CRONACA
Quella notte che l'agente Galusero schiaffeggiò il giovane Tuto Rossi
L'ex ufficiale di polizia ed ex deputato racconta l'episodio nel suo libro di memorie “40 anni sulle strade del crimine della Svizzera italiana”

BELLINZONA - Quarant’anni passati sulle strade del crimine ticinese, tra tragedie, grandi inchieste e casi destinati a lasciare il segno anche oltre i confini cantonali. È questo il filo conduttore di “40 anni sulle strade del crimine della Svizzera italiana”, il libro pubblicato nei mesi scorsi da Giorgio Galusero, ex ufficiale della Polizia cantonale ed ex deputato PLR.

Nel volume, pubblicato da Salvioni, Galusero ripercorre alcuni degli episodi più drammatici e significativi vissuti durante la sua lunga carriera nelle forze dell’ordine.

Tra i casi raccontati spicca il terribile incidente ferroviario di Sant’Antonino del 28 aprile 1976, quando un furgone che trasportava allievi venne travolto da un treno a un passaggio a livello privo di barriere. Morirono sette bambini e l’autista, mentre altre due persone rimasero gravemente ferite. Galusero ricorda il trauma vissuto dagli agenti intervenuti sul posto, in un’epoca in cui non esisteva ancora alcun sostegno psicologico per i poliziotti confrontati con simili tragedie.

Il libro rievoca anche l’inchiesta che portò all’arresto del serial killer Michel Peiry, il “sadico di Romont”. Galusero racconta gli interrogatori condotti a Bellinzona, durante i quali Peiry confessò diversi omicidi, tra cui quello del giovane Fabio Vanetti, seviziato e ucciso a Cresciano dopo essere stato caricato in auto facendo autostop.

Ampio spazio viene poi dedicato alla ‘Lebanon Connection’, l’indagine sul traffico di droga e sul riciclaggio di denaro partita dal sequestro di 100 chili di eroina a Bellinzona. L’inchiesta arrivò fino a Zurigo e coinvolse indirettamente il marito della consigliera federale Elisabeth Kopp, provocando uno dei più noti scandali politici federali degli anni Ottanta e portando alle dimissioni della futura presidente della Confederazione.

Nel libro Galusero alterna cronaca, ricordi personali e riflessioni sul mestiere del poliziotto, che continua a definire “il lavoro più bello del mondo”, pur riconoscendo le difficoltà e il malessere che da sempre attraversano il corpo di polizia.

E c’è un capitoletto, che pubblichiamo con la sua autorizzazione, che racconta un episodio singolare: quando l’agente Galusero fermò in modo 'muscoloso' due giovani attivisti poi diventati avvocati e, come lui, deputati al Gran Consiglio: erano Tuto Rossi, che ancora siede in Parlamento per l’UDC, e Michela Delcò Petralli, per anni deputata nelle fila dei Verdi. Il titolo del capitoletto è “Un gesto che non avrei dovuto fare”

Fine anni Settanta. Dopo la mezzanotte, la città di Bellinzona era praticamente deserta. Con il collega Alfredo Pronzini eravamo in pattuglia di prevenzione con un veicolo banalizzato, non riconducibile alla Polizia.

Negli ultimi tempi, nella regione, erano stati commessi numerosi furti in negozi, uffici e garage. In Piazza del Sole notammo uscire da dietro lo stabile della Migros una Vespa sulla quale viaggiavano due persone. Tra le gambe dello scooterista potemmo scorgere un involucro.

Insospettiti, ci mettemmo sulle loro tracce. Quando raggiunsero Viale Officina, li affiancammo e il collega, che vestiva ancora la divisa nonostante avesse già superato gli esami per la Pubblica sicurezza, dal finestrino fece cenno ai due di fermarsi.

La cosa si ripeté anche quando imboccarono Viale Stazione per ritornare verso il centro città, senza però ottenere l’effetto sperato. Diranno poi che erano impauriti e che non ci avevano riconosciuti come agenti di Polizia.

Svoltarono verso Piazza Governo, dove finalmente riuscimmo a bloccarli contro un muro. Scesi dall’auto e mollai un ceffone al giovane alla guida.

Dagli accertamenti venimmo a sapere che si trattava di due studenti simpatizzanti del PSA, il Partito socialista autonomo, che stavano appendendo manifesti politici. Dopo la perquisizione effettuata negli uffici del vicino Pretorio, vennero rilasciati.

Mi scusai, ma venni comunque denunciato e il comandante mi punì con un’ammenda di 50 franchi.

Rinnovo, a distanza di quasi mezzo secolo, le scuse alle due persone, che sono poi diventate due ottimi avvocati e anche deputati del Gran Consiglio, dunque due colleghi nei miei sedici anni di vita parlamentare.

Ma questa è un’altra storia!

 

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