Pronzini ha scritto al presidente del Gran Consiglio chiedendo di poter ricevere copia della lettera del procuratore generale

di Marco Bazzi
Un nuovo procedimento penale è stato aperto dal Ministero pubblico nei confronti del consigliere di Stato dimissionario Claudio Zali. Questa volta le ipotesi di reato riguardano l’integrità sessuale in relazione a fatti che risalirebbero ad alcuni anni fa.
È la risposta alla domanda finale che abbiamo formulato ieri nella nostra analisi sul caso Zali: "ci sono altre eventuali inchieste penali delle quali fino a oggi non si ha notizia? E se sì, perché non se ne ha notizia, o quando se ne avrà notizia?". LEGGI QUI L'ARTICOLO INTERO
A darne notizia oggi è la RSI, che ha potuto visionare una lettera inviata dal procuratore generale Andrea Pagani all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Nella missiva viene confermata l’apertura del nuovo dossier e precisato che, considerati gli atti istruttori in corso, il Ministero pubblico non fornirà per il momento ulteriori informazioni, richiamando il segreto istruttorio, la tutela della presunta vittima e la presunzione d’innocenza.
Zali è già stato interrogato in qualità di imputato e ha contestato ogni responsabilità di natura penale. Un elemento che va sottolineato: il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e nei confronti del consigliere di Stato vale, come per qualsiasi persona sottoposta a un procedimento penale, la presunzione d’innocenza.
Secondo quanto risulta a Liberatv, l’inchiesta si situa, per ora, nel perimetro dei reati contemplati dagli articoli 191-193 del Codice penale, che riguardano gli atti sessuali compiuti sfruttando lo stato di una persona incapace di discernimento o inetta a resistere e lo sfruttamento dello stato di bisogno o di rapporti di dipendenza. L’articolo 191 punisce infatti chi, conoscendo e sfruttando tale condizione, compie atti sessuali con una persona incapace di discernimento o inetta a resistere; l’articolo 193 riguarda invece chi sfrutta uno stato di bisogno o approfitta di rapporti di lavoro o comunque di dipendenza per determinare una persona a compiere o subire un atto sessuale.
Sempre secondo nostre informazioni, le indagini hanno preso avvio sicuramente anche dalle deposizioni rese dalla 52enne successivamente trovata morta nel Ceresio a Melide. La donna era stata interrogata nelle scorse settimane come testimone (e non come vittima) e la sua legale, Micaela Antonini Luvini, proprio per questo, non ha potuto accedere agli atti. Non è dato sapere, allo stato attuale, se quelle dichiarazioni costituiscano l’unico elemento all’origine del nuovo procedimento oppure se nel frattempo siano emersi altri elementi investigativi.
La comunicazione di Pagani al vertice del Legislativo ha intanto provocato la reazione del deputato dell’MPS Matteo Pronzini. Pronzini ha scritto al presidente del Gran Consiglio chiedendo di poter ricevere copia della lettera del procuratore generale.
“Apprendiamo dalla RSI che il Procuratore Generale ha trasmesso al Gran Consiglio una comunicazione riguardante l'apertura di un nuovo procedimento penale nei confronti di Claudio Zali per reati contro l'integrità sessuale”, scrive il deputato.
Da qui la richiesta formale:
“In qualità di membro del Gran Consiglio chiedo di ricevere copia di questa comunicazione ricordandovi che tale documentazione non può essere riservata al solo Ufficio Presidenziale”.
La vicenda apre dunque un ulteriore capitolo giudiziario attorno al ministro dimissionario. Ma, proprio per la natura particolarmente delicata delle ipotesi di reato e per la fase ancora iniziale dell’inchiesta, occorre tenere distinti i fatti accertati dalle ipotesi investigative: Zali è indagato e interrogato come imputato, ma nega ogni responsabilità e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.