Il ministro interviene sul Mattino, mentre il Caffè propone un confronto tra una giornalista romanda e il corrispondente di Basler Zeitung e Tages Anzeiger

LUGANO – Caffè e Mattino dedicano ampia attenzione oggi alla votazione del 9 febbraio sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Sul settimanale leghista interviene il ministro Norman Gobbi, che critica la decisione del Consiglio di Stato, che giudica sbagliata, di non esprimersi sul tema.
“La maggioranza non leghista dei colleghi è contraria all’iniziativa – scrive -, ma se il Governo cantonale avesse espresso un parere favorevole all’iniziativa (e saremmo stato l’unico governo cantonale!), sicuramente la Svizzera mediatica e politica si sarebbe posta qualche questione e magari avremmo ottenuto un po’ più di attenzione e comprensione per una realtà unica nel contesto federale”.
E aggiunge: “Oggi il rischio è che il SÌ ticinese all’iniziativa passi come “il solito voto di un Cantone chiuso e leghistizzato” come piace giudicare ai media d’Oltralpe e non solo, al posto di passare come un nuovo grido di allarme e di aiuto espresso da un territorio che su più fronti è una sorta di laboratorio politico, economico e sociale in cui si anticipano gli eventi rispetto al resto del Paese”.
Il ministro critica anche la scelta del Consiglio federale di non coinvolgere il Ticino “nella sua campagna contro l’iniziativa: “Una dimostrazione non solo del risultato scontato che avrà l’iniziativa in Ticino, ma anche e soprattutto della volontà del mondo politico elvetico di non voler comprendere i problemi legati alla libera circolazione e la condizione eccezionale del Ticino nel contesto elvetico”.
Gobbi protesta anche per quanto è accaduto al recente seminario dei governi cantonali, “che ha sacrificato un’intera giornata alla propaganda del fronte contrario all’iniziativa. Didier Burkhalter, il delegato europeo alle questioni migratorie, il vicepremier slovacco e tanti colleghi dei governi cantonali, ma in maniera volontaria nessuna voce dal Ticino è stata fatta esprimere sul palco, in modo da poter presentare la realtà del nostro territorio e le situazioni vissute dai nostri cittadini”.
E parla di “un’intollerabile mancanza di rispetto fatta rimarcare dal sottoscritto e dal collega presidente Beltraminelli, che nuovamente dimostra quanto il Ticino abbia bisogno di esprimere la sua voce in maniera chiara”.
Sul Caffè due giornalisti a confronto
Sul malcontento ticinese verso Berna, dalle pagine del domenicale il Caffè, che dedica un ampio servizio alla questione, si esprimono invece due giornalisti di spicco: Chantal Tauxe, direttrice aggiunta de L’Hebdo, e Gerhard Lob, corrispondente di Basler Zeitung e Tages Anzeiger.
Dalla romandia comprensione, ma anche un invito ad assumersi maggiori responsabilità: “Berna tratta male il Ticino? Sì, e l’errore è principalmente da imputare a un parlamento incapace di eleggere un Consigliere federale ticinese e troppo esitante nell’istituire un governo a nove membri, che permetterebbe di accontentare partiti e regioni.
La direttrice Tauxe rincara poi la posizione: “Il Ticino ha ragione ha lamentarsi? Sì, nei confronti di Zurigo e Berna, siamo tutti dei piccoli Calimero.” Uno dei problemi, stando alla giornalista romanda, è il numero sempre più ridotto di persone che capiscono l’italiano, ma anche il francese, sotto la Cupola federale: “Dietro l’incapacità linguistica si cela un profondo disinteresse culturale da parte della maggioranza tedesca.”
Lo scritto si conclude però con un invito ai ticinesi ad assumersi maggiori responsabilità, come ad esempio sul frontalierato, i padroncini e il dumping salariale: “Chi li assume se non gli stessi ticinesi?”
Il giornalista svizzerotedesco non le manda invece a dire, e già dal titolo lascia intendere la sua opinione: “Meno lamentele, più senso autocritico”. Secondo il corrispondente Lob infatti il ritornello del Ticino inascoltato e vittima di Berna è ormai stantio e ripetitivo. “Parecchi colleghi, che ho sentito al riguardo, mi dicono che sono stufi di queste continue lamentele. C’è la sensazione che volentieri si chiama in causa Berna quando le cose vanno male, ma si dimentica facilmente che il Ticino ne approfitta, anche dall’appartenenza alla Confederazione e dalla solidarietà svizzerotedesca.”
Lob invita infatti i ticinesi a non dimenticarsi ad esempio della RSI, con più di 1'000 collaboratori finanziati dai canoni svizzerotedeschi, ai libri stampati nella Svizzera italiana pur con tirature bassissime o ancora alle gallerie di base del Gottardo e del Ceneri in costruzione. “Non è colpa di Berna se il collegamento di Locarno con l’A2 non è ancora fatto, non è colpa di Berna se un ticinese chiama il giardiniere italiano perché costa meno”. Lob conclude poi con un invito citando il senatore ppd Filippo Lombardi: “Se arriviamo con le idee giuste, le porte a Berna per il Ticino sono spalancate.”