CRONACA
Crans Montana, il j'accuse di Flavio Briatore: "È omicidio, non sfortuna"
L'impreditore italiano: "In Italia non sarebbe mai successo. E tutti quei minorenni che bevevano liberamente..."

CRANS MONTANA - Alle voci critiche contro la Svizzera e contro le cause che hanno prodotto l'orrore di Crans-Montana, si aggiunge quella di Flavio Briatore. Un vero e proprio j'accuse quello che l'imprenditore italiano affida a Il Giornale. Un atto d'accusa che comincia con la definizione della tragedia: "Omicidio. Non c'è dubbio: omicidio. Non mi parlate di sfortuna, di caso, di circostanze avverse. Questo è omicidio".

Briatore, che gestisce locali di successo in tutto il mondo, nella sua disamina comincia dal bar "Le Costellation", il teatro del rogo che si è inghiottito la vita di 40 persone, per lo più ragazzini: "Non doveva neanche avere la licenza. Questo pensiero mi ossessiona: come ha fatto un locale come quello ad ottenere la licenza? Non si può dare la licenza ad un locale che non ha uscite di sicurezza. Chi ha esaminato le domande? Chi ha fatto le verifiche? Chi ha controllato? Vorrei una risposta a queste domande".

L'imprenditore scende nei dettagli logistici del locale: "Una sola scala, piccola, angusta. Assolutamente insufficiente per ospitare decine, anzi centinaia di persone. Sembra che su questa scala, ripidissima, potessero salire due o tre persone per gradino. Pensa a quanto tempo ci voleva per fare uscire 300 persone in preda al panico. Per noi, in tutti i locali che abbiamo nel mondo, le uscite di sicurezza sono la parte fondamentale della progettazione. Prima si sistemano le uscite e ci si assicura che siano sufficienti, si controlla che siano facilmente accessibili, che siano larghe, che siano visibili da ogni punto della sala. Poi si fa il resto".

Nell'intervista al quotidiano milanese, Briatore insiste anche su un altro aspetto della tragedia: la giovane età delle vittime, morti e feriti, molti dei quali minorenni: "Ragazzini di 15,16 anni. Poteva esserci tuo figlio, poteva esserci mio figlio, mi vengono i brividi a pensarci.  È chiaro che sono meno esperti. Che possono più facilmente farsi prendere dal panico. Poi da quello che ho capito circolava liberamente alcol. Questo certo non li ha aiutati ad essere completamente lucidi. Nei locali pubblici non si dà da bere ai ragazzini minorenni. È proibito qui in Italia e in molti altri paesi del mondo. Immagino anche in Svizzera. Noi nei nostri locali facciamo controlli attentissimi".

"La Svizzera è la Svizzera. Per noi italiani un mito di efficienza e di rigore", sottolinea l'intervistatrice. E allora come è stato possibile? "Non lo so", risponde il manager. "In Italia abbiamo continuamente i controlli dell'autorità sulle uscite di sicurezza. Ed è bene così. È giusto così. In talia non sarebbe successo. Le autorità non ti permetterebbero mai di avere una licenza con un locale in quelle condizioni. La cosa che mi fa strano e che gli svizzeri, sempre precisi e puntuali e puntigliosi nei controlli, abbiano concesso la licenza e abbiano permesso ai ragazzini di bere".

"Erano ragazzini avevano 17 anni e tutto il futuro davanti a loro. Volevano festeggiare, divertirsi. Sono morti tra atroci sofferenze", l'amara conclusione dell'imprenditore. 

 

 

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