POLITICA E POTERE
Il j'accuse del giudice Villa sullo scandalo dei fratelli calabresi. Gobbi: "Condivido, ma i bilaterali li ha voluti il PLR"
Erano in assistenza spacciavano cocaina. In Tribunale il caso che liberatv ha raccontato in gennaio. Duri giudizi sulla politica e l'amministrazione da parte del giudice e del PP Respini

LUGANO – Ma cosa sta succedendo in Ticino? Come possono accadere cose del genere? Il giudice Marco Villa, ieri in aula, ha posto queste domande al processo contro due fratelli calabresi, di 40 e 38 anni, condannati a 20 mesi il primo e a 10 il secondo per spaccio di cocaina. Un duro j’accuse contro le autorità politiche e i funzionari preposti al rilascio dei permessi di residenza e dell’assegnazione delle prestazioni assistenziali. E scoppia la polemica.

Quella di cui stiamo parlando è una vicenda scandalosa che liberatv ha raccontato nei dettagli il 24 gennaio, e in seguito alla quale i deputati della Lega Amanda Rückert e Daniele Caverzasio hanno presentato un’interrogazione al Governo. E oggi arriva una seconda interrogazione, questa volta firmata dal gruppo UDC in Gran Consiglio.

Non solo: il ministro della giustizia Norman Gobbi, scrive su Facebook: Condivido le parole di Villa, "ma mi sorprende che un giudice non ricordi come sia il suo partito (PLR) ad aver voluto e sostenuto l'Accordo sulla libera circolazione, che tra le tante cose, non permette di richiedere il casellario giudiziale del cittadino UE in arrivo da noi".

In attesa che il Consiglio di Stato si esprima sulla prima interrogazione (e ora dovrà farlo anche sulla seconda), la prima risposta “politica” è arrivata infatti proprio dal giudice Villa. Già, perché nel frattempo, dopo nove mesi, il caso è sfociato in tribunale.

Il j'accuse di Villa

“Ho difficoltà - ha detto il giudice, come riporta il Corriere del Ticino - a capire cosa sta diventando il nostro Cantone e perché ci troviamo ad affrontare situazioni simili. Domande alle quali non riesco a trovare risposta. Come può succedere  che una persona con 14 condanne collezionate in Italia ottenga senza problemi un permesso di dimora in Ticino che gli consente di far giungere a Bodio anche la moglie e i figli e poi di beneficiare, perso il lavoro dopo un paio di mesi, della rendita di disoccupazione e successivamente delle presta¬zioni dell'assistenza. Tutto questo mentre spaccia cocaina”.

I due fratelli hanno ammesso di aver consumato cocaina alcuni etti di cocaina e spacciato la medesima sostanza: il primo 300, il secondo 100 grammi. Lo spaccio è avvenuto nelle Tre valli e nel Bellinzonese sull'arco di un paio d'anni fino al 22 gennaio quando i due malviventi sono stati arrestati. 

Il minore dei due fratelli, con la sua famiglia ha beneficiato di assegni assistenziali per 119mila franchi e che si è opposto alla revoca del permesso B. “È normale tutto questo?” si è chiesto Marco Villa, rilevando che “ci sono persone oneste che lavorano, che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e che non ricevono aiuti dallo Stato”. 

Il j'accuse del procuratore Respini

Le sue perplessità sono state condivise dal procuratore pubblico Nicola Respini: alcuni servizi dell'Amministrazione cantonale deputati al rilascio dei permessi di soggiorno non eseguono più controlli, ha detto (nel caso specifico, al 40enne è stato chiesto semplicemente di compilare un formulario di autocertificazione su eventuali precedenti penali).

“Servizi che - ha tuonato il magistrato - si svegliano solo dopo l'intervento della polizia che fa suonare il campanello. Forse sarebbe meglio lasciare le scrivanie e andare a vedere cosa succede fuori dagli uffici”.

La reazione del ministro Gobbi

“I media riportano oggi che il giudice Marco Villa, spalleggiato dal PP Respini, avrebbe sparato sulle autorità preposte al rilascio di permessi a stranieri con precedenti in Italia e alla concessione di prestazioni assistenziali ai due imputati calabresi condannati. Nulla da eccepire e anzi condivido, perché vorrei anch'io che le autorità avessero più ampia facoltà di non concedere permessi a gente con precedenti penali e di negare in simili casi l'assistenza.

Ma mi sorprende che un giudice non ricordi come sia il suo partito (PLR) ad aver voluto e sostenuto l'Accordo sulla libera circolazione, che tra le tante cose, non permette di richiedere il casellario giudiziale del cittadino UE in arrivo da noi; il Ticino è già oggi più restrittivo e questo fa arrabbiare l'authority di vigilanza europea sull'applicazione degli accordi.

Altrettanto il giudice non ricorda come siano i suoi colleghi magistrati, in particolare del Tribunale federale, a fare giurisprudenza sia in ambito di concessione di permessi a persone con precedenti penali all'estero, allargando fortemente le maglie del controllo statale, sia nel settore della concessione delle prestazioni assistenziali anche a chi è da poco da noi e si macchia di reati.

La separazione dei poteri è principio sacrosanto, come pure la conoscenza del diritto amministrativo e degli accordi internazionali e purtroppo della loro degenerata applicazione in virtù della giurisprudenza. Comunque, il Dipartimento e il sottoscritto non mollano sulla linea dura e le rivendicazioni di maggiori spazi di manovra nell'accertamento delle persone che intendono risiedere da noi!”

Così liberatv aveva raccontato la vicenda il 24 gennaio: 

"I due fratelli calabresi, di 38 e 40 anni, residenti a Bodio, sono stati arrestati martedì scorso con l’accusa di infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti.
Dopo essersi stabilito a Bodio nel maggio dello scorso anno, il più giovane dei due è stato raggiunto in estate dalla famiglia: moglie e quattro figli. Non avendo lavoro, ma una famiglia a carico, ha chiesto e ottenuto l’assistenza sociale. La legge consente anche questo.
Ed è nel suo appartamento che gli agenti dell'antidroga hanno fatto irruzione l’altro giorno, trovando alcuni grammi di cocaina, già confezionati in bolas, e mezzo chilo di marijuana.
“Trovare” è la parola giusta, in quanto, all’arrivo degli agenti la moglie del 38enne ha gettato le bolas dalla finestra e la polizia ha dovuto ricorrere a un cane antidroga per recuperarle. Pochi grammi, ma comunque cocaina già pronta per la vendita. La marijuana, invece, era finita "casualmente" nello zainetto del figlio più grande, di 15 anni, che stava uscendo per andare a scuola. Ma i poliziotti hanno mangiato la foglia e prima che uscisse di casa l’hanno perquisito (…). Non ci è dato sapere se anche il 40enne senza lavoro beneficiava di una rendita sociale, o se percepiva ancora indennità di disoccupazione. Non c’è chi non veda, nella vicenda, anche un problema legato all’abuso delle assicurazioni sociali, pure questo da accertare e da valutare. Senza colpevolismo gratuito, ma anche senza “buonismo”.

L'interrogazione dell'UDC

Questa, invece, l’interrogazione odierna presentata dalla deputata Lara Filippini e dai suoi colleghi UDC.

“Qualcuno sostiene che il giudice Marco Villa sia andato oltre il suo ruolo affermando, a nostro avviso a giusta ragione, la sua perplessità di fronte all’ennesimo rilascio di permessi di dimora all’apparenza senza alcun criterio.
Infatti i due calabresi condannati per spaccio hanno sulle spalle ben 14 condanne collezionate nel proprio paese d’origine eppure, senza apparente difficoltà, hanno ottenuto il permesso di dimora, beneficiando altresì, dopo solo un paio di mesi di lavoro, della rendita disoccupazione e di prestazioni d’assistenza, il tutto mentre spacciavano.
Nei confronti delle famiglie, dei giovani del nostro cantone che cercano di barcamenarsi alla ricerca di un lavoro, che rispettano le leggi, questo è l’ennesimo schiaffo morale del nostro Ticino.
All’apparenza sembra l’ennesimo messaggio che se delinqui vieni aiutato, mentre se sei un cittadino onesto vieni lasciato quasi allo sbando.
Inoltre uno dei due imputati, durante il dibattimento ha più volte mancato di rispetto alla corte, un mancato rispetto quindi non solo verso il giudice che gestiva il processo ma, a nostro modo di vedere, anche verso il nostro paese che, nonostante quanto sopra citato, li ha accolti senza eccepire.

Chiediamo quindi al Consiglio di Stato di voler rispondere alle seguenti domande:

-    Chi è il funzionario che ha rilasciato i permessi di dimora ai due condannati?
-    Si è proceduto a un controllo della fedina penale in Italia prima di procedere al rilascio di tale permesso?
-    Com’è possibile che neanche negli uffici preposti al rilascio della rendita di disoccupazione e prestazioni di assistenza ci si sia accorti di tutto ciò? Chi è il responsabile? 
-    Quali verifiche vengono effettuate prima di dare semaforo verde alla smania d’importare stranieri che sembra imperversare nella Berna federale, ma oggi anche in Ticino?
-    Cosa intende fare il CdS per evitare che in futuro tale leggerezza nella concessione dei permessi di dimora abbia a ripetersi?".

emmebi

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