CRONACA
Crans-Montana, il sindaco Féraud fa mea culpa: “Avrei dovuto chiedere scusa”
In un'intervista a Keystone-ATS ammette l’errore alla conferenza stampa del 6 gennaio, parla di minacce di morte e annuncia il rafforzamento dei controlli nei locali pubblici

CRANS MONTANA - Dopo settimane di silenzio seguite alla conferenza stampa del 6 gennaio, il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud torna a parlare e cambia tono. In un’intervista rilasciata a Keystone-ATS, riconosce di aver sbagliato nel non chiedere scusa a nome del Comune e afferma di sentirsi “umanamente” addosso il peso della responsabilità per la tragedia del bar “Le Constellation”.

Féraud spiega che quella conferenza era stata pensata per informare in modo trasparente popolazione e media, “per rispetto delle vittime”, ma ammette di aver privilegiato la prudenza e la gestione formale del momento, lasciando poco spazio alle emozioni. “Mi rammarico di non aver chiesto scusa”, dice, definendo quella scelta un errore.

Il sindaco racconta anche di essere finito nel mirino delle critiche, al pari dei gestori del locale. Ribadisce che sarà la giustizia a stabilire le responsabilità “di ognuno, inclusa la mia” e assicura che le affronterà, precisando però che al momento non è ancora stato sentito dagli inquirenti.

Nell’intervista affronta poi le polemiche seguite alle richieste di dimissioni arrivate da giornalisti italiani. Dice di non esserne rimasto turbato, attribuendo la durezza a un diverso stile mediatico, ma di essere stato colpito da accuse che mettevano in dubbio la sua integrità, come l’ipotesi di bustarelle.

Féraud ricostruisce anche le ragioni dell’assenza di membri del Comune alle conferenze stampa del 2 e 3 gennaio: la notte del 31 dicembre si trovava a Londra in famiglia e, nel rientrare, era in parte sostituito dalla vicesindaca Nicole Bonvin Clivaz; il 2 gennaio gli sarebbe stato presentato come un semplice aggiornamento tecnico e il 3 gennaio sostiene di non essere stato informato dell’appuntamento. Quanto alla cerimonia nazionale a Martigny, spiega di aver scelto di restare a Crans-Montana, mentre due municipali erano presenti all’altro evento, per garantire una doppia rappresentanza.

Sul fronte sicurezza, il sindaco riconosce di “non sapere abbastanza” sui controlli negli esercizi pubblici e dice di non spiegarsi le carenze emerse dalle analisi comunali, pur rifiutando l’idea che si tratti di un problema sistematico della località. Riguardo alle verifiche effettuate nel 2018 e 2019 e ai tre mesi concessi alla struttura per adeguarsi, Féraud sostiene che la vicenda non sia “così chiara” e che saranno le indagini a stabilire se le richieste di messa in regola abbiano portato a interventi concreti e se eventuali mancanze siano legate al dramma.

Un dato, però, viene confermato: nel 2025 sarebbero stati controllati 40 esercizi su 128. Féraud afferma che “ci sono state carenze” e annuncia che dal 19 gennaio il Comune ha rafforzato i servizi con l’assunzione di specialisti incaricati di svolgere “il più rapidamente possibile” i controlli mancanti, per rassicurare cittadini, residenti e proprietari. È prevista inoltre un’ulteriore verifica nel 2027.

Il sindaco spiega anche perché, nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, il Municipio aveva chiesto di costituirsi parte civile: una decisione presa il 2 gennaio, “quando gli eventi si susseguivano”, con l’intento di restare vicino alla comunità colpita.

Infine, Féraud descrive l’impatto personale della tragedia con parole dure: dice di piangere ogni giorno per le vittime e per i feriti che soffrono ancora, di aver ricevuto minacce di morte e di essersi attivato con il Municipio per valutare la sicurezza dei dipendenti, molti dei quali traumatizzati. Racconta di aver iniziato un percorso terapeutico con uno psicologo e conclude assicurando che non lascerà l’incarico “in piena tempesta”: intende restare fino alla fine del mandato e lavorare perché la comunità ritrovi “un nuovo cammino verso l’avvenire”.

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