Sono immagini che colpiscono allo stomaco. Quaranta scatti contenuti nel faldone numero 6 del nuovo dossier sulla strage di Capodanno

CRANS-MONTANA – Le bottiglie di champagne sono ancora lì, annerite dal fumo, infilate nei secchielli come se la festa dovesse riprendere da un momento all’altro. Ma non riprenderà. In una fotografia si vede un telefonino ancora attaccato al caricatore. In un’altra, il bianco accecante di una scarpa emerge dal nero totale che ha inghiottito tutto il resto.
Sono immagini che colpiscono allo stomaco. Quaranta scatti raccolti nel faldone numero 6 del nuovo dossier sulla strage del Constellation, fotografati dagli inquirenti tra l’1 e il 2 gennaio. Negli angoli più devastati dal fuoco non c’è più distinzione tra muri, mensole, divani, sedie. È tutto un unico blocco scuro, carbonizzato, come il fumo denso che ha invaso l’aria di Crans-Montana e i polmoni di chi stava aspettando il nuovo anno nel locale. Un inferno consumato in pochi minuti.
C’è però uno scatto che più di altri racconta cosa non ha funzionato. È la fotografia della porta forzata dai primi soccorritori. Chiusa con un chiavistello. Dietro quella barriera, i corpi di alcuni dei 41 ragazzi morti. Non era un’uscita di sicurezza ufficiale, ma un ingresso utilizzato dai fornitori. Avrebbe potuto comunque offrire una via di fuga. Jacques Moretti, patron del Constellation, sostiene che fosse sempre aperta. Sempre. Tranne quella notte.