Mi scuso di aver affermato che "un mandato come questo a un gruppo mediatico in ristrettezze finanziarie potrebbe sembrare un finanziamento occulto per proteggere un portale vicino alla Lega"

LUGANO - Dopo il direttore del Corriere del Ticino, Giancarlo Dillena, anche il deputato socialista Carlo Lepori si scusa con i giornalisti di liberatv per alcune dichiarazioni fatte nell'ambito della polemica sul mandato ricevuto dalla nostra azienda dal Governo per realizzare una serie di filmati sulla Polizia cantonale.
Dichiarazioni pesanti che il sito ticinolibero ha naturalmente sbattuto nel titolo dell'ennesimo articolo di attacco a liberatv e ai suoi giornalisti. Ecco il testo che ci ha inviato Lepori.
"Il portale TicinoLibero domenica scorsa mi ha sottoposto alcune domande sul mandato assegnato a LiberaTV dal Consiglio di Stato per la realizzazione di 13 filmati sull’attività della Polizia cantonale.
Dando seguito alla richiesta di Marco Bazzi, mi scuso di aver affermato che «un mandato come questo a un gruppo mediatico in ristrettezze finanziarie potrebbe sembrare un finanziamento occulto per proteggere un portale vicino alle posizioni politiche del partito del Consigliere di Stato Gobbi; e per il futuro, una forma di invito a mantenere tale posizione.»
Non dispongo in effetti di alcun elemento per ritenere che la società LiberaTV Sagl sia confrontata con «ristrettezze finanziarie». Dopo aver sentito le spiegazioni di Marco Bazzi, convengo che anche il mandato non rappresenta un «finanziamento occulto» e che il rischio di condizionamento politico delle scelte giornalistiche del portale LiberaTV è una valutazione personale di possibili sviluppi futuri, non legata a fatti concreti.
La mio riferimento ai ministri leghisti che sembrano aperti a finanziare i media ticinesi, era principalmente legato alla mia interrogazione parlamentare su alcune pubblicità del Dipartimento del territorio apparse sul Mattino della domenica.
Sulla procedura del mandato diretto, adottata dal Consiglio di Stato, ripeto che per legge non era necessario fare un concorso pubblico, ma farlo sarebbe stato più trasparente".
Carlo Lepori