POLITICA E POTERE
Savoia: "Ecco i miei tre errori: offerta politica, aver accettato il boicottaggio interno e non aver curato la crescita della macchina del partito"
Il coordinatore dei Verdi mantiene la promessa e pubblica la sua analisi autocritica (ma anche critica...) sulla sconfitta elettorale
BELLINZONA - Non sono dieci ma tre, seppure abbastanza articolati. Ma alla fine l'autocritica promessa da Sergio Savoia dopo la sconfitta dei Verdi alle elezioni cantonali è arrivata. Il lkeader degli ecologisti ha infatti pubblicato stamane sul suo blog un articolo in cui espone alcuni suoi errori, non risparmiando tuttavia delle stilettate agli esponenti della minoranza accusati senza giri di parole di sabotaggio. Quella pubblicata oggi, premette il coordinatore dei Verdi, "vuole essere una spinta a riflettere su cosa abbiamo (ho) sbagliato e come possiamo apprendere da questi errori. Perché le sconfitte sono utili proprio se si capiscono".Ma veniamo agli errori: "Il primo "e secondo me il più grave" - scrive Savoia è non essere riuscito a rendere evidente tutta l’ampiezza della nostra offerta politica. Non abbiamo solo il tema del lavoro o della migrazione nella nostra paletta ma, per motivi vari, questo non è emerso a sufficienza. Alcuni hanno visto nelle nostre posizioni un appiattimento sulle proposte leghiste. Non è vero. Ma non siamo riusciti a farlo emergere con sufficiente chiarezza. Nel futuro dovremo essere capaci di far capire che quel che diciamo noi, anche in ambito di protezione del mercato del lavoro, è originale. Non per nulla, siamo il partito che ha proposto il mix tra misure di gestione dell’immigrazione, lotta alla libera circolazione e protezione dei salari. Un mix unico, solo nostro, che non sono riuscito a far passare chiaramente. In ambito ambientale non abbiamo mai smesso di produrre idee e proposte e molti dei successi ambientali di questa legislatura si devono a noi (in particolare al collega Maggi). Non abbiamo saputo renderlo evidente e sottolinearlo a sufficienza. Aggiungere che siamo stati troppo “ministeriali”. Ci siamo illusi che il buonissimo lavoro fatto in parlamento, nelle commissioni, dal nostro gruppo e il lavoro fatto a livello di consigli comunali fosse sufficiente. Ma per un partito come i Verdi, con una forte componente movimentista, invece non era abbastanza"."Secondo errore? - prosegue il coordinatore dei Verdi - Avere accettato, per malintesa tolleranza, comportamenti di aperto boicottaggio da parte di alcuni che, nell’illusione di danneggiare me, hanno finito per danneggiare tutti i militanti e gli elettori del partito. Questa cultura, intollerante di ogni differenza e profondamente “talebana” purtroppo ha allontanato molti elettori che hanno fatto fatica ad accettare un partito che in moltissimi suoi ambiti è moderno e tollerante ma alberga ancora spazi di intolleranza e settarismo. Questo è un aspetto che dovremo risolvere per approdare finalmente a quel partito aperto, tollerante e plurale che stiamo cercando di costruire da anni. Ancora oggi il partito trasversale dell'odio e dell'offesa personale si manifesta sui blog. Accettare atteggiamenti simili è un errore perché incoraggia una politica di detrazione personale che non fa proposte e non porta nulla di utile a nessuno."Terzo errore? - scrive ancora il coordinatore dei Verdi -Non avere dato la giusta attenzione alla crescita della macchina del partito. In un panorama in cui figuri variamente loschi si aggirano per il cantone con pacchi di schede sotto il braccio (altro errore: aver votato a favore del voto per corrispondenza in Gran Consiglio), la nostra assenza dal territorio ha costituito un elemento di grande debolezza. Assenza a volte dovuta a mancanze organizzative, a volte (vedi sopra) frutto di vero e proprio sabotaggio. Quindi delle due l’una: o siamo un movimento e lo siamo fino in fondo. Oppure siamo un partito che allora, però, deve organizzarsi come tale senza esitazioni. Io penso che non sia più tempo di partiti ma è una scelta che non posso fare da solo. Ad ogni modo oggi è impossibile fare politica seriamente senza un'organizzazione seria e professionale sul territorio. Non ce l'abbiamo. Non è tutta colpa mia, certamente, ma me ne assumo la responsabilità come coordinatore del partito."Ma l’errore più grave - conclude Savoia - sarebbe sempre il prossimo. Ad esempio quello di guardarsi l’ombelico e, magari, abbandonarsi a quegli spettacoli tristi che danno i partiti quando rivolgono le armi verso se stessi. Dobbiamo parlare alla gente e incontrare le persone per la strada, nelle associazioni, nella vita vera. Uscire dalle stanze della politica e andare incontro al popolo. Ascolta e incontrare. Per farlo occorre puntare il timone verso nuove direzioni, l'ho già detto e lo ribadisco. Saper perdere significa cominciare a preparare la prossima vittoria. Si ricomincia a guardare avanti, si lotta e si combatte. Per il lavoro (il 14 giugno) e per le elezioni federali, in ottobre".
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