Un mercato insufficiente, una proprietà con più domande che certezze e scelte sbagliate. Oggi parla la dirigenza

BELLINZONA – Inutile girarci intorno. Il verdetto che spedisce il Bellinzona in Prima Promotion non sorprende nessuno. Anzi. Suona come un annuncio atteso, quasi con sofferenza, di un paziente morente a cui hanno “solo” staccato la spina. La retrocessione del Bellinzona era annunciata da mesi e non sorprende nemmeno i pochi fedeli che in questi anni hanno saputo mettere l’amore per la squadra ben al di sopra di qualsiasi tragicomica situazione venutasi a creare.
Difficile anche solo immaginare che un solo tifoso granata abbia creduto a quella bizzarra promessa di inizio stagione del nuovo (e forse già vecchio) patron Trulijo. “Insieme verso la promozione” è stato lo slogan che ha contraddistinto la campagna abbonamenti del club capitolino. Sarà anche la città del carnevale, ma la sparata – poi arrabattata in un poco efficace “fede nel destino” - sembrava più una presa in giro che una dichiarazione di intenti.
Per non parlare di un mercato che giudicare insufficiente è un eufemismo. Giocatori sconosciuti arrivati – più in fretta che furia – dalla Colombia con chissà quali promesse e premesse. A nulla è servita – forse perché tardiva? – la scelta di richiamare in panchina combattente come Giuseppe Sannino, che sarà anche un bravo allenatore ma non è specializzato in cure palliative.
Il futuro, insomma, non sembra promettere niente di buono. Un indeciso Trulijo ha prima indetto, poi annullato e poi riprogrammato una conferenza stampa in cui – si dice – può essere annunciato di tutto e di più. E sì, se la retrocessione è già di per sé dolorosa, il futuro potrebbe essere ancora più amaro. Certe lezioni, malgrado gli esempi da non seguire si sprechino, sembrano non passare. E allora, fatti forza Bellinzona.