Il Consigliere Nazionale critica che il Governo dopo la decisione di respingere la sua mozione che chiedeva un adeguamento della Convenzione di Vienna: "Una risposta buttata là così, sinceramente non l’avevo ancora vista"

BERNA/LUGANO - Non è molto stupito il consigliere nazionale Lorenzo Quadri rispetto alla presa di posizione nei confronti della sua mozione da parte del Consiglio federale. In mattinata infatti, l’esecutivo ha comunicato di non avere intenzione di sostenere la richiesta di modifica della Convenzione di Vienna sulla circolazione stradale, per permettere ai veicoli immatricolati nella Confederazione di fare a meno dell'autocollante “CH”.
Secondo il Consiglio federale, l’Italia non fa altro che applicare la Convenzione e la bandiera svizzera presente sulle targhe elvetiche non è sufficiente per escludere l’utilizzo dell’adesivo, dovrebbe infatti apparire anche sulla targa anteriore.
“Il Consiglio federale ha preso posizione, senza neppure fare domande. Non ci voleva molto, sostanzialmente se ne infischiano e va bene così, secondo loro” commenta Quadri. “Per me è abbastanza ridicolo che non si possa riconoscere che la bandiera è anche più indicativa delle due lettere “CH”. La Convenzione di Vienna degli anni ’60 è lacunosa in questo senso, nella mozione si chiedeva solo un adattamento e una risposta buttata là così, sinceramente non l’avevo ancora vista. Questo dimostra quanto siano importanti per loro i problemi del Ticino, seppur piccoli. Non c’è un minimo di attenzione da parte dei funzionari per il nostro Cantone e certo la fiducia non ne trae giovamento. Questo è sintomatico delle relazioni con l’Italia, ma oltre Gottardo non ci si rende conto”, ha continuato il consigliere nazionale.
“Ripeto, non crolla il mondo, ma era comunque una questione legata al Ticino. Inoltre mi piacerebbe sapere quante multe hanno ricevuto le automobili con le targhe vecchie italiane, ma penso già di conoscere la risposta: zero”.