POLITICA E POTERE
Lorenzo Quadri: "In Municipio non ci lasceremo mettere il bavaglio"
Intervista a tutto campo con il municipale uscente della Lega: dalla socialità al turismo, dal moltiplicatore alla cultura, fino al "Mattino in Municipio"

di Marco Bazzi

LUGANO - Trentotto anni, laurea in diritto, consigliere nazionale dal 2011, "anima" del Mattino della Domenica, Lorenzo Quadri siede nel Municipio di Lugano dal 2008 e dirige i dicasteri Istituti sociali e Turismo. Dopo Giovanna Masoni e Angelo Jelmini, è il terzo protagonista delle interviste dedicate agli uscenti in vista delle elezioni del 14 aprile.

Senta Quadri, la presenza di Giuliano Bignasca sulla lista della Lega, che tante polemiche ha scatenato, può essere un vantaggio dal profilo elettorale?

"La presenza del Nano in lista è un dato di fatto. D’altronde, al momento della scomparsa del Nano le liste erano definitive, e se esistono dei termini non è per piacere o dispiacere all’avvocato Paolo Bernasconi. Mantenere il nome di Bignasca sulla lista era una scelta non solo obbligata ma anche - per noi - doverosa, per rispetto del nostro presidente e municipale che aveva dichiarato che questa sarebbe stata la sua ultima battaglia. La combatterà, e noi con lui”.

La socialità a Lugano è all’avanguardia. Quali sono i cardini del sistema che avete costruito?

“Abbiamo un regolamento sociale comunale che viene preso a modello, recentemente rivisto sulla base di uno studio che abbiamo condotto: quello sulla povertà. Il sistema sociale ticinese è già di per sé buono, ma il regolamento comunale ci consente di colmare le lacune che ancora presenta, in modo mirato e il più possibile risolutivo. Anche lo studio è stato un’iniziativa innovativa: non l’ha mai fatto nessuno finora. È così emerso che c’è una fascia di cittadini che in qualche modo sfugge alle prestazioni sociali cantonali, e si è dunque evidenziata la necessità di calibrare meglio gli strumenti disponibili a livello comunale. Si interviene sui redditi sotto una determinata soglia per la copertura di bisogni concreti, fino ad un determinato massimo erogabile, stabilito dal regolamento. Per esempio: il cittadino ha un conguaglio che non riesce a pagare? Ebbene, fatte le dovute verifiche, il Comune interviene secondo i termini del regolamento, per evitare che cada in una spirale debitoria di dipendenza. L’obiettivo è mettere il più possibile le persone meno abbienti in grado di stare in piedi da sole”.

Un modello innovativo e in continuo sviluppo, insomma…

“Direi di sì. Poi, da un anno, Lugano dispone dell’area di promozione e intervento sociale, che serve a promuovere indagini e progetti di vario genere per sostenere al meglio le persone che si trovano in difficoltà. Gli ultimi sono l’indagine “Lugano città amica degli anziani”, che ha coinvolto tramite formulario tutti gli “over 65” della Città, e il nuovo sito internet degli Istituti sociali comunali, dotato, tra le altre cose, anche di uno sportello virtuale – ma è stato creato anche uno sportello reale - per la raccolta delle offerte di alloggi a pigione moderata. Altri progetti sono in cantiere; ad esempio nell’ambito del lavoro".

Lei dirige anche il Dicastero del turismo, che è strettamente legato all’offerta culturale, e il Mattino non ha certo lesinato critiche alla politica culturale di Lugano.

“Il problema è che la spesa culturale è eccessiva e la valenza turistica dell’offerta oggi è carente. Con il LAC questa valenza dovrà esserci per forza, perché non si può avere una struttura da 200 milioni per fare eventi di nicchia che interessano a pochi. Una struttura da 200 milioni la si costruisce per il grande pubblico. Quando ci sarà il Polo culturale voglio vedere le code di gente fuori dal museo. Se il LAC non sarà in grado di portare degli indotti importanti all’economia cittadina, mobilitando quindi le masse turistiche,  il progetto sarà fallito. Con conseguenze molto pesanti sulle finanze cittadine”.

Ma le grandi mostre costano molto di più rispetto a dieci anni fa…

“Una mostra di grande richiamo è sponsorizzabile, una senza pubblico no. Una mostra senza pubblico continuerà a rappresentare un costo secco per la città senza che ci sia un “ritorno” sul territorio. Alla fine la cifra a carico dell’ente pubblico è la medesima. C’è però una bella differenza tra lo spenderla senza creare indotti e l’investirla in un grande evento che fa girare l’economia turistica (commerci, ristorazione, ecc)”.

Un altro nemico pubblico della Lega è da anni il Museo delle culture…

“Il famoso Museo delle Carabattole. La sua sede, Villa Heleneum, può essere messa sul mercato per una trentina di milioni. Quindi il museo in questione va o spostato altrove o chiuso”.

E il turismo come lo concepisce Lorenzo Quadri?

“In senso molto ampio. Lugano – come il resto del Cantone - ha un problema di occupazione, e su questo dobbiamo lavorare con urgenza. Rilancio economico e marketing territoriale sono le parole chiave. In questo ambito il turismo gioca un ruolo importante, inteso come mezzo per far conoscere e promuovere tutto il territorio ed i suoi punti forti, dalla piazza finanziaria al polo scientifico a quello turistico. Si tratta di creare e propagandare le condizioni quadro che ci rendano più attrattivi per insediamenti ad alto valore aggiunto ma anche come luogo di residenza, e quindi di versamento di imposte, da parte di buoni contribuenti, fisici e giuridici".

E poi c’è la polemica aperta con TicinoTurismo, con il quale non corre buon sangue…

“Non mi pare si possa dire che Lugano sia in cima alle priorità di Ticino Turismo. Così noi siamo andati per la nostra strada: abbiamo creato il Dicastero turismo perché riteniamo – per i motivi che ho appena elencato - che la promozione del territorio sia fondamentale per il futuro di Lugano e vogliamo essere in prima fila nel determinarla. Con il Dicastero turismo, che collabora con l’Ente turistico del Luganese, si sono moltiplicate le forze in campo. Inoltre Lugano si batte per una spoliticizzazione del turismo: questa importante risorsa va gestita in base a criteri aziendali di efficacia ed efficienza. Va abbandonato il principio  della spartizione dei mezzi a disposizione in chiave politica”.

Giovanna Masoni l’ha accusata di essere stato in questi anni, insieme a Giuliano Bignasca, la “penna” del Mattino in Municipio.

“Se la collega crede che la musica cambierà, sbaglia. Se non c’è niente da nascondere non vedo il problema, ci sono questioni di interesse pubblico e la Lega non si farà imbavagliare. Se la Lega non sarà d’accordo su scelte prese a maggioranza dal futuro esecutivo, continuerà a dirlo pubblicamente. Lo dirà in seduta municipale e lo scriverà la domenica, come fatto finora. Piuttosto bisognerebbe chiedersi che livello di trasparenza c’è nella condivisione di certe informazioni in Municipio”.

Il moltiplicatore al 70% è una scelta politica o elettorale?

“Per me è una scelta politica, slegata dalle contingenze elettorali. Mi sono sempre battuto per gli sgravi fiscali, e quindi, ovviamente, contro gli aggravi; e continuerò a farlo. La motivazione politica è semplice: sono contrario a mettere le mani in tasca alla gente, inoltre non si rilancia l’economia e l’occupazione aumentando le tasse, soprattutto in periodi di crisi. In questi periodi bisogna sostenere l’economia ed i consumi. Anche a costo di chiudere qualche anno con i conti comunali in rosso. Del resto i margini per contenere la spesa pubblica ci sono”.

È sostenibile un investimento di cento milioni per il polo sportivo?

“A parte che i cento milioni diventeranno di più, per me la questione si pone in questi termini: se si trova il modo per coinvolgere investitori privati di modo che l’operazione globale del polo sportivo venga a costare, per l’ente pubblico, una quarantina di  milioni (che è poi quanto costerebbe mettere a norma lo stadio attuale) se ne può discutere. Mettere l’intera spesa a carico del contribuente luganese per me è impensabile. Equivarrebbe a fare un LAC 2. Bisogna essere consapevoli che non ci sono i soldi per finanziare tutto. Bisogna compiere delle scelte. E la priorità deve andare a quegli investimenti che creano indotti”.

Se la Lega fa solo due seggi è una sconfitta?

“Di certo non sarebbe una vittoria. La Lega si è fissata degli obiettivi il cui raggiungimento non è di sicuro scontato. Sarà il cittadino a decidere”.

La Lega è costantemente accusata, soprattutto da quando ha la maggioranza relativa in Consiglio di Stato, di voler governare e al tempo stesso fare opposizione. Non accadrà lo stesso anche a Lugano?

“Il primo partito svizzero, che è l’UDC, ha un ruolo istituzionale e di opposizione. La Lega in Ticino ha fatto la stessa cosa, e continuerà a farla. Senza elevare a sistema il mito della collegialità. La Lega ha dimostrato sia di saper fare opposizione, sia di saper governare. Se qualcuno pensa di ricorrere al pretesto del “ruolo istituzionale” per imbavagliarci e renderci ligi a scelte che non condividiamo, ha fatto male i conti. Siamo eletti dal popolo e dobbiamo dire ai nostri elettori quando non siamo d’accordo sulle scelte della maggioranza, e formulare le nostre proposte”.
 

 

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