Avvocato di primo piano, aveva 70 anni. Guidò la promozione del 1982, raccolse da Geo Mantegazza la presidenza del club e guidò i bianconeri alla storica vittoria del 1999 alla Valascia

LUGANO – Prima giocatore, poi capitano, dirigente e presidente. Infine consigliere ascoltato e punto di riferimento della grande famiglia bianconera. Fabio Gaggini ha attraversato da protagonista sei decenni di storia dell’Hockey Club Lugano, legando indissolubilmente il proprio nome a quello della società.
È morto a 70 anni, dopo una malattia dal decorso rapido. Lascia la moglie Francesca, i figli Simona e Sandro con le rispettive famiglie, e un vuoto profondo non soltanto nell’HCL, ma nell’intera realtà luganese, nella quale è stato per decenni una personalità di primo piano anche attraverso la sua attività di avvocato.
Nato il 6 marzo 1956, Gaggini apparteneva a quella rara categoria di uomini capaci di vivere lo sport in ogni sua dimensione. Non fu un presidente arrivato dall’esterno, ma un uomo cresciuto sul ghiaccio e dentro lo spogliatoio, che conosceva il Lugano dall’interno perché ne aveva indossato la maglia, portato il numero 22 e assunto la responsabilità di capitano.
Il capitano della promozione
Chi seguiva l’HCL all’inizio degli anni Ottanta lo ricorda come una veloce ala e come il capitano della squadra che, al termine del campionato 1981-1982, conquistò la promozione in Serie A. Fu una stagione esaltante anche sul piano personale: schierato insieme al canadese Bernard Gagnon e al vallesano Martin Lötscher, Gaggini realizzò 25 reti e 24 assist.
La sua carriera in bianconero si concluse a soli 28 anni, dopo otto stagioni, 192 partite e 157 punti. Era l’alba dell’era di John Slettvoll e del professionismo, che avrebbe trasformato radicalmente l’hockey svizzero. Gli impegni crescenti della professione forense non erano ormai più conciliabili con quelli richiesti a un giocatore di alto livello.
Gaggini lasciò il ghiaccio, ma non il Lugano. Entrò nel Comitato già nel 1985 e nel settembre del 1991 raccolse la presidenza da Geo Mantegazza, il “Presidentissimo” che aveva costruito il Grande Lugano dei quattro titoli nazionali tra il 1986 e il 1990.
L’eredità del Grande Lugano
Raccogliere quell’eredità era tutt’altro che semplice. Gli anni Novanta furono più difficili e meno lineari rispetto alla stagione irripetibile che li aveva preceduti. Gaggini dovette accompagnare il club attraverso una fase di trasformazione, ricostruendone progressivamente la solidità e la capacità di competere ai massimi livelli.
Lo fece con le qualità che tutti gli hanno sempre riconosciuto: carisma, capacità di mediazione, intelligenza strategica e una particolare attitudine a leggere il presente immaginando con anticipo il futuro. Non era soltanto un presidente appassionato. Era un costruttore, capace di scegliere gli uomini, tessere relazioni e tenere insieme le diverse anime di una società ormai diventata una delle grandi potenze dell’hockey svizzero.
Il momento culminante arrivò il 5 aprile 1999. Il Lugano costruito alla scrivania da Gaggini insieme a Beat Kaufmann e guidato alla transenna da Jim Koleff conquistò il titolo svizzero sul ghiaccio della Valascia, superando l’Ambrì nella prima e finora unica finale cantonale della storia.
Vedere il capitano della promozione del 1982 alzare, diciassette anni più tardi e da presidente, la coppa nella casa dei rivali rappresentò un’immagine destinata a entrare definitivamente nella memoria collettiva bianconera. Un’apoteosi sportiva difficilmente ripetibile, vissuta nel luogo che rendeva quel successo ancora più intenso.
Durante la sua lunga presidenza arrivarono altri due titoli nazionali, conquistati nel 2003 e nel 2006, entrambi contro il Davos. Gaggini lasciò le funzioni dirigenziali operative nel novembre del 2006, chiudendo un ciclo di quindici anni al vertice dell’associazione e consegnando alla storia uno dei periodi più importanti del club.
Avvocato e uomo della Lugano economica
Parallelamente all’hockey, Gaggini aveva costruito una carriera professionale di grande rilievo. Dopo gli studi in economia all’Università di Losanna e la laurea in giurisprudenza conseguita a Ginevra, era entrato nel 1984 nello studio legale luganese del quale sarebbe diventato partner quattro anni più tardi.
Nel corso della sua attività aveva maturato una vasta esperienza nel diritto fiscale, commerciale, societario e bancario, così come nella regolamentazione dei mercati finanziari. Assisteva banche, istituti finanziari, imprese e clienti privati in operazioni complesse, acquisizioni, fusioni, joint venture e pianificazioni patrimoniali e successorie.
Era un avvocato conosciuto e autorevole, profondamente inserito nella vita economica e sociale della città. La vasta rete di relazioni costruita in Ticino, in Svizzera e all’estero rappresentava una delle sue grandi risorse. Ma a distinguerlo erano soprattutto la rapidità di pensiero, l’abilità nel comprendere persone e situazioni e una naturale capacità di trovare punti d’incontro anche nei contesti più delicati.
Le stesse doti che portava nel lavoro erano quelle che aveva messo al servizio dell’Hockey Club Lugano.
Una presenza rimasta fino all’ultimo
Anche dopo aver lasciato le cariche operative, Gaggini non si allontanò mai davvero dal club. Rimase, come lo definisce l’HCL nel suo ricordo, una “stella polare” della famiglia bianconera.
Fu tra i fondatori e divenne socio benemerito del Golden Wings Club, il principale gruppo di sostegno dell’Hockey Club Lugano. Fu inoltre tra i promotori della Fondazione HC Lugano Academy e membro del suo Consiglio di fondazione. Dal 2015, questa realtà sostiene l’attività della Sezione giovanile e contribuisce alla formazione dei giocatori del futuro.
Golden Wings Club e Fondazione Academy sono oggi due pilastri dell’identità dell’HCL. In entrambi si ritrova la visione di Gaggini: consolidare il presente senza perdere di vista ciò che serve per assicurare un futuro alla società.
“Il suo amore viscerale per i colori bianconeri, la sua intelligenza vivace, la sua fitta e profonda rete di conoscenze nel territorio ticinese, nazionale e internazionale, la sua capacità di mediazione a ogni livello hanno ispirato e dato impulso all’HCL fino all’ultimo giorno di una vita intensa”, scrive il club nel messaggio con il quale ne annuncia la scomparsa.
Fabio Gaggini non è stato semplicemente uno dei presidenti dell’Hockey Club Lugano. Ne ha incarnato la continuità, attraversando il passaggio dall’hockey quasi familiare degli anni Settanta alla promozione, dall’epopea del Grande Lugano al professionismo moderno. È stato il giocatore diventato presidente, l’avvocato capace di trasformarsi in uomo di sport e lo stratega che, anche senza incarichi ufficiali, continuava a essere ascoltato.
Con lui scompare una delle figure che hanno costruito il Lugano per come lo conosciamo oggi. Restano tre titoli da presidente, una promozione da capitano e, soprattutto, un’appartenenza durata una vita intera.