Per il direttore de La Regione "Per sbarrare la strada alla peste razzista non vi è né destra né sinistra. Solo uomini e donne che si alzano in piedi e dicono senza paura che loro non ci stanno"

BELLINZONA - Il manifesto dell'UDC sull'inasprimento della legga sull'asilo continua a far discutere. La polemica monta attorno a quell'immagine proposta dai Giovani UDC con Elvezia e un contadino che vengono "cavalcati" da un africano e una donna col burqa. Una campagna al centro dell'editoriale del direttore de La Regione Matteo Caratti.
"Ecco come si può pesantemente falsare il dibattito democratico in vista di un appuntamento elettorale, facendo leva su pericolosi cliché (...) L'Udc si sta distinguendo, ancora una volta, dagli altri partiti per i messaggi incendiari veicolati nella campagna per il voto, valicando la linea rossa del razzismo. E, che il piede sull’acceleratore lo pigino i giovani Udc, non fa che ulteriormente preoccupare. Di solito i giovani si dimostrano più aperti e idealisti, ma si vede che nei ranghi Udc vale l’opposto. ‘Dàgli allo straniero, semina odio, semina zizzania. Politicamente crescerai’. Stomachevole" scrive Caratti.
Il direttore de La Regione analizza nei particolari l'immagine scelta che "sono alquanto espliciti: chi subisce ha i capelli biondi (non riusciamo a capire se gli occhi siano rigorosamente azzurri), mentre chi approfitta è straniero, di pelle non bianca. Stomachevole-bis. Capita l’antifona? Non è più sufficiente per i pargoli Udc andare in giro a dire che chi bussa alle nostre porte è un approfittatore del gregge delle pecore nere da sbatter fuori a calci. E no. Ora si cavalca direttamente la tigre razzista"
Sempre riguardo alle immagini usate dai democentristi, Caratti osserva che sono "piccoli tocchi che sottolineano aspetti razziali già utilizzati da altri (leggasi dittature nazifasciste) nella storia recente. In quei capelli biondi come non sentir riecheggiare il delirio della purezza ariana? E in quelle mazzette di banconote forse non le accuse rivolte agli ebrei di essere all’origine delle disavventure economiche della repubblica di Weimar? E così via. Nel secolo scorso si cominciarono a diffondere questi deliri poi divenuti verità di Stato. Sappiamo dove si è poi andati a finire e quanti milioni di morti è costata quella pazzia. Anche il silenzio fece allora la sua parte. Per questo fa bene alla nostra democrazia che vi sia chi osa criticare a voce alta, come ha fatto il consigliere nazionale Marco Romano dicendo che il manifesto gli fa schifo e anche Gioventù Comunista che ha accostato il 2013 al 1936. Per sbarrare la strada alla peste razzista non vi è né destra né sinistra. Solo uomini e donne che si alzano in piedi e dicono senza paura che loro non ci stanno" scrive Caratti.
Replica sempre su La Regione di oggi il presidente UDC Gabriele Pinoja il quale ricalca la via segnata da altri colleghi di partito: " "È vero, si tratta di un’immagine forte – ammette Pinoja –. Ma serve, come altre nostre campagne, per fare passare il messaggio. Messaggio che non vuole scagliarsi contro gli stranieri, ma aprire gli occhi agli svizzeri".
E sulle numerose critiche di campagna filo nazista Pinoja replica: "Il volantino non ha questo significato e non deve essere strumentalizzato dicendo che richiama il nazismo. Con questa vignetta, ma anche con altre campagne, non si vuole attaccare gli stranieri e i frontalieri; il nostro scopo è invece attirare l’attenzione degli svizzeri su problemi come disoccupazione e criminalità e sul fatto che nessuno sta proponendo soluzioni per contrastarne l’aumento".
E se qualcuno se la prendesse con gli stranieri anche a causa di manifesti come quello, chiede il giornale bellinzonese. "Certo, possono esserci pericoli – afferma Pinoja –, ma, ripeto, è un modo nuovo di comunicare, volto proprio ad attirare l’attenzione sui problemi. Se si votasse su questi temi, sette ticinesi su dieci ci darebbero ragione".