esserci alcuna incertezza nel condannare e rigettare un atto di insopportabile prepotenza come quello immortalato dai video e della foto postate dai referendisti. E stupisce, e amareggia, che finora nessun partito e nessun rappresentante delle istituzioni comunali abbia censurato, con parole adeguate, il fattaccio.

Fossi stato il sindaco, un municipale, un consigliere comunale, un candidato alle elezioni, il comandante della polizia, il presidente dell’FC Lugano, mi sarei precipitato a difendere quella bancarella. Anche fisicamente, se ce ne fosse stato il tempo. E mi chiedo perché non sia ancora stato fatto. Di cosa si ha paura? Di essere oggetto a propria volta di minacce da parte di alcuni tifosi maneschi? Di perdere una manciata di voti a una settimana dalle elezioni? Di tendere la mano a un avversario malmostoso? Se così fosse, che vigliaccheria ragazzi, che piccineria politica…le istituzioni devono avere la forza di porsi al di sopra di tutto questo e mettere avanti a tutto la democrazia.

Non ci sono scusanti. Non ci sono “se” e non ci sono “ma”. Non può essere una scusa per non intervenire la strumentalizzazione che l’MPS ha fatto dell’accaduto, con generalizzazioni un tanto al chilo e collegamenti impropri e diffamatori. Non possono essere un pretesto neppure le posizioni giustificazioniste assunte dal Movimento fondate da Pino Sergi, per gli incidenti avvenuti in stazione ad opera dei molinari, e meno che mai le posizioni ideologiche del partito. Aberrante è poi il concetto, ribadito più volte sui social, che gli “emmepiessini” siano delle specie di abusivi rompiballe, calati da Bellinzona o dal secolo scorso: la democrazia e la sua pratica nel rispetto delle leggi non contempla estranei, ma solo cittadini.

Perché qui il punto è che l’MPS non c'entra nulla. C'entra la difesa sacra e santa - ribadiamo, sacra e santa - del processo democratico, che non può essere intimidito o calpestato da alcuno.

Esattamente come il voto è segreto, quindi libero da condizionamenti esterni, nessuno deve sentirsi osservato, controllato, additato, minacciato, più o meno velatamente, perché desidera firmare un referendum a una bancarella. Neppure a distanza e neppure potenzialmente o psicologicamente. Altrimenti l’intero processo s’inquina e si falsa. Mi chiedo con quale serenità, dopo gli episodi di sabato scorso, un cittadino possa avvicinarsi a quella bancarella o con quale stato d’animo sarà sulla pubblica via chi la gestisce. Provate per un secondo a mettervi dall’altra parte e chiedetevi come vi sentireste a sentirvi minacciati per un'idea. Cosa provereste nel subire la prepotenza che vi nega un diritto?

Oltre alle leggi, vi è anche un galateo democratico, che dovrebbe ormai essere patrimonio assimilato nella cultura elvetica. E questa educazione civile prevede ad esempio che la raccolta delle firme non venga disturbata da chi la avversa. Il dibattito pubblico deve essere congelato fino all’inizio della campagna di votazione. A Lugano, invece, sta prendendo piede un’incultura, con accenti talvolta barbarici, che mira a sabotare il referendum, a far fallire la raccolta delle firme. Una roba da matti che, tra l’altro, fa emergere anche una certa debolezza. Se il progetto del PSE è forte, come si ritiene che sia, le firme non saranno raccolte, senza alcun bisogno di atti di boicottaggio. E qualora le sottoscrizioni dovessero essere raccolte - se il progetto è forte - non c’è motivo di temere il voto popolare.

Siamo convinti che il Polo sportivo abbia ottimi argomenti per superare, se sarà il caso, lo scoglio del giudizio elettorale. Senza far ricorso a gesti anti sportivi o a falli da espulsione diretta. Si può vincere senza sotterfugi, giocando lealmente la partita.

Non è responsabilità del club tenere a bada ogni singolo tifoso, così come l’autorità comunale non può disinnescare ogni singolo cittadino esagitato, ma è compito di tutti - ma proprio di tutti -creare un’argine forte e senza compromessi, a difesa del processo democratico e del suo corretto svolgimento.

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