POLITICA E POTERE
Segreto bancario, Bernasconi: “Tempi lunghi. Il problema è la reciprocità con gli Stati Uniti”
Per il professore della Supsi e dell’Università di Lucerna, da noi raggiunto, è e sarà allarme finanze pubbliche. E sulla blacklist italiana: “Ora loro potranno starsene seduti ad aspettare, anche se un piccolo spiraglio c’è”

LUGANO – “Non è ancora la fine, ma un deciso passo in questa direzione. I tempi saranno ancora lunghi.” È questa in estrema sintesi la lettura che Marco Bernasconi, professore di diritto tributario alla Supsi e all’Università di Lucerna, dà alla storica firma elvetica di ieri, apposta dal Consigliere federale Johann Schneider-Ammann sul documento dell’OCSE, che decreta la volontà di aderire allo scambio automatico di informazioni fiscali e preconizza la fine del segreto bancario elvetico, uno storico baluardo sul quale la Confederazione ha costruito parte del proprio successo. 

Con il Professor Bernasconi abbiamo toccato diversi punti, dalle effettive e concrete conseguenze della firma di ieri, allo stralcio della Svizzera dalla blacklist italiana, alle prospettive del settore bancario, anche a livello locale, fino all’allarme lanciato sulle finanze pubbliche.

Marco Bernasconi, ieri il Consiglio federale ha decretato la fine del segreto bancario o, come ha dichiarato Pascal Saint-Amans dell’OCSE, di quello sfruttato per ragioni fiscali. Un primo commento? Ritiene anche lei che si tratti del requiem ufficiale e definitivo? 

“Allora, il processo volto a limitare il segreto bancario è iniziato nel 2009, quando il Consiglio federale ha deciso che agli altri Stati doveva essere concesso lo scambio su richiesta caso per caso e senza dare nessuna informazione automatica. Da qui poi si è sviluppato un processo che è stato messo in atto dalla comunità internazionale, non è certo Berna che di propria iniziativa lo ha spinto. Le pressioni si sono moltiplicate e realizzate nel modello FACTA, al quale il Consiglio federale ha provato ad opporre il progetto Rubik, naufragato.” 

E la firma di ieri invece cosa cambierà? 

“Ieri la Svizzera ha invece aderito al ‘modello’ dell’OCSE, che effettivamente significa la fine del segreto bancario, ma sono anche stati posti dei limiti: il primo è sicuramente temporale, si parla di 2015 e 2017, ma ancora non c’è nulla di chiaro; e il secondo riguarda la reciprocità, ovvero la necessità che tutti gli Stati si comportino allo stesso modo, e qui le difficoltà riguardano soprattutto gli Stati Uniti perché i trattati internazionali, al contrario di quanto si insegna spesso nelle università, non sono solo delle regolamentazioni di fatti di diritto, ma sono anche e soprattutto dei rapporti di forza. Quindi chi può dire oggi se e quando gli Stati Uniti, che oggi hanno con la Svizzera un trattato unilaterale dove solo la Svizzera deve dare le informazioni, saranno d’accordo a procedere con la reciprocità. Credo personalmente che sia una risposta difficile. L’adesione al modello OCSE è sicuramente un ulteriore passo verso la fine del segreto bancario, ma bisogna essere prudenti ed evidenziare che i tempi non sono per ora indicati e che l’obbligo di una reciprocità per gli altri Stati lascia aperta tutta la questione dal profilo dell’entrata in vigore. La Svizzera ha dato dunque la propria disponibilità a questo tipo di politica, ma vincolandola alla reciprocità, uno scoglio ancora tutto da superare.”

Crede che con questa firma la Svizzera verrà finalmente stralciata dalla black list italiana? O l’effetto sarà invece contrario (“Abbiamo già lo scambio automatico che volevamo, arrangiatevi”)?

“Con l’Italia, a differenza degli altri Stati con i quali la Svizzera ha rinegoziato le convenzioni concedendo lo scambio su richiesta e ottenendo delle contropartite, non c’è stata finora alcuna discussione, probabilmente soprattutto perché il Ticino è un Cantone molto più debole di Zurigo o Ginevra. Siamo nella lista nera italiana dal 1999 e bisogna anche dire che Berna non ha mai sollevato alcun problema, nonostante la decisione italiana potrebbe, secondo gli ultimi pareri giuridici, essere lesiva della convenzione internazionale. Con la decisione di ieri, ma anche già con il progetto di legge del Consiglio federale che vuole concedere lo scambio su richiesta a tutti i paesi del mondo, l’Italia otterrà lo scambio automatico di informazioni senza passare da una rinegoziazione con Berna, può dunque starsene tranquillamente seduta e aspettare che si verifichino queste condizioni prima di negoziare la convenzione, insomma avranno il coltello dalla parte del manico. C’è forse però un fatto che potrebbe indurre l’Italia a sedersi al tavolo con la Svizzera anche prima dell’attuazione del progetto OCSE: l’Italia si appresta a varare una specie di amnistia fiscale, che prevede multe più salate per i capitali che, emersi, rimarranno comunque da noi; questo ha riaperto le discussioni tra Berna e Roma e in questo contesto potrebbe anche uscire una soluzione per fare stralciare la Svizzera dalle liste nere, ma è difficile prevederlo.”

La Svizzera ieri, per voce di Schneider-Ammann, ha affermato di aver partecipato attivamente alla stesura del testo. Crede che questo abbia potuto portare qualche vantaggio o qualche concessione al nostro paese, ultimo a firmare insieme a Singapore? 

“Per esperienza credo che le uniche cose che contano siano le norme di legge, dal profilo letterale e sostanziale, che entrerebbero o entreranno in vigore. Le discussioni preliminari sono aleatorie, può anche darsi che qualcosa di positivo ci sia stato, ma visto lo scambio automatico previsto, dal punto di vista elvetico non so cosa di peggio ci sarebbe potuto essere.”

Abbiamo visto che le banche svizzere hanno già imboccato da tempo un riorientamento delle proprie attività verso una strategia “del denaro pulito”, ma che conseguenze avrà sulle banche quando sarà davvero effettivo lo scambio automatico? 

“Le conseguenze sono già in atto, dopodiché lo scambio automatico vuol dire che i capitali neri devono sparire completamente e tornare al paese di origine. Da questo profilo dunque rimarranno qui solo i capitali che verranno dichiarati, ed è per questo che sono così importanti le negoziazioni a livello tecnico tra Italia e Svizzera, che sembrerebbero avviate, per sapere se e quale sarà l’amnistia fiscale varata da Roma, per riuscire a gestirla al meglio limitando le perdite.”

Orizzonte locale: già ora la piazza finanziaria luganese soffre, crede che la firma di ieri peggiorerà la situazione ancora di più o ormai si è toccato il fondo? 

“Evidentemente non sono buone notizie, ma anche qui i capitali, da quando si è profilata la fine del segreto bancario, hanno già iniziato a prendere altre vie. Quel che conta è che le altre vie sono sempre più difficili da prendere, perché uno dopo l’altro i paesi hanno aderito anch’essi allo scambio automatico futuro. Rimarranno sicuramente dei paesi al di fuori, ma bisognerà vedere che sicurezza e affidamento politico potranno garantire. Infatti la ‘banca’ Svizzera ha comunque un suo prestigio indipendentemente dal segreto bancario, relativo all’efficienza con la quale investe capitali e fa la ‘banca’. Le conseguenze sono e saranno comunque pesanti e destinate a durare per la piazza luganese, e un ridimensionamento è di certo da prevedere, anche se è difficile dire in che misura e per quanto tempo. Problemi che toccheranno, e già toccano, anche le finanze pubbliche della città, così come per altri comuni che si appoggiano alle banche, in quanto il gettito bancario sta franando. A questo vanno ad aggiungersi le pesanti conseguenze delle infrazioni commesse da alcune banche negli Stati Uniti, che penalizzano ulteriormente il settore.”
 
E infine rimanendo sulle finanze pubbliche, quali saranno le conseguenze a suo avviso a livello federale e cantonale?  

“Saranno pesanti come già accennato prima per Lugano e le motivazioni sono le stesse, non bisogna inoltre dimenticare che le banche quando originano una perdita possono poi riportarla per 7 anni, ovvero se una banca quest’anno fa 10 miliardi di perdita e poi per 7 anni ha un utile di un miliardo all’anno non ci pagherà neanche un franco di imposte. Da questo punto di vista bisognerà insomma reinventare qualcosa e il Ticino per di più è messo particolarmente male perché, con un disavanzo importante di 177 milioni, ha anche aliquote per gli alti redditi e le alte sostanze delle persone fisiche molto elevate in rapporto agli altri Cantoni e ha un’aliquota proporzionale sulle persone giuridiche altrettanto elevata nel confronto. La situazione e le prospettive, dal profilo delle finanze pubbliche, non sono dunque per nulla liete.”

dielle

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