POLITICA E POTERE
Ghisletta all'attacco: "Carovana: dalla tragedia alla farsa?"
Il presidente del Consiglio comunale di Lugano, esponente del PS, ci scrive: "Nel '91 una rivoluzione politica distruttiva, oggi il segnale del declino del populismo?"

di Raoul Ghisletta

Le cose nella storia si ripetono sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Se prendiamo la “carovana della libertà” della Lega, l’ipotesi di Marx ci può stare.

La prima carovana della libertà (1991) ha portato in Ticino una rivoluzione politica sostanzialmente distruttiva, di cui si deve salvare solo la denuncia del malandazzo in un importante settore economico, quello edile (una denuncia che anche altri hanno fatto, anche prima della Lega, rimanendo poco ascoltati). Questa rivoluzione ha modificato il sistema politico, spingendolo verso il populismo, verso la rinuncia ad assumersi le responsabilità, verso l’incoerenza crescente tra quanto affermato prima delle elezioni e quanto fatto dopo le elezioni, verso l’impossibilità di distinguere in modo chiaro tra posizioni di destra e di sinistra, tra progressisti e conservatori. A questo si aggiunge l’utilizzo sistematico degli attacchi personali agli avversari e dei cliché xenofobi, che alla lunga avvelenano la politica e la convivenza civile.

Questo mutamento rende opaca la democrazia e l’operato dei suoi protagonisti. Basta qualche esempio. Prima delle elezioni cantonale tutti erano d’accordo di investire nella scuola pubblica, perché essa è fondamentale per il futuro dei giovani; dopo le elezioni per la maggioranza dei partiti i soldi non ci sono nemmeno più per ridurre gli allievi per classe nella scuola dell’obbligo da un massimo di 25 ad un massimo di 22 (una soluzione di compromesso proposta dall’attuale Governo). E il presidente del Governo qualche settimana fa ha improvvisato, ipotizzando addirittura di ridurre la durata del liceo da 4 a 3 anni.

O ancora a Lugano prima delle elezioni le finanze andavano bene per la maggioranza liberal-leghista, quando ha rifiutato in Consiglio comunale un ritocco minimo del moltiplicatore. E sempre prima delle elezioni quasi tutti i partiti luganesi hanno sostenuto un programma per potenziare e rendere accessibili a tutti le mense in tutte le zone, stanziando un investimento di 8,7 milioni. Dopo le elezioni la maggioranza del nuovo Municipio di Lugano ritiene che le finanze siano nel profondo rosso e rinvia l’attuazione dell’investimento per le mense, accampando argomenti ridicoli.

Ora abbiamo assistito alla seconda carovana della libertà, la farsa del 2013: segnerà il declino di questo modo di far politica inconcludente e controproducente per il Ticino? Segnerà il declino del populismo che addita i problemi veri e presunti, strumentalizzando i mass media e abbindolando i cittadini, senza essere in grado di elaborare soluzioni utili ed attuabili? Segnerà la perdita di fiducia dei cittadini nei confronti dei politici, che raccontano bugie prima delle elezioni e che confondono le acque dopo le elezioni, accampando scuse su scuse. È difficile dirlo, in quanto dipenderà dalla rinascita della cultura politica nel Cantone, che va alimentata dal coraggio e dall’impegno civico delle persone che hanno le conoscenze e le competenze per farlo, a cominciare da quei politici e da quelle personalità autorevoli che comunicano poco con i cittadini. Inoltre va rotto il silenzio da parte di molti intellettuali: la loro voce critica, malgrado il Ticino si sia dotato di strutture universitarie negli ultimi 20 anni, si sente ancora poco nel dibattito politico. E questo pesa sulla capacità del sistema politico di fare autocritica e di costruire cose positive per il Paese, a cominciare dalle riforme necessarie allo sviluppo della società ticinese.

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