L'inchiesta è partita in luglio. Il professionista è accusato di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere

Un medico attivo nel Locarnese si trova da alcuni mesi in carcere preventivo nell'ambito di un'inchiesta per presunti reati sessuali ai danni di alcune pazienti. La vicenda, emersa oggi grazie a una notizia pubblicata da Tio, è stata confermata dal Ministero pubblico e dalla Polizia cantonale. Il principale reato ipotizzato dagli inquirenti è quello di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, previsto dall'articolo 191 del Codice penale svizzero.
Gli accertamenti sono iniziati nei primi giorni di luglio, dopo che una paziente si è rivolta alle autorità denunciando quanto sarebbe accaduto. Da quella segnalazione è partita un'indagine che ha portato all'arresto del professionista, tuttora detenuto.
"Possiamo confermare l'apertura di un procedimento penale a carico di un medico attivo nel Locarnese", hanno comunicato gli inquirenti, precisando che gli accertamenti riguardano presunti reati legati alla sfera sessuale di alcune pazienti.
L'inchiesta è coordinata dalla procuratrice generale sostituta Chiara Borelli. Il Ministero pubblico non ha fornito ulteriori particolari, richiamando la delicatezza della vicenda e la necessità di tutelare gli accertamenti ancora in corso.
Un elemento particolarmente significativo emerge dalle dichiarazioni del presidente dell'Ordine dei medici del Canton Ticino, Franco Denti. Secondo quanto da lui riferito, il professionista si sarebbe reso conto di aver sbagliato e avrebbe deciso di autodenunciarsi. Una circostanza che dovrà essere chiarita anche nella sua successione temporale, considerato che il procedimento penale, secondo la ricostruzione ufficiale, è stato avviato in seguito alla denuncia presentata da una paziente.
Restano numerosi gli interrogativi. Non è stato precisato quante siano le pazienti coinvolte, quando si sarebbero verificati i presunti episodi e in quali circostanze. Non sono inoltre stati resi noti ulteriori elementi sulla natura degli atti contestati.
Il reato ipotizzato dagli inquirenti riguarda situazioni nelle quali una persona non è in grado di esprimere validamente la propria volontà oppure di opporsi a un atto sessuale. Una fattispecie particolarmente delicata quando i fatti contestati si inseriscono in un rapporto di cura, caratterizzato da una relazione di fiducia tra medico e paziente.
Per il momento il professionista rimane in carcerazione preventiva. Le indagini dovranno chiarire la portata delle accuse e le eventuali responsabilità penali. Nei confronti dell'indagato vale la presunzione di innocenza.