Il Cavaliere, quando ormai sembrava consumata la rottura con l'Esecutivo e la scissione del suo partito, spiazza tutti: "Convinto dal discorso del presidente del Consiglio"

ROMA - Clamorosa retromarcia di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, quando ormai i giochi sembravano fatti, con la scissione del suo partito tra chi, come lui, sosteneva di voler votare la sfiducia al Governo di Enrico Letta, e chi, come il segretario del partito Angelino Alfano e i ministri pidiellini, insieme a una nutrita pattuglia di senatori, era convinto di continuare a sostenere l'Esecutivo.
Mancavano solo le parole di Berlusconi a certificare una svolta clamorosa e traumatica per il PDL, il centrodestra, e la storia degli ultimi 20 anni della vita politica italiana. Nella convulsa mattinata di Palazzo Madama erano già state avviate le pratiche della scissione: con gli "alfanianI" pronti a formare un nuovo gruppo parlamentare e i fedelissimi del Cavaliere che avevano certificato con un voto all'interno del gruppo la volontà di passare all'opposizione. E, invece, nella sorpresa generale, Berlusconi ha preso brevemente la parola in aula mettendo in atto un'incredibile retromarcia.
"Siamo stati noi a volere la nascita di questo Governo anche perché avevamo la speranza che potesse cambiare il clima del Paese. Speravamo che si potesse andare verso la pacificazione. E abbiamo ancora questa speranza", ha esordito il Cavaliere.
"Abbiamo ascoltato il discorso di Enrico Letta, i suoi impegni sulla fiscalità e sulla volontà di recepire la normativa europea sulla responsabilità civile dei magistrati. E a fronte di questi impegni, e della convinzione che l'Italia ha bisogno di un Governo per mettere in atto le riforme, abbiamo deciso di esprimere un voto di fiducia verso il Governo".