“Il concordato in vigore dà già utili strumenti (e vi spiego quali), ma non è abbastanza”, dice il deputato PLR relatore in Gran Consiglio del pacchetto intercantonale anti hooligans.

GIUBIASCO – Il problema degli hooligans tiene banco ormai da una settimana in Ticino come altrove in Svizzera. Da quando, martedì scorso, a Lugano sono scoppiati i disordini con gravi episodi di violenza avvenuti prima e dopo il derby con l'Ambrì. Ma, come detto, non il nostro Cantone è confrontato con questa problematica: sabato sera anche a Zurigo dopo la partita del Grasshopper contro il San Gallo si sono verificati scontri fra tifoserie e una poliziotta è stata ferita al collo.
Episodi e atti decisamente allarmanti per Giorgio Galusero, Granconsigliere PLR relatore in Gran Consiglio del concordato intercantonale anti hooligans a cui abbiamo chiesto, innanzitutto, cosa pensa di questa situazione.
“È una situazione che deve preoccupare parecchi, perché è un’escalation che magari si poteva anche prevedere, ma sicuramente non sotto una forma così violenta. Questa mattina ho guardato con preoccupazione ai dati pubblicati dalla Federazione dei Funzionari di Polizia. Nel 2012 sono stati coinvolti in scontri, aggrediti o feriti quasi tremila poliziotti e una buona parte di questi proprio durante le manifestazioni sportive. L’ultimo episodio sabato scorso a Zurigo. La situazione quindi è sicuramente molto preoccupante.”
Quali sarebbero le soluzioni secondo lei?
“Il concordato attualmente in vigore votato nel mese di maggio dal Gran Consiglio dà già dei buoni strumenti. Però, personalmente, ritengo che non è ancora sufficiente. Bisogna aumentare le pene previste dall’articolo 285 che prevede la violenza contro le autorità, soprattutto per i funzionari di polizia. La possibilità di inasprire le pene come deterrente è per me fondamentale. E in tal senso sto preparando una atto parlamentare da sottoporre al Gran Consiglio per sollecitare le camere federali ad andare in questa direzione, come ha già fatto la Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia.”
Torniamo al concordato, cosa prevede attualmente?
“Si parte dal divieto di area e alla firma in polizia fino al fermo in centrale. Chi è recidivo durante gli incontri può esser convocato fino al termine della partita o al giorno dopo. Per quanto riguarda il penale, ho apprezzato molto la direzione presa dal procuratore pubblico che ponendo il fermo preventivo di due mesi per i due ragazzi coinvolti nello scontro pre partita ha lanciato un messaggio chiaro. È già una misura importante, ma, ripeto, secondo me le pene andrebbero alzate.”
Per quanto riguarda le diffide di entrata allo stadio e di circolare entro un certo perimetro durante gli incontri, quanto durano tali misure, chi le emette e come vengono controllati i soggetti colpiti?
“La durata è stata aumentata da uno agli attuali tre anni. Nel concordato poi si precisa, ed è stata cambiata anche la legge sulla polizia cantonale in tal senso, che è compito appunto della Cantonale decretare questi divieti. Il controllo del rispetto delle diffide rimane invece un problema. Prima di tutto bisogna specificare che la Polizia non può vietare l’accesso allo stadio, di questo, su invito della Cantonale, si occupa il club. Quello che la polizia può fare è il divieto di area, fissare cioè un perimetro entro cui quella tal sera il soggetto colpito dalla misura non può entrare. La persona quindi non dovrebbe andare allo stadio, ma controllare in maniera rigorosa è appunto un problema perché non si possono bloccare tutte le strade d’accesso. Ma è chiaro che se chi ha la diffida viene preso all’interno dell’area, scatta, o meglio, dovrebbe scattare, la firma in polizia o, misura secondo me molto più efficace, il fermo in centrale.
Infine, cosa pensa dell'idea di introdurre un biglietto nominale, legato alla carta di identità di chi lo acquista, questo non potrebbe anche aiutare nel controllo dei soggetti colpiti da diffida?
“Potrebbe essere un altro strumento, ma bisognerebbe avere delle postazioni all’entrata dello stadio che eseguono controlli di identità con un computer che immediatamente dalla banca dati dica se uno è diffidato o meno. E come si fa? La banca dati necessaria deve esser fruibile con tempi di reazione efficienti. Il tempo di attesa per queste verifiche è un fattore molto importante, altrimenti si finisce solo col creare colonne interminabili e disagi. Sarebbe una soluzione, ma al momento sembra difficilmente applicabile.”
IB