Politica e Potere
28.08.2013 - 14:490
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

Le "pensioni d'oro" dei ministri agitano il Palazzo

Dopo i tagli annunciati dal Consiglio di Stato, cresce il malumore contro il sistema pensionistico dei membri del Governo. E gli ex ministri , e una parte di ex magistrati, costano già più di 5 milioni

BELLINZONA - Il tema è delicato, soprattutto in un momento come questo, dove il Consiglio di Stato si appresta a chiedere importanti sacrifici a cittadini, dipendenti pubblici e aziende. Proprio ieri i ministri, incontrando i sindacati del personale dello Stato, hanno annunciato l'intenzione di riproporre l'abolizione dell'indennità per economia domestica e di sospendere gli avanzamenti di carriera (per un risparmio annuo di circa 11-12 milioni di franchi). Ecco che allora, in questo contesto, la bomba innescata e pronta ad esplodere. Negli ambienti governativi, paragovernativi, e parlamentari, se ne fa un gran chiacchierare, sottovoce. Il malumore serpeggia a Palazzo contro quelle che vengono definite "le pensioni d'oro dei ministri". Una definizione probabilmente eccessiva ma che in fin dei conti rilancia una domanda di fondo che si ripropone quasi annualmente. Questa: in tempi di risanamento finanziario e di sacrifici, i Consiglieri di Stato sono pronti a tagliare qualche loro beneficio? In particolare si punta il dito contro le regole che stabiliscono il sistema pensionistico dei membri del Governo e alcuni benefit. Cominciamo dalle pensioni perché da lì tutto comincia. Nel novembre dello scorso anno viene presentata una mozione che in soldoni chiede che anche i ministri si paghino la pensione. L'atto parlamentare è particolarmente "pesante" perché sottoscritto dai gruppi di PPD, PLR, PS e Verdi oltre che da Sergio Morisoli. La mozione chiede di “valutare le condizioni generali che regolano la retribuzione dei membri del Consiglio di Stato e le relative misure di previdenza alla stregua degli altri dipendenti dell’amministrazione”. I partiti, insomma, vogliono che i Consiglieri di Stato siano assoggettati alla Cassa pensione come gli altri dipendenti pubblici. Attualmente, infatti, gli ex ministri percepiscono la pensione direttamente dalle casse statali, senza dover versare contributi. Ecco due conti della serva per inquadrare la tematica. Dopo tre anni di servizio, ogni Consigliere ha diritto a una rendita pari al 15% del salario. Una percentuale che aumenta di 3,75 punti ogni anno, sino al raggiungimento del 60%. Dopo 15 anni a Palazzo delle Orsoline, un ministro ha diritto alla pensione massima e questo anche se non ha raggiunto i 65 anni. E su un salario di 240mila franchi, si parla di un assegno di 11mila franchi al mese. Se la proposta della mozione dovesse essere accolta i ministri potrebbero essere affiliati alla Cassa pensioni dello Stato, portandovi anche il proprio capitale di libero passaggio. Pagherebbero inoltre come tutti, dei contributi. E una volta lasciato Palazzo, ritirerebbero quanto messo da parte spostandolo per la pensione su un conto di libero passaggio o depositandolo presso l’istituto previdenziale della nuova professione. Un po’ come tutti, insomma. Per rispondere a questa mozione il Consiglio di Stato ha commissionato a Guido Corti, giurista del Governo, uno studio che mette a confronto condizioni pensionistiche dei ministri ticinesi con quelli degli altri cantoni. Sui risultati dell'analisi, già consegnata al Governo, vige un riserbo che neppure i segreti della Madonna di Fatima. Tuttavia qualche piccola indiscrezione filtra. Secondo i bene informati il sistema pensionistico del nostro Consiglio di Stato sarebbe tra i più vantaggiosi fra i Cantoni svizzeri. Ovvio, va considerato che ci sono regioni del Paese dove un Consigliere di Stato si paga la Cassa pensioni ma guadagna di più, anche a fronte di una popolazione più elevata. Possibilità, quello dell'aumento del salario, che anche la mozione ticinese non esclude. Ma la regola generale dice piuttosto il contrario: guadagni inferiori e prelievi per la pensione. Vi sono poi Cantoni dove se un ministro si ritira prima dei 50 anni gli viene concessa una buonuscita e non il trattamento pensionistico a vita. In tal senso va considerato che il Cantone spende oltre 5 milioni di franchi all'anno (dato consuntivo 2012), per pagare la pensione ad ex ministri ed ex magistrati (per questi ultimi la legge è cambiata all'inizio degli anni novanta). E va considerato che da una risposta alla Gestione di una decina di anni fa emergeva che negli anni novanta una decina di ministri hanno smesso di lavorare prima dei 50 anni. Chi, invece, lasciato il Governo ha trovato nuova occupazione "perde il diritto alla pensione nella misura in cui e fino a quando il guadagno conseguito maggiorato delle prestazioni sociali (pensione AVS/AI) supera l’importo dell’onorario di un membro del Consiglio di Stato in carica. Questa disposizione non è applicabile se il pensionato ha compiuto i 65 anni di età". Dice sempre la legge. Ma nelle norme che regolano il trattamento pensionistico dei Consiglieri di Stato, vi sono altri articoli che ad alcuni fanno strabuzzare gli occhi, e che pongono dei dubbi di equità. Prendiamo ad esempio l'articolo 16: "Se alla carica di Consigliere di Stato viene eletto un affiliato all’Istituto di previdenza del Cantone Ticino, lo stesso trasferisce allo Stato la somma delle tasse e dei contributi ricevuti, senza interessi". Mentre se, come nella maggior parte dei casi, qualcuno viene dal privato, il capitale cumulato della pensione, lo può ritirare oppure trasferire, allo Stato, acquistando però degli anni di servizio. Ecco un altro articolo "sensibile": "In caso di pensionamento per invalidità, vecchiaia, mancata conferma o dimissioni, gli anni prestati come dipendente dell’amministrazione statale, o gli anni riscattati, saranno computati per determinare la pensione di diritto come quelli prestati in qualità di Consigliere di Stato". Vale a dire che se uno prima di fare il ministro faceva, ad esempio, il docente per 10 anni, la sua pensione sarà praticamente al massimo già' nella prima legislatura. Per carità: lo stesso dicasi per chi viene dal privato che, tuttavia, nella maggioranza dei casi, non guadagna di più di quanto guadagnava prima. C'è un ultimo punto che fa discutere tra i benefit del Consiglieri di Stato, quello legato al rimborso spese legato all’esercizio della carica. Dice la legge: "Ciascun Consigliere di Stato può scegliere di essere indennizzato con un importo forfetario annuo per generi di spese da non giustificare singolarmente. L’elenco di questi generi e l’importo forfetario, così come ogni loro modifica, sono proposti dal Consiglio di Stato e approvati dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio". Si parla di circa 30'000 franchi, esentasse, che vanno sostanzialmente a sommarsi ai 240'000 franchi di stipendio annuale. Fin qui il punto sulla vicenda e il suo riassunto. In attesa di sviluppi… AELLE/emmebi PS: Oltre alla mozione interpartitica attualmente al vaglio, vi sono due precedenti storici in materia. L'iniziativa di Pietro Martinelli del 1976, affrontata nel 1989, e quella di Raoul Ghisletta del 1997, evasa nel 2006. Insomma, non sono certo temi che vengono affrontati con celerità…. Questo, infine, quanto prescrive la legge in materia di mozioni: "Essa è trasmessa direttamente al Consiglio di Stato, che presenta un messaggio al Gran Consiglio entro 6 mesi. Se il Consiglio di Stato non accetta, integralmente o parzialmente, le proposte, il mozionante può chiedere, entro 1 mese, che la mozione e il messaggio del Consiglio di Stato siano trasmessi a una Commissione che riferisce al Gran Consiglio con un rapporto entro 1 anno". Il tempo è già scaduto.
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