POLITICA E POTERE
L'appello alla politica di Fiorenza Bergomi: “Abbiamo bisogno di più ispettori in polizia”
Per la procuratrice capo del gruppo che indaga sui reati finanziari: “Qualcosa è stato fatto, ma non basta. La situazione attuale ci obbliga a una negoziazione assurda fra i nostri impegni e quelli della polizia che ritarda lo svolgimento delle indagini"
BELLINZONA – Bisogna potenziare l’organico della Polizia cantonale e aumentare il numero di ispettori e commissari adeguandolo alle attuali esigenze. È l’appello lanciato oggi – in un’intervista alla Regione – alle autorità politiche dalla procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi, dall’inizio di quest’anno a capo del gruppo di pp che indaga sui reati finanziari e che collabora con gli investigatori della sezione Reati economico-finanziari (Ref) della Polizia giudiziaria.Bergomi ricorda che già nel 2007 l’allora pp Giovan Maria Tattarletti aveva spinto per un potenziamento della Polizia giudiziaria e da allora qualcosa è cambiato. La Ref ha potuto recentemente contare sull’assunzione di nuovi analisti finanziari. Ma non è ancora abbastanza. “Servono più poliziotti che coadiuvino il magistrato nelle inchieste: interrogatori, indagini. Urge quindi un aumento degli agenti, anche a tutela della nostra piazza finanziaria”, dichiara Bergomi alla Regione.Il Ministero pubblico ha potuto sì contare sull’apporto di nuove forze grazie all’azione di governo e Gran Consiglio, che ha aumentato il numero dei segretari giudiziari e dei magistrati. Ma non basta. “Credo però che l’autorità politica debba fare un ulteriore sforzo, potenziando l’organico della Polizia cantonale, affinché anche il numero di ispettori e commissari – parliamo quindi degli agenti che coadiuvano la magistratura inquirente nella conduzione delle inchieste – venga adeguato alle esigenze odierne”, spiega ancora Bergomi alla Regione. Attualmente la Ref conta infatti diciassette unità, di cui sei analisti e il resto agenti. Per la Bergomi soprattutto quest’ultimi sono pochi, ma “la carenza di agenti riguarda anche le altre sezioni specialistiche della Giudiziaria. Ed è un grosso problema. Uno stato di diritto funziona anche quando il cittadino leso nella propria integrità fisica o nei propri interessi materiali ha la certezza che il reato di cui è stato vittima viene perseguito. Ma ciò presuppone risorse umane e mezzi.”La situazione attuale vede nove magistrati che operano in seno al Ministero pubblico occupandosi delle inchieste sugli illeciti finanziari. “All’anno ci occupiamo in media di un migliaio di incarti per reati finanziari. Alcuni dossier li trattiamo direttamente noi procuratori. Per altri procedimenti è invece indispensabile il supporto degli investigatori della Polizia cantonale: cosa molto difficile, se non impossibile, quando il numero dei poliziotti, come oggi, è insufficiente.” La Ref infatti conta attualmente diciassette unità con solo una decina di agenti operativi, ossia quelli a cui i procuratori possono delegare interrogatori e perquisizioni. “Spesso quindi – lamenta Bergomi – come magistrati dobbiamo conciliare la nostra agenda con gli impegni degli ispettori della Ref, alle prese oltretutto con turni e recuperi. Una sorta di negoziazione assurda.”Nella pratica questa situazione obbliga gli agenti della Ref a “dividersi” fra un’inchiesta e l’altra: “Faccio un esempio. Arriva un esposto al Ministero pubblico su un presunto illecito finanziario. Il magistrato ordina quindi la traduzione del denunciato in Procura per l’interrogatorio nonché le perquisizioni nel domicilio e nell’ufficio della persona sotto inchiesta. Poi c’è da esaminare la documentazione sequestrata, cartacea e informatica (parecchia nei reati finanziari). Tutto ciò richiede l’impiego di un certo numero di poliziotti. Può succedere, e non è raro, che lo stesso giorno o quello successivo un altro pp abbia bisogno dell’intervento degli ispettori della Ref. I quali devono così ‘dividersi’ tra l’inchiesta avviata poche ore prima e quella nuova.” Perciò “In questo momento come procuratori cerchiamo di delegare agli agenti della Ref lo stretto necessario, ovvero solo le perquisizioni. Il resto lo trattiamo noi. Questa situazione però ritarda di fatto lo svolgimento delle inchieste,” conclude Bergomi.
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