CRONACA
Rogo di Crans, turbolenze nella fondazione presieduta da Leuthard. E una giovane vittima attacca i Moretti
Nelle ultime settimane si sono susseguite le dimissioni di rappresentanti svizzeri, francesi e italiani. Il 17enne Kean ai gerenti del Constellation: “Vorrei sapere cosa provano a vedere la gente a cui hanno rovinato la vita”

La tragedia di Crans-Montana continua a produrre conseguenze pesantissime, otto mesi dopo la notte di Capodanno. Mentre emergono tensioni all’interno della Fondazione Beloved, creata per sostenere le vittime e le loro famiglie, torna a parlare uno dei giovani sopravvissuti: Kean, 17 anni, rimasto ustionato sul 45% del corpo. E le sue parole rivolte a Jacques e Jessica Moretti sono durissime: “Vorrei sapere cosa provano a vedere la gente a cui hanno rovinato la vita”.

Turbolenze nella Fondazione Beloved

Secondo quanto riferisce la RTS, la governance della Fondazione Beloved sta attraversando una fase delicata. Nelle ultime settimane si sono susseguite le dimissioni di rappresentanti svizzeri, francesi e italiani e alcune fonti descrivono un clima interno pesante e poco costruttivo. Tutto questo proprio mentre sono iniziati i primi versamenti alle persone colpite dalla tragedia.

La Fondazione, nata su impulso del Canton Vallese e presieduta dall’ex consigliera federale Doris Leuthard, dispone attualmente di 24 milioni di franchi. Dieci milioni provengono dal Canton Vallese, sette dal Canton Vaud e un milione dal Comune di Crans-Montana.

La responsabilità affidata all’ente è enorme. La Fondazione è stata costituita rapidamente dopo la tragedia per dare una risposta alle famiglie e ai congiunti delle 41 vittime e, ora che è entrata nella fase operativa, le dimissioni all’interno dei suoi organi sollevano inevitabilmente interrogativi.

Christian Cardon, direttore dell’ufficio esecutivo della Fondazione, ha spiegato alla RTS che all’interno dell’organizzazione si è creata una forte pressione. Sui membri chiamati a decidere come distribuire il denaro si sono concentrate numerose richieste fin dalla nascita dell’ente.

Alcune famiglie lamentano inoltre una scarsa trasparenza sulle recenti dimissioni e temono possibili conseguenze sulla distribuzione delle donazioni. Cardon ridimensiona però queste preoccupazioni e assicura che le prime decisioni di versamento sono già state prese, senza tuttavia rendere noti gli importi.

Gli aiuti, spiega, vengono destinati prioritariamente a persone che non hanno ancora ricevuto indennità. Tra queste figurano in particolare vittime che soffrono di gravi traumi psicologici e che, non essendo state necessariamente ricoverate dopo la tragedia, rischiano di essere meno visibili rispetto ai feriti fisici.

Lo stesso Cardon riconosce che, nella fretta con cui fu necessario creare la struttura, la scelta iniziale di alcuni membri del Consiglio di Fondazione potrebbe non essere stata quella più adatta. Le dimissioni vengono quindi considerate anche come un’occasione per individuare nuovi profili maggiormente in grado di comprendere i bisogni delle famiglie e, in particolare, le conseguenze psicologiche della tragedia.

Kean: “Un ragazzino di 17 anni non può vivere in questo stato”

A ricordare quanto lunga e difficile sia la strada per chi è sopravvissuto al rogo è intanto la testimonianza di Kean, il diciassettenne milanese tra i feriti più gravi dell’incendio del Constellation.

Intervistato dal Tg5, il ragazzo ha raccontato alcuni frammenti della notte di Capodanno. “Di quella notte mi ricordo tanto caldo, troppo caldo. Sulle scale sono svenuto, poi mi sono rialzato con tutta la volontà del mondo, dicendomi: ‘Kean, non puoi morire qua’”.

Kean ha trascorso sei mesi all’ospedale Niguarda di Milano ed è stato dimesso alla fine di giugno, dopo aver riportato ustioni sul 45% del corpo. Recentemente è dovuto tornare in ospedale per un nuovo intervento alle mani.

Quella notte riuscì anche a registrare con il cellulare alcuni momenti dell’incendio: le fiamme, le scale del locale e gli amici che tentavano di fuggire. Oggi le conseguenze sono parte di ogni gesto della sua quotidianità. “Due dita della mano destra mi funzionano, e con quelle mangio, uso il cellulare”, racconta. E ammette che ci sono momenti nei quali pensa di non farcela più.

Prima dell’incendio giocava a calcio nell’Enotria. “Mi manca allenarmi e impegnarmi”, dice, senza sapere quando e se potrà tornare a giocare come prima.

Poi il pensiero va ai proprietari del Constellation, Jacques e Jessica Moretti, ai quali Kean rivolge parole che condensano la rabbia di un ragazzo costretto a fare i conti con una vita completamente cambiata: “Vorrei sapere cosa provano a vedere la gente a cui hanno rovinato la vita. Un ragazzino di 17 anni non può vivere in questo stato”.

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