Il capogruppo del PPD si distanzia dal deputato Paolo Peduzzi, secondo il quale il Gran Consiglio non era il luogo adatto per ricordare Bignasca

BELLINZONA – “Non condivido la posizione del collega Paolo Peduzzi. La commemorazione di Giuliano Bignasca, lunedì in Gran Consiglio, ci stava tutta. Sia chiaro: ognuno nel nostro partito è libero di agire come crede in base alla propria coscienza. Ma visto che si è posta la questione, voglio dire quello che penso”. Il capogruppo del PPD Fiorenzo Dadò si distanzia con queste parole dal deputato del suo Partito, che durante il ricordo del presidente della Lega è rimasto seduto.
Ieri Peduzzi ha spiegato così la sua scelta a liberatv.ch: "Ho fatto personalmente le condoglianze ad Attilio Bignasca, ma ritengo che il Parlamento non sia il luogo istituzionalmente adatto per commemorare chi non vi ha mai seduto e non è stato ministro". E aggiunto: “I presidente del Gran Consiglio, Michele Foletti, ha fatto una scorrettezza”.
“Bignasca poteva piacere o non piacere – dice Dadò -. L’abbiamo conosciuto e sappiamo tutti quel che ha fatto nel bene e nel male, comprese alcune cose intollerabili. Ma al di là del biasimo, meritava senza dubbio il ricordo che gli è stato reso. Ne abbiamo parlato in Ufficio presidenziale, sentiti anche i pareri dei giuristi, e devo dire che lo stesso presidente Foletti era scettico. Quindi Peduzzi non può dire che ha commesso una scorrettezza. È stata una decisione unanime e ragionata. Prassi e logica vogliono che se muore un esponente politico di spicco il Parlamento lo ricordi, indipendentemente dal fatto sia stato o no ministro o deputato”.
Inoltre, aggiunge il capogruppo del PPD, “quella di Foletti è stata una commemorazione sobria, senza alcun tono di esaltazione”. Peduzzi se l’è presa con Foletti anche per il suo richiamo pubblico al deputato del PPD Lorenzo Jelmini che, sempre lunedì, ha lasciato l’aula mezz’ora prima del termine della seduta senza giustificarsi ufficialmente.
“Questo poteva evitarlo – dice Dadò -. Jelmini si è giustificato con me e non ha lasciato la seduta a metà, ma poco prima della fine. Qui Peduzzi ha ragione. Ma il problema dei deputati che se ne vanno prima della fine dei lavori parlamentari esiste, e come Ufficio presidenziale l’abbiamo fatto presente ai colleghi. Probabilmente il richiamo di Foletti va letto in questo contesto”.
emmebi