Dialogo storico a distanza sulla rivoluzione francese tra il presidente del Consiglio di Stato e quello della Deputazione alle Camere federali

LUGANO/PARIGI - Lorenzo Quadri e Paolo Beltraminelli: di Francia, rivoluzione francese, Robespierre e ghigliottine. Fosse un simposio si potrebbe intitolare così il dialogo storico apparso stamane su Facebook tra il Presidente del Consiglio di Stato e quello della Deputazione ticinese alle camere.
Tutto nasce dalla visita ufficiale che Beltraminelli sta svolgendo a Parigi. Con lui, in uno scatto postato sul social network all'ambasciata svizzera nella capitale francese, anche il Cancelliere Giampiero Gianella e il presidente del Gran Consiglio Alessandro del Bufalo.
In questo contesto Beltraminelli posta la sua riflessione storica: "La rivoluzione francese tra le altre cose portò alla ghigliottina 2780 persone, quasi tutti degli sconosciuti, tutti menzionati in rigoroso ordine alfabetico alla Consiergerie a Parigi, le prigioni del tempo. Accanto a re Luigi XVI e la moglie Maria Antonietta (dopo quasi tre mesi di prigione), ironia della sorte furono ghigliottinati Robespierre (che sapeva troppe cose) e Danton, protagonisti della rivoluzione. Ma vi è pure il padre della chimica Lavoisier, solo perché era anche esattore fiscale e non fuggì come avrebbe potuto. Di lui dissero "la Francia ha perso in pochi istanti una grande testa... Non basteranno 100 anni per trovarne una uguale!".
Il post del presidente del Governo viene ripreso da Quadri, appassionato di storia, che sulla sua bacheca commenta: "Robespierre perse la testa non perché sapeva troppe cose, ma perché era un dittatore, ed infatti al passaggio della sua carretta il popolo lo apostrofava: "morte al tiranno!". Da segnalare anche il duca d'Orléans Luigi Filippo, detto Philippe Egalité, uno dei principali fomentatori dell'odio popolare contro la corte del "cugino" Luigi XVI (in cui era stato messo in un angolo). Il suo voto fu determinante nella decisione della condanna a morte del re, e il duca pronunciò la famosa frase: "je vote la mort". Quando qualche mese dopo fu condannato anche lui alla ghigliottina, il popolo parigino, che aveva un certo macabro senso dell'umorismo, al passaggio della sua carretta gli faceva il verso sfottendo: "je vote la mort". Si sarà capito che "Gigi Pippo" mi è sempre stato in punta... forse perché è il precursore dei $ocial-radikal-chic con i milioni in banca!".