CRONACA
Il sindaco di Crans ammette: "Al Constel nessun controllo negli ultimi sei anni. Non ci dimettiamo. Comune parte lesa"
In seguito alla tragedia, decise misure immediate: affidare a un’azienda esterna il controllo di tutti i 128 locali pubblici, includendo anche la verifica dei materiali; vietare qualsiasi tipo di pirotecnica all’interno degli esercizi pubblici
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CRANS-MONTANA - L’ultimo controllo antincendio al bar Le Constellation, teatro della tragedia della notte di Capodanno costata la vita a 40 persone e che ha provocato 116 feriti, risale al 13 maggio 2019. Da allora, per sei anni, nessuna delle ispezioni annuali previste dalla legge è stata effettuata. È quanto emerso con chiarezza dalla conferenza stampa svoltasi questa mattina a Crans-Montana, durante la quale il sindaco Nicolas Féraud ha ammesso: «Lo deploriamo amaramente. Oggi non abbiamo una risposta sul perché questi controlli non siano stati fatti».

Davanti a una platea di giornalisti svizzeri e internazionali, riportiamo dalla cronaca pubblicata da LaRegione, il sindaco si è mostrato visibilmente provato, parlando di una settimana «estremamente difficile» e definendo la tragedia come «un’ingiustizia che avrebbe potuto essere evitata». «Porterò questo fardello e la tristezza delle famiglie per tutta la vita», ha dichiarato, assicurando che il Comune «assumerà tutte le responsabilità che la giustizia stabilirà».

Nel ricostruire i fatti, l’esecutivo comunale ha spiegato che il bar sorge in un edificio del 1967, aperto come esercizio pubblico nel 1992. Nel 2015 il gerente aveva ottenuto un permesso edilizio per una veranda esterna; per gli interventi interni, invece, non era richiesto alcun permesso e non ne è stato chiesto alcuno. Proprio in quegli spazi sotterranei erano stati installati i pannelli di schiuma acustica ritenuti oggi, in via preliminare, all’origine dell’incendio, innescato dalle candele pirotecniche poste sulle bottiglie di champagne.

Secondo quanto riferito, né i controlli del 2018 né quello del 2019 avevano rilevato problemi legati ai materiali interni. La legge vallesana, è stato precisato, non impone infatti agli incaricati comunali di verificare la natura dei materiali utilizzati, ma solo determinati aspetti strutturali e di sicurezza. Anche una perizia acustica effettuata nel settembre 2025, richiesta dal gerente per ampliare gli orari di apertura, aveva concluso che il locale rispettava le norme anti-rumore.

Il Servizio di sicurezza delle costruzioni del Comune, composto da cinque persone, effettua ogni anno circa 1’400 controlli. «Mai siamo stati informati di carenze», ha sostenuto Féraud, escludendo rapporti di amicizia tra i funzionari e i due gerenti francesi oggi indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo.

In seguito alla tragedia, il Comune ha deciso misure immediate: affidare a un’azienda esterna il controllo di tutti i 128 locali pubblici, includendo anche la verifica dei materiali; vietare qualsiasi tipo di pirotecnica all’interno degli esercizi pubblici.

Resta controversa la decisione del Comune di costituirsi parte lesa nell’inchiesta. Féraud ha spiegato che l’ente si considera «vittima» e intende collaborare pienamente, ma ha riconosciuto che sarà la magistratura a stabilire se tale status sia giuridicamente fondato.

Sul piano tecnico, il sindaco ha ribadito che, secondo le autorizzazioni, il numero di uscite di emergenza e di estintori era conforme alla capienza autorizzata e che un sistema d’allarme non era obbligatorio. Tuttavia ha ammesso che, con il senno di poi, «i responsabili della sicurezza avrebbero dovuto prestare maggiore attenzione».

Infine, Féraud ha commentato un video del Capodanno 2019-2020 che mostra l’uso di candele pirotecniche nel sotterraneo del locale, definendolo «spaventoso» e parlando di una «cultura del rischio sconsiderata». Quanto alle richieste di dimissioni avanzate da diversi giornalisti, la risposta è rimasta invariata: «Non si abbandona la nave in piena tempesta».

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