POLITICA E POTERE
La maggioranza del Parlamento dice no al criterio dell'indipendenza economica per ottenere la cittadinanza svizzera
L’iniziativa parlamentare “Naturalizzazioni solo a chi è in grado di provvedere autonomamente e durevolmente al proprio mantenimento” presentata dalla deputata leghista Amanda Rückert è stata respinta. La maggioranza ha detto no al rapporto di maggioranza

BELLINZONA – L’iniziativa parlamentare “Naturalizzazioni solo a chi è in grado di provvedere autonomamente e durevolmente al proprio mantenimento” presentata nel novembre del 2013 dalla deputata leghista Amanda Rückert è stata respinta oggi dal Parlamento nella ultima seduta pre-estiva.
Meglio, la maggioranza del Gran Consiglio ha respinto con 47 no – 31 favorevoli, 3 gli astenuti – il… rapporto di maggioranza, che chiedeva di accogliere l’iniziativa, rapporto difeso dal liberale-radicale Andrea Giudici.
Contrari all’introduzione del principio dell’autonomia economica come criterio per l’ottenimento della cittadinanza svizzera (già adottato da alcuni cantoni e in fase di adozione anche a livello federale), PPD, PS, Verdi e Mps. Favorevoli, Lega, La Destra e alcuni deputati del PLR, la cui maggioranza si è però opposta.

Per prima è intervenuta l’autrice dell’iniziativa. “L’iniziativa – ha detto Rückert - non intende perseguire l’obiettivo di naturalizzare solo i ricchi, come sostiene qualcuno, né escludere dall’ottenimento della cittadinanza svizzera le persone che per causa di forza maggiore, non potranno mai essere economicamente autosufficienti poiché - ad esempio – affette da disabilità mentali o gravemente invalide o malate.  Non intende nemmeno escludere dalla cittadinanza studenti, pensionati, casalinghe o persone senza un lavoro o che dipendono finanziariamente da altre persone. Nemmeno si vogliono escludere dalla naturalizzazione le persone, o i nuclei famigliari che percepiscono sussidi di cassa malati, borse di studio, assegni famigliari o altri piccoli ma fondamentali aiuti”. 

L’unico obiettivo dell’iniziativa, ha aggiunto, “è quello di escludere, anche solo momentaneamente, dalla naturalizzazione, le persone che dipendono durevolmente e in maniera considerevole da aiuti pubblici, segnatamente dall’assistenza sociale. Il fatto di riuscire a mantenersi rappresenta un criterio di integrazione. Direi che è un criterio di integrazione importante come quello di non avere gravi precedenti penali, pagare le imposte e non essere eccessivamente indebitati". 

Oltretutto, ha concluso, l’iniziativa è perfettamente compatibile con il diritto superiore e con le direttive federali, "e il criterio dell’indipendenza economica quale condizione per la naturalizzazione è già tradotto in legge in altri Cantoni, come ad esempio Zurigo. Ricordo anche nel novembre del 2013 i cittadini del Canton Berna hanno approvato una modifica costituzionale, inserendo il divieto di naturalizzare chi beneficia dell’aiuto sociale. Questa modifica ha ottenuto recentemente la garanzia federale".

Dopo Rückert è intervenuto il relatore di maggioranza, Andrea Giudici. Ha preso quindi la parola il socialista Jacques Ducry, relatore del rapporto di minoranza.

“Vogliamo violare i principi scritti nella nostra Costituzione o vogliamo invece dare maggiore valore e importanza alla dignità umana? L’iniziativa si presta a enormi diseguaglianze che già sono sancite da leggi che favoriscono i ricchi, come quella sulla tassazione forfettaria. Dobbiamo essere solidali con i più deboli, e lo Stato deve favorire l’integrazione delle persone più deboli”.

Dopo molti interventi – personali e a nome dei gruppi politici - per il consiglio di Stato è intervenuto il presidente del Governo, Norman Gobbi, portando il sostegno al rapporto di maggioranza. Ma alla fine, dopo il voto nominale, la maggior parte dei deputati ha deciso di non introdurre il criterio dell’autosostentamento come elemento per ottenere la cittadinanza.

 

 

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