La ex Municipale e vicesindaco PLR racconta come in una situazione simile a quella odierna fu salvata la Città nel 1989-90. E non manca la frecciatina alla Lega e a Bignasca

LUGANO – “La situazione mi sembra più avanzata rispetto a quella del 1989-90 quando lanciammo il piano di risanamento”. Esordisce così Valeria Galli che, da municipale e vicesindaco, si occupò del precedente “piano di salvataggio” della città sul Ceresio. L’intervista appare sul Cdt.
Oggi, considerata la situazione disastrata delle finanze luganesi, viene proposto un confronto tra le due situazioni. Cosa bisogna dunque fare? “Miracoli non se ne possono fare, ma è importante agire su due fronti: alzare il moltiplicatore (noi lo portammo all’85%) e contemporaneamente agire sui costi, limitando gli automatismi di aumento di spesa”.
Insomma la ricetta presentata dal Municipio la scorsa settimana (leggi articolo correlato).
“L’effetto lo si può notare però solo dopo uno o due anni” continua la ex municipale. “Guardando i conti 2012 mi sembra che si siano sbilanciati molto in certe spese, assumendo anche molto personale a causa delle fusioni. C’è poi la crisi finanziaria: in questo settore il reddito si contrarrà ancora di più nei prossimi due anni.” E sul debito verso le banche (quasi un miliardo ndr) Galli sentenzia: “È un modo di vivere al di sopra delle proprie possibilità!”.
Basteranno dunque le misure proposte a sistemare la situazione, visto che si parla di “ossigeno per un anno”? “Se la situazione non si risana – risponde Valeria Galli –, bisogna pensare a misure strutturali, noi avevamo la possibilità di farlo trasformando le AIL in SA, accollandogli alcuni debiti”. E il passaggio in Consiglio Comunale?: “Se i consiglieri comunali si rendono veramente conto della situazione e si crea una sintonia con l’opinione pubblica sulla necessità di risanare, allora tutti lavorano in quella direzione. Da noi si era creata.”
Capitolo Giudici. L’ex municipale PLR, interrogata sulle responsabilità dell’ex sindaco liberale, che per quasi trent’anni ha guidato la città, ha così risposto: “Non credo abbia perso il controllo della situazione, forse è stato troppo ottimista a lanciare tante iniziative e investimenti. E poi comunque c’era Bignasca che era tutto per le idee, ma i debiti non gli interessavano. E a quelli che si preoccupavano dava dei “braccini corti”.
Concludendo dunque ottimismo o pessimismo per il futuro? “Sono realista. Stiamo aspettando tutti cosa accadrà nei prossimi due anni nel settore bancario con l’avvento dello scambio automatico. Saranno 2-3 anni di transizione, difficile fare previsioni, ma un ridimensionamento ci sarà. L’autodenuncia dei cittadini svizzeri su capitali occulti potrebbe portare maggiore gettito ed è importante che la città resti attrattiva per i cosiddetti “globalisti”. La città deve rimanere attrattiva e propositiva.”