POLITICA E POTERE
Rusconi lancia l'allarme: "UDC, diamoci una mossa: è una questione di vita o di morte"
Intervista al Consigliere Nazionale alla vigilia del congresso: "Serve una svolta altrimenti si fa molto dura. Disponibile per la lista per il Consiglio di Stato. E Pinoja sia più presente sui media"

LUGANO - Pierre Rusconi, nel bene e nel male, è uno che quando parla non ci gira intorno.  Che non si fa troppe “menate”. Sì, no, perché. Punto. Sia che si tratti di una battuta su un tema frivolo, sia che si tratti del principale fatto di attualità, sia, come in questa intervista, che si tratti di un tema delicato come la salute precaria del suo partito: l'UDC.

E questo, ben inteso, non significa non analizzare o approfondire le vicende o i problemi. Significa tradurre, in modo che quanta più gente possa capire, subito. Populismo, dirà qualcuno. O forse, semplicemente, popolare. In ogni caso, mediatico. Ed è una delle qualità che tutti gli riconoscono.

Il Consigliere Nazionale, parla a tutto campo, alla vigilia del congresso che i democentristi ticinesi terranno sabato. Un congresso diverso da tutti gli altri e che, secondo Rusconi, deve segnare una svolta: "Vorrei premettere che tutto quello che dirò in questa chiacchierata, lo dirò soltanto per il bene del mio partito. E allora vengo subito al punto: dobbiamo assolutamente costruire una nostra identità solida e riconoscibile in previsione delle elezioni Cantonali e Federali. Per noi dell'UDC Ticino è una questione di vita o di morte, politicamente parlando". Argomenta l'ex presidente, ovviamente senza girarci intorno.

Cominciamo dalla diagnosi allora: di cosa soffre l'UDC ticinese?
"Siamo un partito di sostanza ma ci manca l'apparenza. Sul piano mediatico praticamente non esistiamo. Non riusciamo a cavalcare i nostri temi che sono temi che piacciono ai ticinesi, come dimostra il successo della Lega. Invece, a noi che quelle idee le proponiamo, gli elettori sia alle Cantonali che alle Federali ci voltano un po’ le spalle, evidentemente perché sbagliamo qualcosa. Il primo banco di prova, in questo senso, sarà la campagna a favore della nostra iniziativa nazionale “Stop all’immigrazione di massa”: per noi è la madre di tutte le battaglie. Accanto a questo dovremo riuscire a profilarci, eventualmente anche con referendum o iniziative, su temi cantonali.  Dobbiamo assolutamente tornare ad essere presenti sulla scena, altrimenti…"

Altrimenti?
"Altrimenti si fa molto dura. L'UDC in questo momento si trova su una pericolosa linea di confine, dove può ottenere o perdere tutto, a dipendenza di come si muove. A livello cantonale dobbiamo impegnarci al massimo delle nostre possibilità per mantenere, e possibilmente potenziare, il gruppo parlamentare. Sembra un obbiettivo minimo ma non lo è. Se guardo agli ultimi risultati la partita si gioca su pochissimi voti. Non riconfermare il gruppo non significherebbe soltanto essere completamente marginalizzati politicamente, ma pure perdere il contributo finanziario che ricevono le frazioni politiche. E che piaccia o meno per fare politica servono i soldi. Lo stesso problema riguarda il seggio al Consiglio Nazionale. Dobbiamo difenderlo con il coltello fra i denti. Come le dicevo prima è una questione di sopravvivenza e pure di credibilità nei confronti del partito nazionale, che per noi è tutto".

Torniamo alla scarsa presenza mediatica: responsabilità anche del presidente Gabriele Pinoja?
"Sì, senza voler gettare la croce addosso a nessuno. La scena mediatica non è nelle corde del nostro presidente. Ma sono sicuro che d'ora in avanti farà un grande sforzo per essere molto più presente".

Quindi, il messaggio è?
"Diamoci una mossa!"

Non è che negli ultimi due anni avete parlato troppo della Lega, e del vostro rapporto, e poco di voi?
"Sì, ed è stato un errore, ma quella era forse l'unica cosa che interessava i giornali…comunque, è vero: basta parlare della Lega. Ma in tutti i sensi".

Cioè?
"Oggi c'è l'incertezza di cosa sia l'UDC e dobbiamo costruire un'identità forte sulla linea del partito nazionale. Negli ultimi anni ci siamo un po' seduti su posizioni leghiste e la Lega attraverso il Mattino è stata sempre abile ad accaparrassi i nostri temi: l'esempio più emblematico è la campagna Bala i rat, che alle fine è sembrato a molti che l'avessero lanciata loro. In queste condizioni  il grosso mangia sempre il piccolo. E queste condizioni non devono più realizzarsi. Mi auguro che il congresso di sabato ricompatti tutti sulla linea del partito nazionale. Questo congresso deve fare finalmente chiarezza".

Perché, siete divisi in fazioni?
"No. C'è una parte marginale che non riesce a staccarsi da via Monte Boglia. Alcuni non capiscono che le buone alleanze a livello comunale non sono replicabili con reciproca soddisfazione anche a livello cantonale e federale".

Immagino che tutte queste riflessioni le proporrà sabato nel suo intervento congressuale.
"Ovviamente. Parlerò di questo, sperando di suscitare un po' di sano dibattito. E parlerò dell'ormai insopportabile ingerenza dei sindacati. Sono diventati come Scientology: non sono stati eletti da nessuno e pretendono di paralizzare il Paese, come accade in Italia".

Senta, Rusconi, va bene il dibattito, va bene la strategia, ma poi, in politica, serve sempre un impegno personale concreto. Se glielo dovessero chiedere, lei è disponibile a candidarsi per il Consiglio di Stato sulla lista che avete a più riprese annunciato?
"A mio avviso, proprio per il discorso della visibilità mediatica, la lista per il Governo è fondamentale. Ma serve una lista forte: abbiamo imparato la lezione di Lugano, anche se quella sconfitta è maturata in condizioni eccezionali, come lo scontro fra Giorgio Giudici e Marco Borradori e la scomparsa di Giuliano Bignasca. Se me lo dovessero chiedere, comunque, sarò a disposizione: in questo momento c'è bisogno dell'aiuto di tutti".

Quindi ogni ipotesi di alleanza con la Lega è tramontata?           
"Temo di sì, anche per un desiderio della Lega. Le dichiarazioni di Attilio Bignasca mi sembrano abbastanza eloquenti, in questo senso. E poi hanno concretamente dimostrato di non ricercare un’alleanza con noi, bocciando in Gran Consiglio la proposta di introdurre anche a livello Cantonale le congiunzioni delle liste. Secondo me è stato un errore tattico grave, il loro. Se fossero passate le congiunzioni, avremmo certamente trovato un accordo e loro avrebbero avuto la garanzia di rieleggere due ministri. Ora invece, sia a Bellinzona che a Berna, ognuno dovrà eleggersi i suoi. Entrambi, in questa sfida, abbiamo molto da perdere o da guadagnare".

E a Berna si ripresenterà?
"Vedremo come andrà la corsa per il Governo…battute a parte, se il partito mi rinnoverà la fiducia, certamente mi ripresenterò. E voglio già prendere un impegno solenne"

Quale?
"Dovessi essere rieletto al Nazionale, prometto che per l'insediamento mi recherò a Berna a piedi".

E vabbé….
"No, dico sul serio: lo prometto a tutti i ticinesi"

AELLE

 

 

 

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