Nasce in Ticino il comitato interpartitico di sostegno all'iniziativa federale che propone di aumentare il limite a 140 all'ora

BELLINZONA - Domenica a Bellinzona è stato costituto il Comitato ticinese di sostegno all’iniziativa che propone di aumentare la velocita massima sulle autostrade da 120 a 140 chilometri all’ora. I promotori, il cui slogan è “Yes, we car!”, di derivazione obamiana, sono sette giovani, dei quali cinque candidati al Gran Consiglio: Andrea Censi, Andrea Quadroni e Gaetano Graziani (La Destra), Fabio Käppeli (PLR), Luiis Franceschi candidato (PPD), Filippo Zanetti del PS e Benjiamin Albertalli pilota e giornalista automobilistico.
“Il testo dell’iniziativa – si legge in una nota stampa dei promotori - chiede una modifica dell’articolo 82 della Costituzione svizzera, dove verrebbe inserita la modifica che “sulle autostrade, se le condizioni della strada, della circolazione e della visibilità sono favorevoli, il limite generale di velocità dei veicoli è di 140 km/h”, accompagnata da altri 3 capoversi di accompagnamento per l’applicazione (testo completo su 140er.ch)”.
In sostegno al promotore dell’iniziativa Marco Schläpfer, che ha già raccolto 50'000 firme unicamente con una promozione sui social network, “il comitato ticinese è deciso a lanciare un messaggio verso la politica di circolazione restrittiva che sta colpendo i conducenti sempre più negli ultimi anni; e spera in un coinvolgimento non solo dei politici ticinesi ma anche in quelli d’oltralpe”.
I promotori hanno in programma di raccogliere firme sabato 4 aprile, la mattina al mercato di Bellinzona ed al pomeriggio in centro Lugano, e invitano tutti i sostenitori a compilare e far compilare i formulari scaricabili dal sito web e consegnarli alle bancarelle durante la raccolta firme.
Il portavoce del comitato Andrea Censi afferma che “questa è la prima di una serie di iniziative e prese di posizione a favore degli automobilisti bistrattati dalle leggi sulla circolazione. Ci stiamo muovendo a livello nazionale, le libertà dei conducenti devono essere garantite e noi stiamo lavorando per proteggere i loro diritti contrapposti oramai ad una regolamentazione che da dissuasiva è tramutata in una politica del terrore”.