Noia e solitudine, i costi degli aiuti troppo elevati. Inchiesta nel mondo degli anziani, fra chi li assiste, i volontari dell’ATTE e una figlia che chiede più aiuti per la mamma

LUGANO - Anziani e solitudine: sarebbe bello fosse un ossimoro, invece è un binomio che spesso è realistico. “Molte volte, è il sentimento di solitudine il sentirsi abbandonati da tutto e da tutti, che prevale, più che l’essere soli per davvero”, fa il distinguo Andrea Mazzoleni, che agli anziani fornisce assistenza e dunque li conosce molto bene. Noia e solitudine, la condizione fisica che non è più quella dei tempi migliori, e le giornate che si allungano. Senza sapere cosa fare, senza avere stimoli. E questo nonostante, a livello medico, le cure garantite siano ottime. “I bisogni, per chi può evitare la casa anziani, riguardano le cure mediche tout court, l’igiene di base, l’economia domestica” spiega Mazzoleni. “Vi è un sistema per chi è in difficoltà economica abbastanza buono, grazie anche alle assicurazioni complementari delle casse malati. Ci sono però problemi di politica sanitaria e sociale, d’altronde non sono di competenza delle casse malati e gli anziani stanno aumentando. Si potrebbe magari fornire un’indennità a chi si occupa di un parente. Perché il supporto delle famiglie è fondamentale”.
Già, le famiglie. Che sovente si trovano, da un momento con l’altro, a doversi occupare dei genitori in là con gli anni. È Mazzoleni a presentarci Elisabetta, 60 anni. Da un anno e mezzo, ormai, sua mamma, 87enne, necessita di aiuto: non esce da sola, non cucina, non gestisce la casa. Ha un aiuto infermieristico per alcune ore al giorno, ce ne vorrebbe di più ma i costi sono troppo elevati. E allora è la figlia a occuparsi di tutto. “Richiede più energie di quanto si pensa. La giornata di tutta la famiglia è scandita secondo le sue necessità.” racconta. Un impegno gravoso. “Sia dal punto di vista pratico, per il tempo che richiede, sia da quello morale, perché se manc ci si sente in colpa. Dal punto di vista medico i supporti sono buoni, ma da quello sociale non altrettanto secondo me, mia mamma ne necessiterebbe altri che costano troppo, né la famiglia né lei possono permetterseli”. I sentimenti che prevalgono, davanti ad una donna che via via si spegne e non ha più interessi, sono frustrazione e rabbia, pensando a come era la mamma una volta.
I centri diurni possono permettere all’anziano di trovare compagnia e attività. “È soprattutto quella che cercano”, conferma una volontaria dell’ATTE Mendrisiotto. “Siamo tutti volontari, diamo molto però riceviamo anche tanto. Siamo contenti quando gli anziani sono felici, e ci dicono grazie. Il nostro centro diurno è molto libero, ciascuno viene quando vuole, ci sono diverse attività. L’età media? 70-75 anni.” La mamma di Elisabetta, per esempio, è forse troppo anziana.
Comunque, secondo Mazzoleni, questi centri non sono la soluzione, perché “sono pochi e non coprono neppure i costi. I volontari poi devono prendersi la responsabilità se capita qualcosa, non è facile.” Interpellato, il responsabile dell’ATTE del Mendrisiotto Angelo Pagliarini, parla con orgoglio dell’associazione. “Vi sono degli anziani senza stimoli, è vero, ma anche molti che ne hanno parecchi. Ovviamente bisogna misurare tutto con l’età. Organizziamo divertimenti e passatempi, anche uscite, e abbiamo creato UNI3, una sorta di università per la terza età. Nel Mendrisiotto gli associati sono 1784, una risposta di per sé valida. C’è anche CB2, una via di mezzo fra l’essere a casa con la badante, non pagata delle casse malati, e la casa anziani. I volontari? Può farlo chiunque, secondo le sue capacità e seguendo in alcuni casi dei corsi.” A suo avviso, le famiglie possono prendersi cura degli anziani, “a dipendenza dei sacrifici che sono disposti a fare”
Certo, ma sovente chi ha genitori ultra 80enni non è più giovanissimo, e le energie non sono quelle di una volta. “Sembra di non fare mai abbastanza, però di più non posso”, ripete scoraggiata Elisabetta. Andrea Mazzoleni conferma che i bisogni maggiori sono emotivi. Anziani soli, che usano la misurazione della pressione come una scusa per fare due chiacchiere. Una signora che chiama il medico cinque volte a settimana solo per avere qualcuno con cui parlare. “Il loro ruolo è importante come nonni, poi però non si riesce a ripagarli poiché si lavora magari tutti in famiglia.”, conclude Mazzoleni.
Case anziani, centri diurni, appartamenti con assistenza, CB2, disoccupati che trascorrono con loro qualche ora: le idee che nascono sono molte. Trovare le migliori è difficile, ma è un problema su cui riflettere, perché chi ha avuto una vita attiva, ha cresciuto una famiglia, ha lavorato, non merita di trascorrere gli ultimi anni nell’inedia. “Spero di invecchiare meglio di mia mamma e di non diventare un peso per mia figlia”, dichiara Elisabetta. È giusto che si arrivi a pensare così, in un mondo dove la popolazione è sempre più anziana?