POLITICA E POTERE
Bignasca sugli statali: "È lo sciopero della casta"
Il capogruppo della Lega, fustigatore dei dipendenti pubblici, attacca: "Se il Gran Consiglio cambia idea è meglio se va a casa. Chiudiamo bottega, togliamo il Governo e ufficializziamo che comandano loro".

BELLINZONA – “La cassa pensioni dello Stato è come una Rolls Royce”. “L’unica mobilità interna all’amministrazione pubblica è la corsa alla macchinetta del caffè”. “Gli statali non fanno la pausa pranzo ma le vacanze di mezzogiorno”. “A Bellinzona il Consiglio di Stato dirige, i funzionari governano”. “Questo preventivo è un manifesto politico della VPOD”. Oppure quel “carta, carta, carta, parole, parole, parole”, ripetuto per anni come un mantra per sottolineare la scarsa incidenza sulla spesa dei vari provvedimenti di molti preventivi. Naturalmente per colpa dell’amministrazione, secondo lui.

E queste sono solo alcune delle staffilate che Attilio Bignasca, dalla tribuna del Gran Consiglio, ha sferrato nei confronti dell’amministrazione pubblica e dei suoi dipendenti. Il capogruppo della Lega è da sempre il fustigatore numero uno degli statali. Il 5 dicembre si annuncia come una giornata storica per l’impiego pubblico: docenti, poliziotti, funzionari, addetti al trasporto pubblico, incroceranno le braccia per scioperare contro il taglio del 2% del salario previsto dal preventivo 2013.  

Bignasca, che mi dice?

“Che vuole che le dica…siamo sempre più italioti nella politica e anche negli scioperi. Se lo fanno davvero secondo me sbagliano perché perderanno la votazione sul referendum che di sicuro lanceranno contro il taglio degli stipendi. La gente non gli perdonerà la mobilitazione”.

Ma lei che ne pensa?

“È lo sciopero della casta. Io ormai la chiamo cosi. Sono una casta che comanda. Anzi sono gli unici a comandare davvero”.

Ma una casta in che senso? Fannulloni come diceva Brunetta?

“No, no, non fannulloni. Ce ne sono tanti che lavorano. Non bisogna generalizzare. Quello che voglio dire è che come corporazione sono anni che fanno il bello e il brutto tempo e si oppongono anche alla minima riforma. Dicono no a tutto. E in un momento di crisi come questo sono i lavoratori più privilegiati”.

Però scioperano proprio tutti. Non è che forse un po’ di ragione ce l’hanno stavolta?

“Ma sa, io ero contrario al taglio sui salari. Posso capire che sia demotivante. Avevo proposto che aumentassero il loro contributo per il risanamento della cassa pensioni. Se avessero accettato si sarebbe potuto soprassedere sul taglio degli stipendi. Ma non hanno neanche voluto discuterne. Perciò, ripeto, in un momento del genere la misura del preventivo è più che giustificata”.

Bignasca, però il risanamento della cassa pensioni è stato fatto. Non è che proprio si oppongono a tutto…

“Ma per forza che è stato fatto. Da quando è entrata in vigore la norma che prevede la denuncia penale per chi si oppone al risanamento della casse pensioni, non potevano più mettersi di traverso”.

Pensa che questo sciopero farà cambiare idea al Parlamento?

“Se il Gran Consiglio ha paura di uno sciopero è meglio se va a casa. Chiudiamo bottega, togliamo il Governo e ufficializziamo che comandano loro. Tanto sono anni che dettano il calendario e le leggi”.

Quindi lei non cambierà idea.

“Io piuttosto che recedere dò le dimissioni. Non voglio rappresentare il popolo in un paese dove comandano i funzionari. Le dico un’ultima cosa prima di salutarla”. 

Dica?

“Sa quanto costa in media l’arredamento di un ufficio dell’amministrazione, esclusi i computer?”

No…

“23'000 franchi! La saluto…” AELLE

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