POLITICA E POTERE
Svizzera-Cina: Paolo Bernasconi minaccia il referendum sull'accordo libero scambio
Secondo l'avvocato ticinese accettando di firmare un accordo con i cinesi che omette le clausole legate al rispetto dei diritti umani, Berna fornisce "un'arma" a Pechino per i futuri negoziati con USA e Europa: "Noi serviremo loro da modello sinistro"

BERNA - Paolo Bernasconi auspica un referendum sull'accordo di libero scambio firmato tra Svizzera e Cina. In un'intervista apparsa oggi sul domenicale "Matin Dimanche", l'avvocato ticinese afferma di temere che questo testo possa servire a Pechino per eclissare la questione dei diritti dell'uomo nei negoziati futuri con l'Europa e gli Stati Uniti.

Accettando di firmare con la Cina un accordo che omette le clausole legate al rispetto dei diritti umani, clausole abituali nel diritto pubblico internazionale, secondo l'ex procuratore ticinese e dottore honoris causa dell'Università di Zurigo, la Confederazione fa passare il messaggio che non è necessario insistere su questo punto. "Noi serviremo loro da modello sinistro", ha aggiunto.

Bernasconi teme che la Cina possa ormai utilizzare questo argomento nei colloqui con Bruxelles e Washington. "Se questa omissione era la condizione per sigillare un tale accordo, sarebbe molto grave", ha dichiarato.

"Bisogna lanciare un messaggio chiaro al Parlamento, che deve ottenere l'introduzione di una clausola sui diritti umani in questo testo", rivendica il ticinese criticando la mancanza di consultazione sull'accordo.

Ritenendo di poter contare su sostegni "molto ampli", soprattutto tra ambienti religiosi, Paolo Bernasconi ritiene che una campagna - che potrebbe costare 300'000 franchi - per raccogliere 50'000 firme "sarebbe il miglior investimento" della sua vita.

ATS

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