Il presidente del PS sullo storico sì: “…e fa male è che i ticinesi si siano fatti prendere per il naso”. Rivotare? Snì, “semplicemente se i contingenti saranno applicati unilateralmente, i bilaterali cadranno e allora bisognerà fare una scelta”

BELLINZONA – “Non capisco perché commemorare questa data, ma pare che tutti si siano sentiti quasi in dovere di farlo”... Comincia così la conversazione con il presidente del PS Saverio Lurati, l’altra voce del 9 febbraio, data che, da qualunque punto di vista la si guardi, è diventata il simbolo, sia di rivincita o di smacco, di una scelta che in Ticino ha visto d’accordo ben il 68% della popolazione.
“Per me – aggiunge Lurati –, a distanza di un anno, è ancora più valido quanto pensavo prima del voto del 9 febbraio: quella proposta è stata la soluzione sbagliata a un problema che esiste. E proprio a un anno di distanza ciò è ancora più evidente di quanto non lo fosse prima”.
Per l’affaire che ha scatenato con Bruxelles? Per le condizioni del mondo del lavoro? Percepita come rimedio a molti mali, e in Ticino soprattutto all’esplosione del frontalierato, l’applicazione della proposta è ancora lontana: lo stesso testo preveda un lasso di tempo di tre anni.
“Perché sono problemi interni a casa nostra e dobbiamo risolverli in Ticino senza tirare in ballo né Berna e né tantomeno l’Europa – spiega Lurati approfondendo il suo punto di vista –. Se ci sono aziende decotte che hanno senso di esistere solo perché pagano salari da fame, a cui, evidentemente, possono attingere solo persone che non vivono sul territorio, il problema da risolvere è allora proprio quello salariale. Se queste ditte non sono in grado di pagare stipendi che permettano alle persone di vivere in Ticino, se ne vadano da un’altra parte e liberino il terreno. Dopodiché, se invece ci sono aziende che potrebbero versare salari migliori, ma che fanno della sostituzione della manodopera una sorta di sport, bisogna sanzionarle, a casa nostra però, senza tirar in ballo i contingenti per i frontalieri”.
Contingenti che, per Lurati, “sarebbero oltretutto una catastrofe per il canton Ticino, perché né all’economia, né alla Confederazione e nemmeno alla stessa UDC, che ha lanciato l’iniziativa, interessa limitare il lavoro di breve durata, quello del permesso L di 90 giorni. Il peggiore, perché serve di fatto a precarizzare il lavoro. Tutte queste cose il 9 febbraio non le risolve e quindi, a un anno di distanza, posso solo dire che noi avevamo ragione”.
Leggendo fra le righe, si potrebbe dire che altro effetto collaterale del 9 febbraio, dal punto di vista di Lurati, è quello di aver fatto concentrare le energie di molti sull’applicazione di una chimera, piuttosto che sulla ricerca di soluzioni reali e concrete: “…e quello che mi fa più male è che la popolazione ticinese si sia fatta prendere per il naso!”
E allora si arriva all’altra controversia portata in dote con lo storico sì: è stato uno dei commenti della prima ora, tornato al centro della bagarre con il discorso del Primo agosto del ministro Manuele Bertoli e, proprio in questi giorni, riportato alla ribalta dalla consigliera federale Eveline Widmer Schlumpf: insomma, sul 9 febbraio bisogna rivotare? Per Lurati la risposta è no, o meglio, ‘snì’.
“Non credo che si debba rivotare sul 9 febbraio in sé. Si deve semplicemente prendere atto che quello che è stato proposto, quindi l’articolo 121, non serve ai nostri bisogni. Fatto ciò, bisognerà che la popolazione svizzera decida se vuole continuare sulla via bilaterale o meno. Questa è una domanda legittima e quando i cittadini avranno deciso bisognerà finalmente mettere in atto le misure di accompagnamento, cosa che non è ancora stata fatta”.
Ma intanto che fare? Lo stesso Bertoli, tornando, nel suo blog, proprio sull’ormai celebre discorso del Primo d’agosto, ha chiarito che, dal suo punto di vista, il Governo dovrebbe sì trovare un modo adeguato di sottoporre nuovamente la questione al popolo, ma deve anche e “in ogni caso”, scrive, applicare i contingenti.
“I contingenti – commenta Lurati –, Berna può applicarli se l’Europa è d’accordo. Se non lo è e il Governo li applica unilateralmente, cosa possibilissima, vuol dire che cadranno gli accordi bilaterali e quindi bisognerà giocoforza votare per chiarire se li vogliamo o no. Una cosa è conseguenza dell’altra. Non si vuole per forza rivotare, ma semplicemente il fatto di non poter applicare i contingenti perché altrimenti cadono i bilaterali, ci costringerà a dire come la pensiamo su questo punto e poi prenderemo atto della nuova decisione della popolazione”.
E allora, in ultima battuta chiediamo a Lurati: quale potrebbe essere il verdetto dei ticinesi sulla via bilaterale? “La popolazione ticinese farà i suoi ragionamenti e deciderà se vuole chiudersi a riccio o rimanere aperta in un mondo dove l’economia, piaccia o no, è globalizzata”.