Solo un anno fa sembrava la “gufata” dei soliti profeti di sventura, ma nei primi tre mesi del 2026 migliaia di lavoratori americani sono stati licenziati a causa dell'AI. I più colpiti sono proprio nel settore tech. E ora le banche...

a cura della redazione de ilfederalista.ch
“L’IA sta per lasciarvi a casa, ma prima per favore insegnatele il lavoro che dovrà fare al posto vostro”. È quello che di fatto è stato chiesto a migliaia di lavoratori impiegati dal gigante dei social network Meta. L’azienda proprietaria di Facebook, Instagram e Whatsapp, ha annunciato infatti tagli in arrivo per il 10% della propria forza lavoro, pari a circa 8.000 dipendenti, insieme alla chiusura di altre 6.000 posizioni aperte.
Una scelta che si inserisce in una strategia più ampia: concentrare risorse e investimenti sull’intelligenza artificiale. E non si tratta di un caso isolato. Anche Microsoft ha avviato un processo di ridimensionamento, offrendo ai dipendenti più anziani incentivi all’esodo volontario: una novità per il gruppo di Redmond, che potrebbe coinvolgere circa il 7% della forza lavoro statunitense dell’azienda.
Analoghe decisioni sono arrivate da Amazon, Snap, Block e Oracle. Un’ecatombe. Il fenomeno è a tal punto diffuso che il quotidiano situato dentro lo stomaco dell’economia americana, il Wall Street Journal, ha inaugurato una sorta di osservatorio interattivo sui licenziamenti causati dall’IA.
Chi lavora nell’IT suda freddo
Chi lavora nella programmazione informatica è dunque a rischio. Software e siti internet si scrivono utilizzando codici specifici, operazione nella quale l’IA si trova particolarmente a suo agio.
La citata Block, che vende servizi di pagamento digitali, è stata la più esplicita nel legare i tagli all’intelligenza artificiale: “Stiamo già vedendo che gli strumenti che stiamo creando e utilizzando, abbinati a team più piccoli e con una struttura più orizzontale, stanno rendendo possibile un nuovo modo di lavorare che cambia radicalmente le modalità di costruire e gestire un’azienda”.
Ma è Meta ad essere paradigmatica di quel che sta accadendo. Se da una parte prevede di investire fino a 135 miliardi di dollari in infrastrutture IA, dall’altra cerca di risparmiare sul personale. In una nota interna, la responsabile delle risorse umane Janelle Gale ha scritto che i tagli serviranno a “compensare gli altri investimenti che stiamo facendo”.
Il responsabile tecnologico di Meta, Andrew Bosworth, ha delineato apertamente l’obiettivo: costruire un’azienda AI native, di quelle in cui, appunto, sono principalmente agenti artificiali a svolgere il lavoro. Una visione condivisa dallo stesso Zuckerberg, che già a gennaio celebrava “progetti che prima richiedevano grandi team e che ora sono portati a termine da una singola persona di grande talento”.
All’interno dell’azienda, intanto, l’integrazione dell’IA è già diventata un criterio di valutazione: i dipendenti vengono giudicati anche in base alla loro capacità di utilizzo degli strumenti IA, mentre le équipe sono state riorganizzate in strutture “ultrapiatte”, con una drastica riduzione dei livelli manageriali. Lo stesso Mark Zuckerberg è affiancato da un’IA sviluppata appositamente come “assistente del CEO”.
“Addestratela al vostro lavoro, presto vi sostituirà”
Meta sta inoltre introducendo un software in grado di registrare battute sulla tastiera, movimenti del mouse e clic, con l’obiettivo di insegnare ai nuovi modelli IA come si lavora al computer. Una misura che ha suscitato disagio tra i dipendenti. Meta, scrive il WSJ, “ha appena offerto un assaggio di come immagina il futuro del lavoro: addestrare e supervisionare sistemi di intelligenza artificiale affinché svolgano quello che prima era il tuo lavoro”.
L’IA, dal punto di vista di chi guida, rende tutto più rapido: “Provare qualcosa, imparare rapidamente e ripetere diventa molto meno rischioso che cercare di pianificare tutto in anticipo”. In altre parole, nello stesso lasso di tempo in cui gli umani realizzavano il progetto al quale erano legati, con l’IA se ne possono produrre decine e scegliere il più riuscito.
Anche Microsoft ci crede
Uno scenario simile si sta delineando anche dalle parti di Seattle. Il CEO Satya Nadella ha sottolineato i guadagni di produttività già ottenuti: nell’aprile 2025 ha dichiarato che l’IA gestiva fino al 30% del lavoro di programmazione dell’azienda: “E siamo solo alle fasi iniziali della diffusione dell'intelligenza artificiale…”.
Secondo quanto riportato dal Guardian, durante un confronto pubblico tra Nadella e Zuckerberg, quest’ultimo ha spinto ancora oltre le previsioni: “La nostra scommessa è che già nel prossimo anno quasi metà dello sviluppo sarà fatto dall’IA anziché da esseri umani; percentuale che aumenterà progressivamente”.
Le banche seguono da vicino
I numeri confermano la portata del fenomeno. Solo nel mese scorso sono stati annunciati tagli di 45.800 dipendenti nel settore tecnologico, rendendo marzo il peggior mese degli ultimi due anni, secondo l’osservatorio layoffs.fyi.
La dinamica non riguarda più soltanto le Big Tech. Anche le grandi banche americane stanno seguendo la stessa traiettoria. Nonostante utili record pari a 47,3 miliardi di dollari nel primo trimestre, JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Bank of America, Morgan Stanley e Citigroup hanno eliminato complessivamente circa 15.000 posti di lavoro.
Come osserva Le Figaro, “questa tendenza è strettamente legata al boom dell’intelligenza artificiale, nella quale [le banche] stanno investendo massicciamente per aumentare l’efficienza”. L’automazione riguarda ormai intere funzioni: dal back-office -dove verifiche e controlli di documenti sono affidati agli algoritmi- alle operazioni di mercato, fino alla produzione di analisi. “In Wells Fargo”, scrive il Figaro, “sistemi di IA generano automaticamente valutazioni sulla solvibilità dei clienti e materiali informativi per operazioni di fusione al servizio delle aziende”.
I rischi di una scommessa azzardata
Il Wall Street Journal parla apertamente di un “game of chicken” tra le grandi aziende tecnologiche, ovvero una gara a chi si ferma per ultimo di fronte al baratro. Le quattro maggiori aziende -Amazon, Meta, Google e Microsoft- prevedono di investire cifre spaventose, complessivamente circa 600 miliardi di franchi quest’anno (anche ricorrendo pesantemente al debito), quando con l’altra mano tentano di risparmiare cifre comparativamente modeste grazie ai tagli del personale.
“Presentare i licenziamenti come mosse visionarie per l’era dell’IA comporta alcuni rischi”, avverte il quotidiano vicino alle Borse. “I licenziamenti dilaganti (…) creano un incentivo all’uscita per gli altri dipendenti, specialmente quelli di talento”.
Lavoratori più qualificati potrebbero scegliere di fondare nuove startup, trasformandosi in concorrenti diretti delle grandi aziende. E d’altra parte, “nonostante tutte le capacità dell’IA, ci sarà bisogno di persone per elaborare modelli di business, gestire i clienti e assicurarsi che gli strumenti vengano implementati e utilizzati in modo sicuro”. Insomma, qualcuno dovrà controllare ciò che produce l’IA.
I licenziamenti potrebbero inoltre alimentare un crescente rigetto nei confronti dell’intelligenza artificiale, già visibile nelle opposizioni alla costruzione di nuovi data center.