Per il professor Biaggini l’iniziativa è ammissibile ma la sua portata concreta limitata. Intanto il presidente dell’UDC commenta: “Tentativo naïf di negarci visibilità, giocando però con una notizia importante non per noi, ma soprattutto per il Ticino"

BELLINZONA – “Prima i nostri” è ricevibile. Questo il parere del professor Giovanni Biaggini, ordinario di diritto amministrativo ed europeo all’Università di Zurigo, incaricato lo scorso settembre di valutare l’ammissibilità dell’iniziativa popolare costituzionale, lanciata dall’UDC nel mese di aprile del 2014, che ha raccolto 10’991 firme valide.
Lo comunica il Governo in una nota odierna, aggiungendo che “dopo un approfondito esame del testo dell’iniziativa, il professor Biaggini è giunto alla conclusione che formalmente essa può essere considerata ricevibile; tenuto conto del principio «in dubio pro populo», è infatti possibile una sua interpretazione conforme al diritto federale e internazionale”.
Ammissibilità sì, ma con alcuni distinguo. Nel suo parere, si legge ancora nella nota, “il professor Biaggini avverte tuttavia che – nel merito – l’atto popolare suscita aspettative che potranno essere realizzate concretamente solo in misura molto modesta, poiché le finalità che si propone il nuovo testo della Costituzione cantonale potranno essere conseguite solo nel quadro delle competenze cantonali e soltanto nei limiti del diritto nazionale e internazionale superiore; ciò riduce di molto la portata pratica della proposta e la sua reale possibilità di concretizzazione, che è assai limitata. Di conseguenza gli obiettivi concreti della proposta costituzionale – in particolare per quanto riguarda la protezione dei lavoratori residenti – non potranno essere raggiunti”.
Il parere giuridico del professor Biaggini sarà ora trasmesso al Gran Consiglio, che dovrà esprimersi sull’accettazione o meno dell’iniziativa popolare.
Pinoja: “Tempistica sospetta. Questo non è giocare pulito”
Una comunicazione che era nell’aria e che arriva quasi al photo finish di questa campagna elettorale. Proprio sulla tempistica di questa comunicazione si concentra il commento di un Gabriele Pinoja ovviamente “molto soddisfatto” per quella che è “certamente una buona notizia per i ticinesi e il mondo del lavoro del nostro Cantone”, ma anche amareggiato.
“Il Governo – commenta il presidente UDC – aveva 270 giorni di tempo per dare la propria opinione su ‘Prima i nostri’ ed è uscito con questa comunicazione oggi, al 281esimo giorno. E questo mi fa veramente pensare male”. Come se, prosegue, si fosse aspettato l’ultimo momento utile: oggi era tempo dell’ultima seduta di Governo, poi ci sarà un nuovo Esecutivo. Bisognava, insomma, chiuder baracca e sbrigare tutte le pratiche: procrastinare oltre non era possibile.
“Vedremo cosa diranno. Potrebbero dirci che questa perizia è arrivata solo ora e altrimenti non potevano fare. Ma sarebbe una versione che non mi convince perché non è così: il tutto era già prima nelle loro mani”. In clima elettorale, insomma, il sospetto si insinua: “Penso avrebbero potuto comunicarlo prima, come erano tenuti a fare, ma non è stato fatto per non dare spazio a chi ha proposto questa iniziativa, il nostro movimento. Non è giocare pulito e questo mi dispiace, perché si tratta di un tentativo naïf di negarci visibilità, giocando però con una notizia e un tema importante non solo per noi come La Destra, ma soprattutto per il Ticino. Peccato, perché anche a parlarne prima questa iniziativa di male ai ticinesi non ne faceva certo, anzi”.