Alla guida un 18enne ubriaco, arrestato per omicidio stradale plurimo aggravato. La curva non affrontata, il volo nel Villoresi e il dramma a pochi minuti da casa

MILANO - A Senago, nel Milanese, tre ragazzi di 17 anni hanno perso la vita dopo che l’auto su cui viaggiavano è finita nel canale Villoresi all’alba, al ritorno da una serata in discoteca. Ma con il passare delle ore il quadro emerso dagli accertamenti ha reso la tragedia ancora più sconvolgente: nell’Audi A2, omologata per cinque persone, c’erano nove giovani. Alla guida sedeva un 18enne, risultato positivo all’alcol con un tasso alcolemico triplo rispetto al limite consentito per un guidatore ordinario e comunque incompatibile, nel suo caso, con le regole sui neopatentati, per i quali il valore ammesso è zero. Il ragazzo è stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale plurimo aggravato.
Le vittime sono Lorenzo Benin, Riccardo Provasi e Camilla Copparoni, tutti diciassettenni, tutti residenti a Paderno Dugnano, tutti studenti della stessa scuola. Tornavano da una discoteca di Lainate, dove avevano festeggiato il compleanno di un amico appena diventato maggiorenne. Gli altri sei ragazzi a bordo, compreso il conducente, sono rimasti feriti ma non in modo grave e sono stati trasportati all’ospedale Niguarda.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’auto aveva percorso una decina di chilometri prima di arrivare in via per Cesate, nel tratto che attraversa il Parco delle Groane e conduce al ponte sul Villoresi. È lì che si è consumato il dramma. In corrispondenza di due curve strette a gomito, il conducente non avrebbe sterzato. L’auto è andata dritta, ha sfondato la staccionata, ha urtato un albero di striscio e poi si è ribaltata nel canale. Sull’erba, secondo la ricostruzione, non sarebbero stati trovati segni di frenata disperata, ma tracce dritte e parallele, come se la vettura avesse proseguito senza correzioni verso l’impatto. Da quel punto a casa mancavano meno di dieci minuti.
Anche la disposizione dei ragazzi all’interno dell’abitacolo restituisce la misura dell’imprudenza. Sui sedili posteriori sarebbero stati in sei, con alcune ragazze sedute sulle gambe degli amici; altri due si trovavano sul sedile del passeggero. Secondo una prima ricostruzione, nessuno avrebbe avuto la cintura allacciata.
Tra i primi ad arrivare sul posto c’è stato un uomo che stava andando al lavoro. Ha raccontato di aver visto l’auto rovesciata e tre ragazzi già sul tettuccio, mentre i feriti gridavano e chiedevano aiuto. All’interno dell’abitacolo capovolto sono invece rimasti intrappolati i due ragazzi morti affogati, recuperati poi dai sommozzatori. Camilla Copparoni dava ancora deboli segni di vita quando sono arrivati i soccorsi, ma non ce l’ha fatta.
Il tratto di strada in cui è avvenuto l’incidente era già stato teatro di un’altra tragedia nel settembre 2015, quando nello stesso punto persero la vita due ragazzi di 18 e 19 anni. Un precedente che pesa come un’ombra ulteriore su quanto accaduto all’alba di ieri.
La dinamica, intanto, sembra già delineare con crudezza gli elementi essenziali del disastro: una vettura sovraccarica, un conducente che aveva bevuto, una strada buia e stretta, e una curva che non è mai stata affrontata.