Il ministro contesta la versione della Regione: "Resi attenti sulla possibilità dell'emanazione di un divieto di entrata in caso di prolungamento del loro soggiorno hanno deciso di ripartire proprio perché intenzionati in futuro a ritornare qui"

BELLINZONA - Norman Gobbi prende posizione ufficialmente sull'ultima tessera della vicenda dei bambini ecuadoriani che tanto ha fatto discutere nelle ultime settimane. Un ultimo capitolo che ha di nuovo fatto schizzare alle stelle la tensione tra il ministro leghista, i suoi critici e i suoi avversari politici. In particolare, stamane, la Regione, sia con l'articolo in cui era riportata la notizia della partenza dal Ticino dei bambini e della famiglie, sia con l'editoriale firmato da Matteo Caratti, ci è andata giù durissima.
Gobbi è stato accusato dal quotidiano bellinzonese "di farsi a spese dei bambini un po’ di campagna elettorale" e il suo Dipartimento di aver svolto "un lavoro sotterraneo, insistito, di ricerca di informazioni, per scoprire le generalità dei due bambini, risalire alla famiglia e farle capire, espellendola dal territorio svizzero, chi è che comanda. Né più né meno di questo ha fatto la macchina burocratica del Dipartimento istituzioni". Come? "Al padre dei due bimbi è stato consegnato il “foglio di via” e intimato l’obbligo di lasciare la Svizzera nel giro di pochi giorni", aggiungeva la Regione.
Una tesi che il Consigliere di Stato leghista rispedisce al mittente: "Contrariamente a quanto pubblicato oggi sul quotidiano La RegioneTicino - si legge in una nota del Dipartimento istituzioni - contro i due bambini e rispettivi padri di origine ecuadoriana e al beneficio di una carta di soggiorno spagnola, non è stata ordinata nessuna espulsione coercitiva o consegnato un “foglio di via” ".
"Il DI - prosegue il comunicato - conferma l’avvenuta partenza volontaria dalla Svizzera dei padri genitori e dei due bambini scolarizzati dal Comune di Gambarogno. Si ricorda che da settembre, rispettivamente ottobre, i due bambini, hanno frequentato la scuola elementare e la scuola dell’infanzia di Contone. Il bambino spagnolo di nove anni, già scolarizzato negli scorsi anni in Spagna, alloggiava in un furgone a Quartino con il padre, coniugato con una cittadina ecuadoriana residente in Spagna e padre di altri due figli. La bambina ecuadoriana di quattro anni la cui madre risiede in Francia, soggiornava invece con il padre, senza attività, presso un’abitazione privata a Contone".
"La Sezione della popolazione, nell’ambito delle sue competenze atte a determinare la legalità della presenza di stranieri sul nostro territorio - spiega ancora Gobbi - ha svolto come da prassi i necessari accertamenti per identificare i genitori e i minorenni scolarizzati, ritenuto che in un primo tempo erano stati segnalati come cittadini dell’Unione europea. Dopo aver sentito i due padri ecuadoriani al beneficio di una carta di soggiorno spagnola, l’Ufficio della migrazione ha determinato che la loro presenza nello spazio Schengen era superiore a 3 mesi nell’arco di 6 mesi concessi nell’ambito di un soggiorno “turistico” e quindi illegale. Messi al corrente di tale informazione e resi attenti all’eventualità dell’emanazione di un divieto di entrata nel nostro Paese in caso di prolungamento del loro soggiorno, hanno deciso di ripartire di loro spontanea volontà, proprio perché intenzionati in futuro a ritornare nel nostro Paese".
"Relativamente alla questione della scolarizzazione di bambini con passaporto (UE e Paesi terzi), residenti per un periodo limitato nel nostro Cantone, il Consiglio di Stato prenderà posizione prossimamente, dopo esame delle verifiche effettuate", si conclude il comunicato. Ma la storia pare lontana dall'essere chiusa.